A Officina Badoni la cerimonia dell’ottava edizione del premio dedicato a Paolo Cereda promosso da Libera, Ufficio scolastico e Fondazione comunitaria
LECCO – Podcast, giochi da tavolo, blog, giornali scolastici e percorsi di approfondimento per raccontare il rapporto tra mafia, informazione e coraggio civile. È stata la sala neogotica di Officina Badoni a ospitare la cerimonia di premiazione dell’ottava edizione del bando “Mafia e giornalismo. La verità non si imbavaglia”, dedicato a Paolo Cereda e promosso dal coordinamento lecchese di Libera insieme all’Ufficio scolastico provinciale e alla Fondazione comunitaria del Lecchese.

A essere premiate sono state la classe 3D dell’Ics Molteno, la 3D dell’Ics Ticozzi di Lecco, le classi 1E e 2A dell’istituto Fiocchi di Lecco, la 2B Classico del liceo Manzoni e la 3A AFM dell’istituto Maria Ausiliatrice di Lecco. Ventiquattro le classi iscritte al bando, ventuno quelle che hanno presentato un elaborato finale: dieci delle scuole secondarie di primo grado e undici delle secondarie di secondo grado.
Anche quest’anno il percorso è stato accompagnato da incontri formativi con i giornalisti di Libera, oltre a bibliografie e filmografie dedicate al tema scelto. Un lavoro che ha portato gli studenti a confrontarsi non soltanto con la realtà delle mafie, ma anche con il ruolo dell’informazione e della ricerca della verità.

Tra i lavori premiati, quello delle studentesse del liceo Manzoni ha collegato l’Antigone al tema del giornalismo e del coraggio civile. “Abbiamo capito che la tragedia si ricrea ogni volta che si deve scegliere tra il silenzio e il coraggio dell’azione”, hanno spiegato dal palco. Nel loro elaborato sono state raccontate “queste Antigoni moderne”, figure di giornalisti che “non si sono piegati” e hanno continuato a cercare la verità nonostante minacce e intimidazioni.

La classe 3D dell’Ics Molteno ha invece ideato un gioco da tavolo dal titolo “Il giro della Mehari”, nato dopo letture dedicate a Giancarlo Siani e Peppino Impastato. “Il gioco è nato dall’idea di imparare divertendosi e mettendo le nostre capacità in campo”, hanno raccontato gli studenti, spiegando come il percorso li abbia aiutati a comprendere “l’importanza della solidarietà” e il significato di un giornalismo che “va a fondo, rischiando anche la vita”.

Le classi 1E e 2A del Fiocchi hanno presentato un podcast costruito attorno a un’intervista al giornalista Stefano Scaccabarozzi sul caso di Piero Nava, primo testimone oculare di un omicidio mafioso. Gli studenti hanno affrontato anche il tema dell’informazione nell’epoca dei social network. “Non bisogna accontentarsi del primo contenuto, bisogna fare più fatica e confrontare opinioni e fonti”, hanno spiegato, soffermandosi anche sul rapporto tra sicurezza personale e ricerca della verità.

La 3D della Ticozzi ha realizzato invece una prima pagina di giornale dal titolo “Parliamone”, richiamando l’invito di Paolo Borsellino a parlare della mafia “in ogni occasione”. Nel progetto sono stati raccolti incontri, articoli, consigli di lettura e riflessioni sul fenomeno mafioso anche nel territorio lecchese. “Abbiamo capito che anche a Lecco esiste la mafia”, hanno raccontato gli studenti, ricordando esperienze e vicende affrontate durante il percorso.

Spazio infine al progetto dell’istituto Maria Ausiliatrice, che ha sviluppato un sito web-blog dedicato ai giornalisti vittime di mafia e alle loro inchieste, unendo tecnologia, intelligenza artificiale e lavoro di ricerca. “È stato un lavoro utile per collaborare e unire le nostre conoscenze sul giornalismo e sulla mafia”, hanno spiegato le studentesse.
Nel corso della cerimonia sono intervenuti anche rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni coinvolte nel progetto. Tra i presenti il prefetto Paolo Ponta, l’assessore del Comune di Lecco Emanuele Manzoni, il rappresentante di Avviso Pubblico Paolo Lanfranchi, Marina Ghislanzoni per l’Ufficio scolastico territoriale, oltre ai rappresentanti di Libera, Fondazione comunitaria del Lecchese, Confcooperative e Università della Terza Età.

“La legalità non si delega, ma parte dalla nostra coscienza”, ha sottolineato il prefetto Paolo Ponta, richiamando il ruolo del giornalismo d’inchiesta nel “grattare sotto la superficie” per portare alla luce realtà spesso scomode. “Molti giornalisti sono stati zittiti perché cercavano verità difficili da raccontare”, ha aggiunto, ricordando come la criminalità organizzata sia ormai presente anche in territori lontani da quelli di origine.

“Mi auguro che tra voi ci sia il prossimo Paolo Cereda”, ha detto invece Emanuele Manzoni rivolgendosi agli studenti. “Lo Stato non è qualcosa di lontano: è la scuola dove studiate, l’ospedale dove siete nati, gli spazi pubblici che viviamo ogni giorno. Ognuno di noi deve contrastare qualsiasi deriva contraria alla giustizia nella vita quotidiana”.

Sul tema del cambiamento culturale si è soffermato anche Paolo Lanfranchi di Avviso Pubblico: “La mafia non è solo quella delle stragi o delle guerre di una volta, ma vive anche negli atteggiamenti quotidiani, nel tentativo di aggirare regole e responsabilità”.

A chiudere la cerimonia è stata Maria Grazia Nasazzi, presidente uscente della Fondazione comunitaria del Lecchese, che ha richiamato il valore del percorso costruito negli anni attorno al premio dedicato a Paolo Cereda. “Abbiamo costruito insieme un altro pezzettino di storia perché ci abbiamo creduto”, ha affermato, ricordando poi le parole pronunciate nei giorni scorsi da Papa Leone XIV alla Sapienza: “Siamo un desiderio, non un algoritmo”. Un invito rivolto ai ragazzi a continuare a coltivare pensiero critico, partecipazione e responsabilità civile.
Il premio dedicato a Paolo Cereda ha così riportato al centro il valore del giornalismo come strumento di ricerca della verità e formazione, affidando alle nuove generazioni il compito di continuare a interrogarsi sui temi della legalità, della responsabilità e della partecipazione pubblica.
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