La toccante testimonianza di alcuni detenuti del carcere di Bollate

“Vedere montagne e lago insieme ti fa riflettere. Fidatevi, tutto questo non ha un prezzo”

LECCO – “Ringrazio chi mi ha permesso di venire a Lecco e vedere montagne e lago insieme. Fidatevi, tutto questo non ha un prezzo. Quando sei abituato da alcuni anni a vedere cemento e sbarre, guardare questi paesaggi ti fa stare veramente bene e ti fa pensare che quando sbagli paghi duramente”.

“Voi siete abituati a vedere tutta questa bellezza, ma immaginatevi al cambiamento radicale rappresentato da un carcere. Venendo qui ho pensato a tutto ciò che mi sono perso in questi anni”.

Le parole sono quelle di Marco, un detenuto del carcere di Bollate che, questa mattina, ha partecipato alla conferenza “Oltre le sbarre – La cultura della legalità. Un ponte per abbattere le barriere” che ha visto in platea i giovani studenti dell’istituto Bertacchi di Lecco.

L’incontro è organizzato da due rappresentanti degli studenti della scuola guidati dal Centro di Promozione della Legalità in collaborazione con il Comune di Lecco.

E’ la conclusione di un percorso, “Crescere ad arte nella legalità”, portato avanti durante l’anno scolastico delle classi III A e III B del liceo delle Scienze Umane. Una esperienza ideata e condotta dall’artista-arteterapeuta lecchese Luisa Colombo insieme ai detenuti della Casa di Reclusione di Milano/Bollate.

“Fortunatamente non incontriamo solo sbarre e cemento – ha detto Domenico – Abbiamo anche molto tempo per pensare a ciò che abbiamo fatto, ai nostri sbagli e a ciò che vogliamo fare della nostra vita. Chi sbaglia paga, ma non paghiamo solo noi, pagano anche i nostri cari, chi ci vuole bene. Le stesse persone a cui noi non siamo stati capaci di stare accanto quando eravamo fuori. Una cosa l’apprezzi quando ti manca: prima non stavi mai con la tua famiglia e adesso aspetti solo quell’ora di colloquio alla settimana e una telefonata di dieci minuti”.

“Speriamo che questa mattinata possa abbattere le barriere che circondano il mondo della detenzione dal punto di vista dell’utilità – ha detto Luisa Colombo -. Crediamo sia importantissimi questo lavoro di collaborazione e sinergia tra le strutture scolastiche e la struttura carcere. Sono contenta perché abbiamo qui tre rappresentanti del gruppo di arte-terapia, Domenico, Roberto e Marco, con cui in quasi 4 anni abbiamo incontrato più di 3000 studenti”.

Il gruppo “Oltre le sbarre” è nato sei anni fa grazie a Umberto De Matteis finanziatore unico del progetto dove l’arte-terapia viene utilizzata per migliorare la qualità della vita dei detenuti. “Oltre le sbarre”, però, si è sviluppato anche nel progetto “Crescere ad arte nella legalità”, un momento di confronto portando studenti all’interno del carcere e detenuti all’esterno.

“Quello che facciamo nelle scuole è nato come un progetto ambizioso – ha aggiunto Colombo -. Vogliamo portare agli studenti la testimonianza di chi ha sbagliato gravemente, perché chi ha sbagliato e ha capito i propri errori può avere un’utilità elevatissima sia per capire per quali motivi si può sbagliare, sia per capire che basta veramente poco per veder cambiata la propria vita e quella di chi ti sta accanto”.

Alla conferenza hanno partecipato anche il presidente di sezione del tribunale di Lecco, Enrico Manzi; la direttrice della casa circondariale di Pescarenico, Antonina D’Onofrio; l’assessore del comune Roberto Nigriello, la funzionaria della II casa di reclusione Milano/Bollate Angelina Quattrocchi.

La giornata si è chiusa con la testimonianza della mamma di Alex Crippa, un giovane lecchese, ex alunno dell’Istituto Bertacchi, deceduto a seguito delle ferite riportate in un incidente stradale l’estate scorsa.