Secondo incontro ieri sera a Osnago per discutere delle ricadute sul territorio del decreto Salvini

Al tavolo dei relatori Filippo Galbiati (presidente del distretto dei sindaci), Paolo Pobbiati (Amnesty International) e Rosy Battaglia (giornalista)

OSNAGO – C’era un modello, che qualcuno aveva perfino chiamato modello Lecco. Era basato sull’assistenza diffusa e si prefiggeva l’obiettivo di passare dal gestire l’emergenza a governare un processo complesso e articolato. Quel modello che Filippo Galbiati, sindaco di Casatenovo nonché presidente del distretto dei sindaci, ha chiamato edificio, ha cominciato a vacillare a giugno, quando il ministero degli Interni ha risposto  che non c’erano risorse per convertire 174 posti di un Cas in Sprar. Ed è naufragato definitivamente in autunno, quando è entrato in vigore il decreto sicurezza Salvini. “Peccato che dentro quell’edificio vi fossero delle persone”.

Ed è di queste persone che si è parlato a lungo ieri, lunedì, durante il secondo appuntamento dell’iniziativa “Migranti, sicurezza, un tema che ci riguarda”. Organizzata da Progetto Osnago, circolo Arci La Lo Co, il Pellicano e Amnesty international, la serata ha richiamato al centro civico Pertini numerose persone. Al tavolo dei relatori Rosy Battaglia, giornalista, Paolo Pobbiati di Amnesty International e Filippo Galbiati. “Immagino che tutti i qui presenti abbiano già una certa idea – ha puntualizzato il primo cittadino di Casatenovo -. Nella gestione di questa vicenda è invece mancata una corretta narrazione. Non possiamo nascondere il fatto che il decreto sicurezza sia sostenuto da un ampio consenso dei cittadini. La percezione della gente va in quella direzione”.

Paolo Galbiati

Per Galbiati bisogna lavorare, e tanto, per scalfire la superficialità che si trincea  dietro slogan e propaganda. “Non si esce da questo nodo se non si inizia a parlare di questo tema. Bisogna presentare i dati e la situazione oggettiva. E bisogna ricordarsi che l’integrazione è prima di tutto relazione. Non è un caso se i tedeschi investono nell’accoglienza dei migranti dieci volte tanto rispetto a noi. Perché l’obiettivo è portare ciascun migrante a un livello di autonomia che lo renda poi una risorsa. Se noi blocchiamo il percorso di autonomia, trasformiamo il migrante in un clandestino”.

Attenzione alle fragilità

Parole chiare, supportate anche da qualche esempio concreto. Come quello di Mohamed, migrante introdotto, quasi per gioco, come volontario in una fiera a Casatenovo e diventato nel giro di poco l’amico di molti casatesi o Kabobo, il picconatore “folle” di 4 anni fa, con cui Galbiati si è imbattuto per lavoro in qualità di medico all’ospedale Niguarda di Milano. “Era un uomo affamato e affetto da gravi problemi di delirio psicotico”. Un aspetto, quello delle fragilità psicologiche, sottolineato con forza dal sindaco medico. “Dopo il decreto Salvini abbiamo, nel nostro distretto, 900 persone che non possono più essere accolte con la modalità dell’accoglienza diffusa. Di queste 30 – 40 sono considerate vulnerabili, perché sono persone a cui è stata diagnosticata una fragilità psichiatrica o organica. Sono persone non autosufficienti, potenzialmente pericolose anche per gli altri. Spesso sono persone che hanno vissuto traumi da far accapponare la pelle. Come si fa a metterli in strada?”

Un destino che accomuna anche mamme con bambini piccoli: “Un sindaco però non può lasciare per strada un minore. Con il decreto sicurezza, tutto l’impegno ricade sul Comune senza alcuna presa in carico da parte del Ministero”.

Dopo il secreto Salvini tutto ricade ora sui Comuni

Il Comune di Malgrate, giusto per fare un esempio, si è trovato a gestire una situazione del genere alcuni mesi fa: “Come sindaci del distretto abbiamo lavorato in sinergia trovando una soluzione alternativa al soggiorno in qualche struttura che sarebbe costata 150 euro al giorno, non 35”. Il sindaco di Abbadia ha messo infatti a disposizione un appartamento, permettendo di contenere i costi che “altrimenti andrebbero a discapito di altri residenti bisognosi, sia italiani che stranieri”. Ora ci sono venti minori da sistemare.

“Il decreto sicurezza porta più insicurezza”

“Come distretto abbiamo quanto meno provato a governare questo fenomeno. E abbiamo anche capito che nel mondo della cooperazione e del terzo settore c’era e c’è di tutto. C’era chi voleva lavorare e chi invece puntava ai grandi numeri e all’emergenza. Purtroppo oggi il percorso intrapreso, che andava nella direzione di trovare soluzioni, è stato interrotto. Ed il paradosso è che verrà creata più insicurezza”. Un particolare, quest’ultimo, già emerso nel corso del primo incontro di martedì scorso, quando Pedro Di Iorio, responsabile della Caritas, aveva spiegato, tra le altre cose, l’antieconomicità per lo Stato dei provvedimenti di espulsione dall’Italia.

La distorsione della percezione

Il giornalista Duccio Facchini aveva invece illustrato dati e tabelle per sottolineare la distorsione tra reale e percepito sul tema dell’immigrazione. Un tema sviscerato anche da Rosy Battaglia, giornalista di Valori.it, che ha parlato senza messe misure di “non invasione dell’Italia”. Con l’ausilio di slides e tabelle, la coautrice del dossier “Migranti, gli sciacalli della finanza brindano a Salvini”, ha parlato delle troppe fake news relative all’immigrazione.

ECCO IL DOSSIER PRESENTATO DALLA GIORNALISTA ROSY BATTAGLIA

E ha precisato che la scelta di abolire gli Sprar in favore dei mega centri di accoglienza non sarebbe neppure sostenuta da ragioni economiche, visto che nei centri di accoglienza straordinaria la permanenza del richiedente asilo sarebbe mediamente più lunga.

Saldo migratorio: comparazione tra Italia (blu) e Germania (rosso)

Ha invece posto l’accento sulle collaborazioni imbarazzanti del Governo (non solo quello attuale) con i governi di partenza dei migranti Paolo Pobbiati di Amnesty international.

Paolo Pobbiati

“Noi siamo così civili ed evoluti da pagare altri per tenere a freno, in situazioni che violano continuamente i diritti umani, il fenomeno migratorio. Finanziamo sistemi dittatoriali e così facendo creiamo un circolo vizioso che continua ad alimentare l’emigrazione”. Chi lascia il suo paese d’origine lo fa spesso per motivi economici e mancanza di libertà. “E’ ovvio che continuando su questa strada non si va da nessuna parte. L’Europa deve iniziare a pensare in maniera strategica al fenomeno dell’immigrazione”.