Forse non tutti sanno che… non tutti sono davvero psicologi dello sport

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Oggi parleremo di un tema che avrei voluto introdurre subito, già nel primo articolo, ma che, dopo una piccola riflessione, ho deciso di tenere in sospeso finchè non avessi scritto abbastanza sul Mental Training e dintorni, proprio per fare in modo che questo articolo “arrivasse” per davvero ai lettori affezionati.

Per la maggior parte degli sportivi e degli addetti ai lavori c’è un po’ di confusione, non solo su cosa faccia lo psicologo dello sport, ma molto spesso su chi sia.

In molti pensano che lo psicologo dello sport sia il “motivatore”: colui che si presenta con la ricetta per far diventare la squadra, o l’atleta, dei supercampioni grazie al potere della motivazione… Beh, non è così… Non è quello il lavoro dello psicologo dello sport: di certo egli può fare anche un’attività del genere, ma difficilmente può fare una promessa così ambiziosa. Anche perchè non tutto è psicologia dello sport: non dimentichiamoci che esiste anche il “Talento” ed anche la psicologia più forte non necessariamente può portare alla vittoria: ci sono aree su cui nessuno può intervenire!

Esistono molti “motivatori” sulla piazza (alcuni che conosco sono anche molto bravi, figure carismatiche che sanno conquistarti) ma è bene sapere che non necessariamente sono degli psicologi: spesso hanno il titolo di “coach”, in altri casi sono altre figure professionali (manager, formatori, ex atleti, fisioterapisti, etc.) che decidono di intraprendere questa carriera. Possono far parte di associazioni di categoria, ma al momento non esiste un ordine professionale che li coinvolga, come invece avviene per gli psicologi. Citando Wikipedia: “Nell’ordinamento italiano l’ordine professionale è l’istituzione di autogoverno di una professione riconosciuta dalla legge, avente il fine di garantire la qualità delle attività svolte dai professionisti; ad essa lo Stato affida il compito di tenere aggiornato l’albo e il codice deontologico, tutelando la professionalità della categoria. Gli ordini sono enti pubblici posti sotto la vigilanza del Ministero della Giustizia”. Trattandosi della “mente” il codice deontologico è a garanzia di un intervento etico e tutelato, ma come già accennavo, conosco coach che sanno il fatto loro (e sono molto più formati di tanti psicologi in circolazione, bisogna dirlo!) e non è un caso che loro stessi, per primi, siano molto accorti e precisi nel comunicare ai loro clienti che non sono degli psicologi dello sport. Come sempre, l’importante è sapere cosa si fa e con chi!

Banalmente lo Psicologo dello Sport è… soprattutto Psicologo (in taluni casi anche Psicoterapeuta, perciò uno psicologo che, una volta laureato, frequenta una scuola di specializzazione in psicoterapia attraverso un percorso di solito quadriennale).

Si può dire che a grandi linee la dotazione minima per definirsi psicologo dello sport dovrebbe prevedere:

1) Laurea in Psicologia (5 anni di università).

2) Master in Psicologia dello Sport (indispensabile per sviluppare le specifiche competenze nel settore psicosportivo).

3) Iscrizione all’ordine degli Psicologi tramite Albo con Sottoscrizione al Codice Deontologico di categoria (necessaria per esercitare e per garantire il riconoscimento legale dello Stato).

Ora che abbiamo fatto un po’ di ordine, avete gli strumenti per comprendere che tipo di figura professionale è più adatta alle vostre esigenze.

Dott. Mauro Lucchetta

 

 

 

 

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