“Insieme per una diversa Lecco-Bergamo” diffida Simico, Ministero delle Infrastrutture e Regione per aver scelto la soluzione 1 della Variante San Gerolamo
“Una scelta che ignora le conclusioni tecniche di Anas e rischia di avere pesanti conseguenze per Calolzio”
CALOLZIO – Una diffida formale inviata a Simico, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti guidato da Matteo Salvini e a Regione Lombardia per chiedere l’annullamento del decreto commissariale del 10 novembre 2023 che ha individuato come tracciato prevalente la cosiddetta soluzione 1 della variante di San Gerolamo, collegamento tra Lecco e Calolziocorte. È l’ultima iniziativa del Comitato “Insieme per una diversa Lecco-Bergamo”, illustrata nel corso di un incontro pubblico durante il quale sono stati ripercorsi i principali passaggi amministrativi e tecnici dell’opera.
Ad aprire la seduta il consigliere del Comitato Adelio Longhi, che ha ricordato il lavoro svolto negli ultimi anni e il sostegno ricevuto dai cittadini: “Nel giugno dello scorso anno abbiamo raccolto circa 2.660 firme in poche settimane. Un dato che dimostra come l’opinione diffusa non sia contraria alla realizzazione della strada, ma a questo specifico tracciato. La strada si deve fare, ma non così. Questa non è una Lecco-Bergamo, è una Lecco-Calolziocorte”.
Longhi ha sottolineato come il progetto attuale comporterebbe “anni di disagi”, con demolizioni di edifici, problemi di subsidenza, aumento del traffico e pesanti ripercussioni sulla qualità della vita dei residenti. Ha inoltre ricordato gli incontri avuti con i sindaci del territorio e la mancata approvazione, nel Consiglio comunale di Calolziocorte, della mozione che chiedeva di sostenere la petizione promossa dal Comitato.

A entrare nel merito della diffida è stato il presidente del Comitato Paolo Cola, che ha illustrato il contenuto dell’atto formale trasmesso via PEC: “Si tratta di una diffida vera e propria, inviata al commissario straordinario e amministratore delegato di Simico, al Ministero delle Infrastrutture e a Regione Lombardia. Abbiamo lavorato esclusivamente su documenti ufficiali per evitare qualsiasi inesattezza”.
Nel corso dell’incontro sono state analizzate le ultime novità relative all’opera, a partire dalla recente determina con cui è stata affidata la progettazione del nuovo tracciato a un raggruppamento temporaneo di imprese composto da quattro società specializzate. L’incarico, assegnato con la determina n. 71 dell’8 giugno, ha un valore di oltre 5 milioni di euro, dopo l’applicazione di un ribasso del 35% rispetto alla base d’asta. Il raggruppamento dovrà completare il progetto di fattibilità tecnico-economica entro 150 giorni dalla costituzione formale.
Secondo il Comitato, tuttavia, il problema non riguarda soltanto la progettazione ma l’intera impostazione del procedimento. Cola ha ricordato che già nel 2025 erano state illustrate tre possibili alternative progettuali elaborate da Anas: la soluzione 1, sostanzialmente coincidente con il vecchio progetto provinciale; la soluzione 2, basata su scavo meccanizzato con TBM e la soluzione 3, che attraversa il territorio più a monte rispetto all’abitato di Calolziocorte.

Proprio quest’ultima, ha evidenziato il Comitato, era stata indicata da Anas come l’alternativa tecnicamente preferibile dopo due anni di studi e circa 20.000 pagine di documentazione tecnica. “Anas, che ha studiato il progetto per due anni, afferma chiaramente che la soluzione preferibile è la numero 3. Eppure il decreto del commissario ha individuato come prevalente la soluzione 1, ignorando di fatto le conclusioni dell’organismo tecnico che aveva analizzato il progetto”.
La diffida si concentra proprio sulle motivazioni che hanno portato Regione Lombardia, Provincia di Lecco e Comune di Calolziocorte a sostenere la soluzione 1. Secondo il Comitato, le argomentazioni utilizzate sarebbero in contraddizione con le stesse valutazioni tecniche contenute negli elaborati Anas.
In particolare, Regione Lombardia aveva giustificato la propria scelta facendo riferimento a minori espropri, minori interferenze e maggiore certezza dei tempi di realizzazione. Tuttavia, secondo quanto riportato dal Comitato, Anas avrebbe evidenziato esattamente il contrario: elevato rischio di ritardi, numerose interferenze e forte impatto sul tessuto urbanizzato. Analoga la contestazione rivolta alla Provincia di Lecco, che avrebbe motivato il proprio parere favorevole richiamando la certezza dei tempi e dei costi: “Parliamo di un’opera iniziata nel 2001 e che, secondo l’ultimo cronoprogramma pubblicato da Simico, arriverebbe almeno al dicembre 2033. Parlare oggi di certezza dei tempi appare quantomeno singolare”.

Uno dei punti più contestati riguarda l’impatto della soluzione 1 sul territorio di Calolziocorte. Secondo il Comitato il progetto comporterebbe la demolizione di circa dieci edifici e possibili fenomeni di subsidenza su almeno trentuno immobili. “Quando si parla di subsidenza non si parla di un dettaglio tecnico – ha sottolineato Cola -. Significa vedere comparire crepe nei muri, nei soffitti e negli angoli delle abitazioni a causa dell’assestamento del terreno”. Tra le criticità vengono inoltre evidenziate le interferenze con il sedime ferroviario, l’attraversamento obliquo della linea e il rischio di chiusure o limitazioni alla circolazione ferroviaria durante i lavori.
Secondo il Comitato, inoltre, mancano due elementi fondamentali: il coinvolgimento di Ferrovie dello Stato e di Lario Reti Holding nella conferenza dei servizi preliminare, nonostante le evidenti interferenze con la rete ferroviaria e con il sistema idrico del territorio: “Non comprendiamo per quale motivo non siano stati invitati due enti che avrebbero potuto esprimersi su aspetti centrali del progetto”.
Un altro nodo riguarda gli studi sul traffico: “Non esiste uno studio aggiornato. L’unico documento disponibile risale al 2007 e non può essere considerato rappresentativo della situazione attuale. Stiamo parlando di un’infrastruttura che rischia semplicemente di spostare in avanti di qualche chilometro le code che oggi si registrano a Chiuso. Non è possibile progettare un’infrastruttura di questa portata senza uno studio aggiornato del traffico”.

Sul fronte economico, il Comitato ricorda che il costo stimato dell’opera era pari a circa 253 milioni di euro nel progetto Anas del 2022 e che, a fronte dell’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia, la cifra potrebbe crescere ulteriormente. “Parliamo di un’opera lunga circa 2,7 chilometri che già nel 2022 aveva un costo superiore ai 250 milioni di euro. Oggi bisogna capire quale sarà il costo reale aggiornato e soprattutto se esistano le necessarie coperture finanziarie”, ha osservato Cola.Inoltre, secondo quanto emerso durante l’incontro, mancherebbero ancora circa 90 milioni di euro per completare il quadro finanziario. Qualora il progetto dovesse proseguire, l’appalto verrebbe gestito attraverso una procedura europea, considerato il valore economico dell’opera.
Nel corso dell’incontro il Comitato ha invitato a distinguere tra l’affidamento della progettazione e la concreta realizzazione dell’infrastruttura. Paolo Cola ha ricordato come l’incarico da oltre 5 milioni di euro assegnato da Simico riguardi esclusivamente il Progetto di Fattibilità Tecnico Economica (PFTE), vale a dire il documento che definisce il tracciato, le modalità costruttive, i costi e i tempi dell’opera. “Quando sentiamo dire che entro la fine del 2026 sarà pronto il progetto, bisogna chiarire che non stiamo parlando di un progetto esecutivo. Siamo ancora nella fase preliminare che serve a predisporre il successivo bando di gara”, ha spiegato Cola.
Una volta completato il PFTE sarà infatti necessario reperire le coperture finanziarie mancanti, predisporre la gara europea e successivamente sviluppare il progetto esecutivo attraverso l’appalto integrato.
Un altro elemento contestato riguarda le tempistiche. Secondo il cronoprogramma illustrato durante l’incontro, il completamento dell’opera non avverrebbe prima del dicembre 2033, una scadenza che negli anni è già stata più volte rinviata. “I tempi continuano a spostarsi in avanti. Prima si parlava di febbraio 2033, oggi siamo arrivati a dicembre dello stesso anno. È un continuo rincorrere traguardi che sembrano allontanarsi anziché avvicinarsi”, ha commentato Cola. Proprio la lunghezza dell’iter rappresenta, secondo il Comitato, uno dei motivi per cui sarebbe necessario individuare fin da subito misure alternative per alleggerire il traffico esistente.
Il nodo della Variante Lavello
Un altro capitolo affrontato durante la conferenza stampa riguarda la cosiddetta Variante Lavello, spesso indicata come il naturale proseguimento della Lecco-Bergamo oltre Calolziocorte. All’accesso agli atti effettuato dai rappresentanti del Comitato sarebbe infatti emerso che non esistono, allo stato attuale, progetti preliminari, studi aggiornati o accordi di programma relativi a quel lotto: “Si parla spesso della variante Lavello, ma ad oggi non esiste nulla di concreto. Non ci sono progetti, non ci sono accordi di programma e non ci sono coperture finanziarie”.
Il Comitato sottolinea inoltre di non aver trovato alcun riferimento all’inserimento dell’opera in accordi di programma tra Anas, Regione Lombardia e Ministero delle Infrastrutture, passaggio ritenuto indispensabile per avviare qualsiasi percorso realizzativo. “La Variante San Gerolamo fu inserita negli accordi di programma già nel 2001. Per la Variante Lavello, invece, non risulta ancora alcun inserimento ufficiale. Se per progettare la prima sono serviti venticinque anni, è lecito chiedersi quali potrebbero essere i tempi per la seconda”, ha osservato Cola.

Il Comitato chiede dunque non solo l’annullamento del decreto del 10 novembre 2023, ma anche l’avvio di uno studio approfondito su una nuova ipotesi progettuale che attraversi completamente Calolziocorte a monte, superando le criticità dell’attuale tracciato.
I prossimi passi del Comitato
Tra le prossime iniziative annunciate figurano un sollecito formale alle istituzioni, un confronto con il nuovo raggruppamento incaricato della progettazione, la richiesta di incontri con il nuovo sindaco di Lecco Filippo Boscagli e con Simico, l’attivazione di un tavolo tecnico con i Comuni interessati, un nuovo incontro pubblico previsto a settembre e una possibile segnalazione alla Corte dei Conti sulla gestione delle risorse pubbliche destinate all’opera.
Durante l’incontro è intervenuto anche un rappresentante della rete “Occhio al Ponte”, che ha evidenziato analogie tra il caso della Variante San Gerolamo e quello del nuovo ponte di Paderno. Secondo il coordinamento, sia Regione Lombardia sia gli enti attuatori starebbero procedendo con le progettazioni senza una visione complessiva della mobilità del territorio: “Manca una lettura organica dei flussi di traffico. Anche nel caso del nuovo ponte si è avviata la progettazione prima di disporre di un quadro aggiornato della viabilità complessiva”, è stato sottolineato nel corso del dibattito.
Particolari perplessità sono state espresse anche sulle procedure accelerate legate al commissariamento dell’opera. Secondo Cola, la procedura commissariale avrebbe contribuito a comprimere i tempi delle verifiche e della Valutazione di Impatto Ambientale, pur trattandosi di un’infrastruttura che, dopo oltre vent’anni di iter, non presenta più alcuna connessione diretta con le Olimpiadi invernali.
A chiudere l’incontro è stato l’intervento di un rappresentante del Comitato di Chiuso, che ha ribadito la disponibilità a collaborare con il Comitato di Calolziocorte nella richiesta di tavoli tecnici con i Comuni di Lecco, Calolziocorte e Vercurago: “Noi ci siamo stati, ci siamo e ci saremo”, ha affermato, annunciando la disponibilità a sottoscrivere iniziative comuni per affrontare le criticità della viabilità locale.
Lo stesso intervento si è concluso con una previsione netta sul futuro dell’infrastruttura: “Dopo ventisei anni di rinvii, studi, modifiche progettuali e continui slittamenti dei tempi, continuo a essere convinto che quest’opera non verrà mai realizzata. Ogni passaggio genera nuovi ricorsi, nuove verifiche e nuovi ostacoli. Per questo riteniamo che il percorso sia ancora molto lontano da una conclusione concreta”.
L’obiettivo dichiarato resta quello di mantenere alta l’attenzione su un progetto che, secondo il Comitato, rischia di avere conseguenze pesanti per il territorio. “Non siamo contrari alle infrastrutture. Chiediamo semplicemente che si scelga la soluzione migliore per i cittadini e per il territorio, sulla base dei dati tecnici e non di valutazioni che riteniamo illogiche rispetto agli stessi studi ufficiali”.
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