Guidati da don Walter Magnoni e dagli educatori, i giovani hanno incontrato il Papa al termine del pellegrinaggio a Roma
Significativi i momenti di preghiera sulla tomba di Papa Francesco e l’incontro con l’arcivescovo Mario Delpini, che ha indicato “pregare, sorridere, aiutare” come guida
LECCO – Le prime luci dell’alba hanno accompagnato il cammino di ottanta tra ragazzi e ragazze, partiti dalle comunità della Beata Vergine di Lourdes – Acquate, Olate, Bonacina, Maggianico, Lecco centro, Malgrate e Valmadrera – verso una meta che è molto più di una città: Roma, cuore della fede e della memoria.
Guidati da don Walter Magnoni, da suor Cristina, da don Andrea Lotterio, da Lia dell’Ordo Virginum, dal diacono Paolo e da un gruppo appassionato di animatori, i giovani pellegrini hanno inaugurato il viaggio con un gesto essenziale e significativo: la preghiera. Raccolti in silenzio presso la tomba di Papa Francesco, hanno percepito la forza di un’eredità spirituale fatta di umiltà e prossimità. Li ha colpiti profondamente anche il luogo sobrio scelto per la sepoltura di Gian Lorenzo Bernini, quasi a ricordare come, davanti a Dio, la grandezza si misuri nella semplicità.

Tra i momenti più significativi, l’incontro con Mario Delpini, che ha lasciato un segno profondo. Con parole chiare e dirette, ha affidato ai ragazzi tre verbi come bussola per la vita: pregare, sorridere, aiutare. Durante la Messa, l’omelia ha preso avvio da un racconto emblematico, quello del “paese sbagliato”, dove tutto sembra non funzionare e il lamento prevale su ogni altra cosa: un invito esplicito a non fermarsi alla critica, ma a farsi protagonisti di un cambiamento possibile.
Il pellegrinaggio ha poi attraversato i luoghi simbolo della città eterna: il Colosseo, testimonianza di martirio e coraggio, e l’Aventino, dove il silenzio conserva ancora il respiro della preghiera. Martedì, insieme a quattromila giovani della diocesi, i ragazzi hanno partecipato a una nuova celebrazione con Delpini, prima di raggiungere Piazza del Popolo. Qui, davanti alla forza espressiva della “Conversione di Paolo” di Caravaggio, hanno colto come anche la vita possa cambiare direzione in modo improvviso, aprendosi alla grazia.
Non sono mancati i momenti di leggerezza, tra corse e risate a Villa Borghese, occasioni preziose per consolidare legami e costruire amicizie destinate a durare nel tempo.
Parallelamente, anche da casa è arrivato un riscontro discreto ma intenso. Attraverso messaggi, fotografie e racconti condivisi dai sacerdoti e dagli accompagnatori adulti, è stato possibile intuire la profondità dell’esperienza vissuta: una gioia semplice, fatta di relazioni autentiche, curiosità e affetto, capace di crescere giorno dopo giorno. È emersa chiaramente la bellezza dello stare insieme, il desiderio di conoscere e, al tempo stesso, una capacità rara di fermarsi e fare spazio al silenzio.
L’udienza con il Papa Leone XIV, vissuta ieri, ha rappresentato il culmine di questo percorso, senza però esaurirne il significato. Perché esperienze di questo tipo lasciano tracce durature: negli sguardi, nelle amicizie e in una fede che, passo dopo passo, continua a crescere e a tradursi in vita concreta.
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