Canottieri Lecco: 120 anni di Sport, Passione, Racconti @3

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Mi ricordo il C3

PieroPizzi (2)Quando ammiro il lago dal terrazzo della Canottieri, uno dei suoi punti in assoluto più suggestivi, per me non ce ne sono di più belli al mondo, mi tornano improvvisamente alla memoria tanti ricordi che mi legano a questo posto.

Sono passati sessantasette anni, (caspita, così tanti!), dalla leggendaria impresa di Pietro Vassena.

Era da poco finita la guerra, la miseria e le distruzioni erano tante, tuttavia lui s’indebitò per realizzare un suo, da molti benpensanti considerato utopistico, progetto di un sommergibile tascabile.

Un particolare curioso, il suo laboratorio era in un cortile della centralissima via Cavour, oggi trasformato in un centro commerciale.

Perché lo chiamò C3? In ricordo della cella n. 3 dove fu detenuto subito dopo la liberazione per collaborazionismo con i tedeschi, avendo venduto loro gasogeni funzionanti a legna e carbonella, di sua invenzione, che sostituivano, su tutti gli automezzi, il carburante. Erano stati montati, fra l’altro, anche su alcune corriere della Sal.

Solo questa particolare realizzazione, assommata a quelle relative alle moto, avrebbero fatto di Vassena, se fosse nato in America, un ricchissimo boss di una multinazionale; a Lecco, invece, rimase sempre per chi contava un “geniaccio stravagante”, soprattutto incompreso.

 

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Oggi mi rivedo, assiepato con tanta altra gente, sul pontile della darsena della Canottieri, per festeggiarlo mentre rientrava dopo un’immersione di cento metri nel centro del lago. Avevo da poco letto “Ventimila leghe sotto i mari” di Verne e, quando Vassena comparve sulla piccola torretta, mi parve di scorgere il capitano Nemo in persona. Fu portato in trionfo fino al suo laboratorio e sorrido pensando alla personalità di questo singolare personaggio, festeggiava il successo circondato da alcune belle donne ed io, allora giovanissimo sognatore, lo invidiavo proprio per questo!

Ad Argegno portò il C3 alla profondità di oltre 400 metri, quando i sommergibili raggiungevano allora al massimo i 170 metri. Un’impresa straordinaria! Un coraggio che rasentava l’incoscienza!

Come finì? La storia in Italia è una facciata imbandierata che sembra nascondere sempre oscure trame.

La Marina militare volle sottoporlo a delle prove e nel novembre del 1948 ad Ischia, durante il rientro in porto, per colpa dello sportellone lasciato aperto, con il mare mosso,affondò. Da allora giace fra quei fondali a nascondere un grande sogno ed un prodigio di tecnica. Il famoso esploratore Piccard venne poco tempo dopo a Lecco per consultare i suoi disegni e quindi batté con il suo batiscafo tutti i record d’immersione.

Ma perché quello sportellone era  rimasto aperto con il mare mosso?

Piero Pizzi
Socio (di nuovo) dal 1990

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