51 strutture sciistiche dismesse e 63 sostenute da soli incentivi pubblici. Ecco quelle nel Lecchese
Il report di Legambiente. In Italia sono 273 gli impianti sciistici abbandonati censiti dal report
LECCO – La Lombardia, con le sue aree alpine e prealpine frequentate dai lecchesi, è tra le regioni italiane con il maggior numero di impianti sciistici dismessi. È quanto emerge dal dossier “Nevediversa 2026” di Legambiente, presentato ieri, mercoledì 11 marzo, a Milano insieme al “Manifesto della Carovana dell’accoglienza montana”.
Secondo il report, la Lombardia è la seconda regione in Italia per strutture sciistiche dismesse con 51 località, preceduta solo dal Piemonte che ne conta 76. Il dossier evidenzia inoltre che la regione è al primo posto per i casi di “accanimento terapeutico”, cioè impianti che continuano a funzionare grazie ai soli incentivi pubblici: sono 63 quelli censiti.
A livello nazionale Legambiente ha mappato 273 impianti sciistici dismessi tra Alpi e Appennini e 247 “edifici sospesi”, strutture turistiche o ricettive abbandonate o sottoutilizzate. Il report segnala anche 231 impianti che sopravvivono grazie ai finanziamenti pubblici e 28 nuove strutture definite “Luna park della montagna”, attrazioni ludiche come piste di tubing o bob estivo che, secondo l’associazione, possono avere impatti non sempre sostenibili sull’ambiente montano.
Il dossier sottolinea inoltre che, nonostante l’aumento delle temperature e la riduzione del manto nevoso, il 90% dei fondi pubblici destinati al turismo montano continua a sostenere il “sistema neve”, mentre alla riconversione degli impianti e alla destagionalizzazione del turismo vengono destinate risorse limitate.
Nel report trovano spazio anche alcuni esempi di riconversione e riuso. In Lombardia sono dodici i “casi simbolo” positivi individuati da Legambiente, dove si stanno sperimentando nuove strategie per il futuro turistico dei territori montani.
Tra i temi affrontati dal dossier anche il futuro dei grandi eventi invernali. Secondo Legambiente, gli studi scientifici indicano che nei prossimi decenni si perderà l’affidabilità climatica del 44% delle sedi olimpiche, mentre per i Giochi Paralimpici – che si svolgono generalmente a marzo – rimarranno idonee solo 22 sedi su 93.
“Il riscaldamento globale – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – dimostra come la riduzione della neve sulle Alpi e gli Appennini non sia un fenomeno episodico. La crisi climatica, che ha visto un 2025 segnato da temperature record, genera anche impatti diretti sulla disponibilità idrica, sugli ecosistemi montani e sulle attività umane legate alla montagna. Servono più azioni di adattamento al clima ma occorre anche orientare politiche e investimenti verso modelli di turismo più sostenibili e resilienti”.
“Ogni impianto inattivo – dichiara Vanda Bonardo, responsabile Alpi Legambiente – ha un costo economico e testimonia la fragilità di un modello di turismo montano che riduce la montagna a scenografia. Infrastrutture abbandonate e neve artificiale rivelano i limiti di un’illusione collettiva, con ricadute sull’ambiente, sulle comunità e sulle generazioni future”.
Il report propone anche una serie di indicazioni per il futuro delle aree montane, raccolte nel “Manifesto della Carovana dell’accoglienza montana”, frutto del confronto con le 300 Bandiere Verdi dell’arco alpino premiate negli anni da Legambiente per iniziative legate alla sostenibilità e all’innovazione.
GUARDA IL DOSSIER NEVEDIVERSA 2026
LO SCI IN LOMBARDIA, POCA NEVE MA SOLDI A PIOGGIA DI LUCA ROTA



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