Immigrazione e lavoro. La Cisl Monza Brianza Lecco contro la “remigrazione”: “La realtà smentisce slogan e propaganda”

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Mirco Scaccabarozzi

Il segretario generale Mirco Scaccabarozzi richiama i dati demografici e occupazionali del territorio

Secondo il sindacato, in una provincia sempre più anziana e con una forza lavoro in calo, la componente straniera rappresenta una risorsa ancora sottoutilizzata

LECCO – Il dibattito sull’immigrazione e sulle ipotesi di “remigrazione” avanzate da alcuni ambienti sovranisti europei trova la netta presa di posizione della Cisl Monza Brianza Lecco. Il segretario generale Mirco Scaccabarozzi richiama i dati demografici e occupazionali del territorio lecchese, sostenendo come la risposta alle difficoltà del mercato del lavoro non possa essere affidata a slogan o contrapposizioni ideologiche.

Il riferimento è anche ad alcune dichiarazioni pronunciate nel corso della manifestazione “Senza paura – In Europa padroni a casa nostra“, svoltasi il 18 aprile, alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il segretario della Lega Matteo Salvini e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. In particolare, la Cisl esprime preoccupazione per il concetto di “remigrazione”, che, secondo il sindacato, non si limiterebbe al contenimento dei nuovi flussi migratori, ma arriverebbe a mettere in discussione la presenza di persone ormai inserite stabilmente nel tessuto sociale del Paese.

A sostegno della propria posizione, la Cisl richiama alcuni dati relativi alla provincia di Lecco. A febbraio 2026 i residenti erano 334.269 e negli ultimi venticinque anni l’indice di vecchiaia è passato da 123,8 a 217,1, con oltre 217 anziani ogni 100 giovani. Nello stesso periodo è aumentato anche l’indice di ricambio della popolazione attiva, segnale di una forza lavoro sempre più anziana.

Secondo i dati Istat, inoltre, la forza lavoro lecchese è scesa sotto le 143 mila unità, con una diminuzione di quasi 5.900 addetti rispetto al 2024 e un aumento degli inattivi, arrivati a quota 68 mila. Il tasso di attività si è attestato al 67,2%, il valore più basso degli ultimi vent’anni.

Il sindacato richiama anche il 16° Rapporto dell’Osservatorio Provinciale del Mercato del Lavoro, secondo cui la manodopera straniera riveste un ruolo strategico per il sistema produttivo lecchese, pur risultando ancora sottoutilizzata rispetto alla media regionale. Tra le cause vengono indicati ostacoli di natura linguistica, amministrativa e culturale che ne limitano una piena integrazione nel mercato del lavoro.

Per la Cisl, in un contesto caratterizzato da una natalità persistentemente bassa e da un progressivo invecchiamento della popolazione, il contributo migratorio, pur positivo, non è sufficiente da solo a riequilibrare la struttura demografica, ma rappresenta comunque una risorsa importante soprattutto nelle fasce di età lavorative.

Viene inoltre richiamato quello che il Rapporto sul mercato del lavoro definisce un “paradosso”: il problema non riguarda soltanto la carenza di lavoratori, ma anche la difficoltà nel valorizzare pienamente tutte le risorse disponibili. In particolare, viene evidenziato il potenziale rappresentato dagli inattivi, dalle donne con carichi di cura e dai lavoratori stranieri non ancora pienamente integrati.

“Questa è la realtà da cui dobbiamo partire – conclude Scaccabarozzi –. A questo orizzonte di problemi e in particolare alle dinamiche migratorie e alla presenza straniera la politica deve offrire risposte efficaci. Anche proclami ideologici, slogan e propaganda inducono guasti, favorendo se non addirittura generando un clima discriminatorio e di aperta ostilità verso chi è “macchiato” dalla sola “colpa” di una provenienza indesiderata”.

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