“Un marziano a Roma”, Marino a Lecco presenta il suo libro

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LECCO – L’ex sindaco di Roma,  Ignazio Marino ha presentato a Lecco,  al Palazzo della Confcommercio su iniziativa della Feltrinelli,  il libro-verità su quello che sono stati i suoi ventotto mesi da primo cittadino della capital. Il titolo del volume – “Un marziano a Roma” – la dice lunga su quello che si potrà leggere all’interno.

Marino, chirurgo di fama internazionale e già senatore della Repubblica Italiana, ha parlato per quasi due ore di quello che è successo durante il suo mandato di sindaco, tra aneddoti e storie al limite dell’incredibile.

“La prima sorpresa negativa che ho avuto è stata quando ho capito il reale stato economico della città – ha dichiarato ai presenti – Roma nel 2008 aveva circa 22 miliardi di debiti, tanto che nel 2010 venne fatta una legge per versare ogni anno mezzo miliardo di euro delle nostre tasse per ripianare i debiti della capitale. Quando ero sindaco si cominciava a parlare della possibilità di organizzare le olimpiadi, anche se il Comune non ha ancora pagato alcuni terreni su cui vennero costruiti gli edifici utilizzati dai Giochi Olimpici del 1960.”
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Tra un racconto sul business dello smaltimento rifiuti – “venne da me un avvocato ottantenne e mi disse “ho già fatto questo discorso ai sindaci prima di lei… ha già tanti problemi, lasci che di quello dei rifiuti mi occupi io” – e la lotta contro i privilegi ormai radicati nel tempo, Ignazio Marino ha l’occasione anche di parlare di situazioni al limite del grottesco.

“Nel libro dedico un intero capitolo alla storia della Panda rossa, che ai tempi occupava le prime pagine di tutti i giornali. Io sono stato il primo sindaco a rinunciare alla scorta e all’auto di servizio, quando mi muovevo lo facevo in bicicletta o con la famosa Panda rossa, che aveva sopra la scritta sindaco. Per il primo anno non ebbi problemi, ma nel secondo non mi accorsi che non mi avevano rinnovato il permesso per la ZTL. Onestamente non controllai, ma davo per scontato che, essendo il sindaco, avevo questo diritto. Il caso che riempì le pagine dei giornali furono otto violazioni della ZTL, quando nello stesso momento si faceva finta di non vedere tutto quello che accadeva nell’inchiesta Mafia Capitale. Purtroppo sono stato un sindaco che dava fastidio e per questo oggetto di un killeraggio mediatico senza precedenti.”

Intervistato dalla giornalista Katia Sala, moderatrice dell’incontro,  Marino racconta delle cose positive che è riuscito a fare nei suoi due anni e mezzo da sindaco. “Sono orgoglioso di molte cose, prima di tutte la gestione dei Fori Imperiali. Prima quando si guardava nella loro direzione si vedevano i reperti al buio e le luci delle macchine che passavano. Abbiamo cambiato la viabilità, affidato il progetto di illuminazione a Vittorio Storaro, vincitore di tre premi Oscar, e poi coinvolto Piero Angela nella realizzazione di uno spettacolo da farsi presso il Foro Augusto. Costò 800.000 euro e mi dissero che non saremmo mai rientrati dalla spesa, ma dopo meno di quattro mesi avevamo già raccolto 1.200.000 euro di soli biglietti venduti.”

In chiusura, l’ex sindaco di Roma si sofferma su tutto quello che resterà del suo lavoro. “Molte delle cose che ho cambiato penso saranno irreversibili, come l’illuminazione dei Fori Imperiali, l’obbligo di timbrare il cartellino per gli autisti della metro e la pubblicazione on line dell’elenco delle case di pregio affittate a prezzi ridicoli. Altre cose invece non le vedo, e mi domando perché. Ai tempi investimmo 47 milioni di euro per cambiare completamente l’illuminazione di Roma. 192.000 lampadine a led che avrebbero portato a un risparmio energetico complessivo del 55% della spesa. I lavori però non sono ancora iniziati…”

Ignazio Marino libro

Alla fine della conferenza emerge la figura di un Ignazio Marino isolato dal suo stesso partito – “nel 2016 non ho ancora rinnovato la tessera, sto riflettendo” ha detto sornione – che forse ha preteso di cambiare tutto, troppo in fretta. Ma, per sua stessa ammissione, “io se vedo qualcosa che non va, non riesco a fare finta di nulla, devo cercare di cambiare le cose.”
Una dote che, evidentemente, non tutti hanno apprezzato nella capitale.