Aggressione in PS, il primario: “Un episodio preoccupante, serve più sicurezza”

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Pronto soccorso Ospedale di Lecco
foto archivio

Le parole del direttore del PS Luciano D’Angelo dopo i fatti di sabato: “Serve una vera alleanza tra la cittadinanza e il personale che opera nei Pronto Soccorso”

E il richiamo alla sicurezza: “Anche le istituzioni preposte devono lavorare per garantire la protezione del personale”

LECCO – “Un evento spiacevole, peraltro con un impatto negativo sullo staff che lavora nell’ambito dell’emergenza-urgenza”. A parlare, dopo l’aggressione avvenuta sabato pomeriggio al Pronto soccorso dell’ospedale Manzoni di Lecco, è il primario Luciano D’Angelo che interviene sull’episodio che ha visto un giovane, in stato di agitazione psicomotoria, scagliarsi contro il personale sanitario.

Un episodio particolarmente violento, che ha coinvolto cinque operatori (tre infermieri, un Oss e un tecnico di radiologia), tra calci, pugni e sputi, e che ha richiesto l’intervento della Polizia con inevitabili ripercussioni sull’attività del triage.

Per il Pronto soccorso lecchese si tratta di un episodio che desta particolare preoccupazione, a memoria uno dei primi così violenti avvenuti nella struttura, anche se, come riferito, negli ultimi anni, gli operatori si trovano sempre più spesso a gestire episodi di aggressività verbale, con insulti, minacce e atteggiamenti intimidatori che contribuiscono a rendere ancora più difficile il lavoro quotidiano di chi lavora in emergenza-urgenza.

Il tema non riguarda del resto soltanto Lecco. Le aggressioni ai sanitari sono un fenomeno ormai nazionale e i Pronto soccorso rappresentano uno degli ambienti maggiormente esposti. La stessa SIMEU, Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza, da anni richiama l’attenzione sulla necessità di contrastare l’escalation della violenza nei confronti di medici e infermieri e sulla necessità di ricostruire un rapporto di collaborazione con cittadini e pazienti.

luciano d'angelo
Il dottor Luciano D’Angelo, direttore del Pronto Soccorso di Lecco

È proprio da qui che parte la riflessione del primario lecchese. “Di fondo, e ci si sta provando – vedi campagna SIMEU sui social media – serve una reale alleanza tra la cittadinanza e i professionisti che operano nei Pronto soccorso”, spiega D’Angelo. Un’alleanza che passa anche dalla consapevolezza di come funziona un Pronto soccorso: una struttura aperta 24 ore su 24, chiamata a gestire contemporaneamente situazioni estremamente diverse per gravità e urgenza, dove la priorità viene stabilita sulla base delle condizioni cliniche e non dell’ordine di arrivo.

La SIMEU porta da tempo avanti attività di informazione e sensibilizzazione rivolte anche ai cittadini, con l’obiettivo di spiegare il funzionamento dell’emergenza-urgenza e favorire un rapporto più consapevole tra chi si rivolge al Pronto soccorso e chi vi lavora. La società scientifica ha più volte evidenziato come il Pronto soccorso debba essere considerato un bene comune, da tutelare attraverso la collaborazione tra istituzioni, pazienti e operatori.

“È purtroppo evidente che alcuni messaggi devono trovare un terreno sociale in grado di recepire quello che si propone”, prosegue D’Angelo. Il riferimento è alla necessità di prevenire quelle situazioni nelle quali la tensione legata all’attesa, alla preoccupazione per un familiare o alla percezione di non ricevere risposte in tempi rapidi può trasformarsi in aggressività e, nei casi più gravi, in vera e propria violenza.

Ma la responsabilità della sicurezza, sottolinea il primario, non può ricadere soltanto sui comportamenti individuali. “Dato l’elevato rischio che esiste nei Pronto soccorso, occorre garantire la protezione da parte delle istituzioni preposte e migliorare la copertura degli staff, adeguando infine le strutture secondo criteri di sicurezza”.

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