Rancio celebra i 200 anni del Battesimo del Beato Giovanni Mazzucconi con la messa solenne presieduta dall’Arcivescovo Mario Delpini

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Foto di Giancarlo Airoldi

Messa delle 20.30 nel luogo del battesimo del Beato, nato a Rancio l’1 marzo 1826

Presenti parroci e sacerdoti lecchesi insieme ai rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco di Lecco

LECCO – Si sono conclusi ieri, lunedì 2 marzo, a Rancio, i festeggiamenti per i 200 anni del Battesimo del Beato Giovanni Battista Mazzucconi, con la celebrazione solenne presieduta dall’Arcivescovo di Milano Mario Delpini nella chiesa di Santa Maria Assunta, luogo in cui il futuro missionario venne battezzato nel 1826.

La giornata si è aperta nel pomeriggio con l’incontro dell’Arcivescovo con la comunità dei missionari anziani del Pime che vivono proprio a Rancio, nel paese natale del Beato. Successivamente Delpini ha raggiunto la chiesa di Santa Maria gloriosa di Rancio Alto, dove ha incontrato i ragazzi e i seminaristi del Pime, accolto dalle Bande Verdi e dalla Banda Brivio.

Il corteo si è quindi spostato a Rancio Basso per la celebrazione delle 20.30 nella chiesa di Santa Maria Assunta. Alla messa erano presenti parroci e sacerdoti lecchesi, insieme ai rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni. Un momento di festa e rendimento di grazie che ha coinvolto la comunità locale e i missionari del Pime, legati in modo particolare alla figura del Beato.

Le celebrazioni, iniziate il 26 febbraio, avevano già visto momenti di testimonianza e condivisione, tra cui la festa etnica organizzata dai seminaristi del Pime e l’incontro al Santuario di Santa Maria gloriosa con due missionari impegnati in Papua Nuova Guinea.

Giovanni Battista Albino Mazzucconi nacque a Rancio di Lecco l’1 marzo 1826 e fu tra i primi ad aderire al Seminario Lombardo per le Missioni Estere, poi divenuto Pime. Partì per l’Oceania nel 1852 e morì nel 1855 a Woodlark, oggi Papua Nuova Guinea, divenendo il primo martire dell’istituto. Fu proclamato beato da Giovanni Paolo II nel 1984.

Alla vigilia della partenza per la missione, il giovane sacerdote sottolineava come in un tempo segnato dall’interesse personale fosse necessario testimoniare concretamente la forza del Vangelo, dimostrando che la fede poteva generare scelte controcorrente e gesti di autentica dedizione. Per lui l’opera missionaria rappresentava un segno di speranza e la prova che il bene è più diffuso di quanto si pensi.

Prima dell’ultima partenza affidò alla fede anche l’incertezza del viaggio, riconoscendo nella volontà di Dio, qualunque fosse l’esito – tra sicurezza e pericolo, vita o morte – l’espressione di un amore immutabile e più grande di ogni prova.

Con la celebrazione di ieri si è così chiuso un percorso che ha riportato al centro della comunità di Rancio la memoria di un missionario che a due secoli dal Battesimo continua a essere ricordato come esempio di radicalità evangelica.

FOTO DI GIANCARLO AIROLDI