Spazio Oto Lab di Rancio gremito questa sera per l’incontro con Antonio Rossi e la presentazione del libro autobiografico “Lo slalom più lungo”
Da Calgary 1988 fino al ritiro del 1998, Alberto Tomba ha ripercorso le tappe principali della sua carriera sportiva e umana davanti al pubblico lecchese
LECCO – Una sala gremita, applausi e aneddoti di carriera per una serata che ha riportato a Lecco uno dei simboli dello sport italiano. Grande partecipazione questa sera, giovedì, allo Spazio Oto Lab di Rancio, dove Alberto Tomba ha dialogato con Antonio Rossi in un incontro dedicato allo sport, ai ricordi e al racconto di una carriera che ha segnato un’epoca dello sci alpino. Complice del suo arrivo anche un’altra amicizia, più recente, quella con Massimo Petrella che dal palco ha salutato.
L’ex campione bolognese, soprannominato “Tomba la Bomba” per il suo stile aggressivo e il carattere estroverso, ha ripercorso alcune delle tappe più significative della sua esperienza agonistica, soffermandosi anche sugli aspetti più personali vissuti all’interno della squadra Azzurra. “Ricordo che quando arrivai mi presero e dopo avermi riempito la testa di schiuma da barba mi tagliarono i capelli da zero, una sorta di rito di iniziazione come avveniva a militare. Poi quando ho iniziato a vincere un po’ è cambiato il rapporto”, ha raccontato Tomba parlando del suo esordio con la Nazionale Italiana di sci. “Con molti ci sentiamo ancora oggi. Poi quando sono diventato capitano si è creato un feeling giusto anche con Gustav Thöni (poi divenuto anche suo allenatore, ndr) che era uno di poche parole, bastava guardarsi e ci si capiva”.
Nel corso della conversazione, Rossi ha affrontato anche uno dei luoghi comuni che per anni hanno accompagnato il campione emiliano, quello legato agli allenamenti. “Falso mito che non ti allenavi”, ha osservato l’olimpionico lecchese. Tomba ha replicato spiegando il proprio approccio: “Mi allenavo lo stesso tempo degli altri. Se uno arrivava alle 7 e finiva alle 10 e io arrivavo alle 9 e finivo a mezzogiorno era la stessa cosa. Poi io ero uno che faceva 10 prove fatte bene, non 20 fatte così giusto perché ne andavano fatte 20”.
Tra i passaggi più significativi della serata anche il ricordo di Crans-Montana, località simbolica della sua carriera. E infatti alla domanda di Antonio Rossi: “Qual è stata la gara che ti ha fatto capire che avresti fatto carriera nello sci?”. Tomba non ha esitato nel rispondere “Crans Montana, dove ho cominciato e ho smesso. Lì ho vinto il Bronzo nel Gigante nel 1987, unico bronzo dell’Italia ai Mondiali, davanti a me c’erano Pirmin Zurbriggen e Marc Girardelli. E sempre li ho finito la mia carriera il 15 marzo del 1998 con una vittoria nello Slalom: la 50esima di coppa del Mondo”, rievocando uno dei luoghi più rappresentativi del suo percorso sportivo.

L’incontro, organizzato in collaborazione con la Libreria Cattaneo, è stato anche l’occasione per presentare il libro autobiografico “Lo slalom più lungo”, seguito dal firmacopie che ha richiamato decine di appassionati. Nel volume Tomba ripercorre le vittorie, le pressioni e le emozioni vissute tra le Olimpiadi di Calgary del 1988 e il finale di carriera del 1998, raccontando non solo i successi sportivi ma anche il lato umano dell’esperienza agonistica.
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