Commemorazione repubblichini, l’Anpi scende in piazza: “Testimoniamo la nostra scelta antifascista”

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Il corteo guidato dal presidente Enrico Avagnina ha toccato alcuni luoghi cruciali della lotta di liberazione

“Quegli ufficiali delle Brigate Nere non erano innocenti: rastrellavano, torturavano e uccidevano ebrei, civili disarmati, famigliari dei partigiani e chiunque fosse contrario al regime fascista”

LECCO – “Avremmo voluto essere allo stadio di Lecco, ma abbiamo preso una decisione diversa quando Prefettura e Questura ci hanno detto di non avere giustificazioni legali per vietare una manifestazione nostalgica che, formalmente, viene chiesta come commemorazione dei defunti”.

Queste le parole del presidente provinciale dell’Anpi Enrico Avagnina al termine della manifestazione organizzata per riportare i fatti storici e dare un giudizio politico rispetto ai fatti del 28 aprile 1945 che, durante la guerra di liberazione, videro la fucilazione di 16 ufficiali delle Brigate Nere. L’Anpi ha anche voluto far sentire la sua voce di disapprovazione verso la commemorazione che ogni anno si svolge davanti alla lapide di via Pascoli e che quest’anno, per evitare tensioni, è stata anticipata al 27 aprile.

Enrico Avagnina

“Non possiamo né vogliamo impedire il ricordo di persone che sono morte – ha continuato Avagnina -. Non abbiamo mai pensato che nella storia a fare la differenza sia la morte, la differenza sta nella vita, nelle scelte che uno ha fatto, nella azioni che ha compiuto e nelle responsabilità che ne conseguono. I militi delle Brigate Nere non erano patrioti ma piuttosto mercenari al servizio di un esercito di occupazione e alleati di un Paese, la Germania nazista, contro cui il legittimo Governo italiano aveva dichiarato guerra. Per questo quei militi, sul piano storico, etico e politico, non possono e non potranno mai essere equiparati ai Partigiani che combattevano per un’Italia libera e democratica. Gli ufficiali delle Brigate Nere che 81 anni fa furono fucilati allo stadio non erano innocenti: tutti loro condividevano attivamente l’ideologia di morte del fascismo. Non combattevano soltanto contro i Partigiani, anch’essi armati, ma rastrellavano, torturavano e uccidevano ebrei, civili disarmati, famigliari dei partigiani e chiunque fosse contrario al regime fascista”.

La manifestazione dell’Anpi a cui hanno aderito una cinquantina di persone è cominciata nel Parco 7 Marzo di via Matteotti dove sono stati letti i nomi dei lecchesi deportati a seguito degli scioperi e i nomi dei lecchesi caduti nel campo di Fossoli. Il corteo, poi, si è diretto in via Mascari davanti a quella che fu la sede del Comitato di Liberazione Nazionale per poi concludersi in largo Monte Nero davanti al Monumento ai Caduti nella Lotta di Liberazione.

“Oggi scegliamo di essere qui per testimoniare con la presenza in piazza la nostra scelta antifascista e la nostra fedeltà al dettato costituzionale – ha concluso Avagnina -. L’Anpi andrà avanti su questa strada segnalando una contraddizione evidente nelle scelte dei nostri avversari. Coloro che oggi chiedono di onorare i fascisti fucilati, sono gli stessi che non condannano il genocidio in corso contro il popolo palestinese, sono gli stessi che vogliono reintrodurre la pena di morte, sono gli stessi che riaprono, nascondendoli all’estero, campi di prigionia per gli immigrati e sono gli stessi che introducono nel codice penale nuovi reati per impedire l’espressione del dissenso. Costoro devono sapere che l’Anpi non lascerà il campo libero e con mezzi democratici e non violenti continuerà a difendere la libertà e la democrazia conquistate dai partigiani”.

Durante la manifestazione il presidente Enrico Avagnina ha ricordato l’iniziativa di Anpi che ha apposto in via Pascoli una targa storica per ricostruire i fatti del 28 aprile 1945: “Perché la verità storica è base necessaria per ogni giudizio. Giudizio che tiene contemporaneamente presenti sia le condizioni estreme di quei giorni, sia il nuovo contesto istituzionale in cui oggi viviamo. La nostra Costituzione, frutto della Resistenza, ha abolito la pena di morte e introdotto principi di civiltà giuridica che l’Anpi orgogliosamente difende”.