ATS Brianza ha diffuso i risultati dei campionamenti sulle acque di balneazione del territorio lecchese
Balneabili le principali spiagge del lago di Como e del lago di Annone, mentre restano alcune limitazioni per criticità ambientali e di sicurezza
LECCO – Con l’avvio della stagione estiva arrivano anche i nuovi dati sulla balneabilità delle acque del territorio lecchese. Secondo quanto comunicato da ATS Brianza, la quasi totalità delle spiagge monitorate della provincia di Lecco risulta balneabile, con poche eccezioni legate a criticità ambientali o di sicurezza.
Tra le aree dichiarate non balneabili per la stagione 2026 figurano “La Punta” di Pescate e l’area “Inganna – LC 53” di Colico, mentre sul lago di Pusiano resta non balneabile “Punta del Corno” a Rogeno.
A Lecco, inoltre, la balneazione è temporaneamente vietata nell’area della Malpensata per “mancata accessibilità in sicurezza della spiaggia/linea di costa antistante lo specchio d’acqua”.
Tutte le altre principali spiagge del Lecchese risultano invece idonee alla balneazione in base agli esiti dei campionamenti effettuati da ATS Brianza. Balneabili le aree del Campeggio e del Lido Lariano ad Abbadia Lariana, il Lido di Colico e il Laghetto di Piona, le spiagge di Bellano, Dervio e Dorio, oltre alle località Pradello, Canottieri e Rivabella a Lecco. Via libera anche alla Riva Bianca di Lierna, alla spiaggetta di Malgrate e ai diversi punti monitorati di Mandello del Lario, Oliveto Lario e Perledo. Risultano balneabili anche le aree di Annone di Brianza, Bosisio Parini e Oggiono.
ATS Brianza invita comunque alla prudenza in presenza di acque torbide, schiume, mucillagini o colorazioni anomale, situazioni che potrebbero essere legate alla presenza di cianobatteri. In questi casi è sconsigliato immergersi. L’agenzia ricorda inoltre alcune buone pratiche, come evitare di ingerire acqua durante il bagno, fare la doccia dopo l’immersione e sostituire il costume una volta usciti dall’acqua.
ATS segnala infine che eventuali dermatiti registrate negli anni precedenti potrebbero essere riconducibili alla presenza occasionale di cercarie nelle acque interessate, pur senza rappresentare un grave pericolo per la salute.
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