Ritorno a scuola e salute, le risposte alle domande più frequenti

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Immagine di repertorio pre Covid

Sintomi di malessere negli alunni e ritorno sui banchi, come si devono comportare le famiglie?

Ecco le linee guida di ATS e le risposte alle domande più frequenti

LECCO – Raffreddore, tosse e qualche lineetta di febbre. Ma anche mal di pancia, vomito e diarrea. Malanni comuni, soprattutto tra i più piccoli, la cui gestione rischia però, a emergenza covid ancora in atto, di scatenare il panico tra genitori e professori alle prese con un anno scolastico sicuramente insolito e ricco di molte incognite.

La riapertura di asili nidi il 1° settembre e delle scuole dell’infanzia (il 7 settembre) ha già messo in moto la macchina, evidenziando timori e difficoltà ad approcciarsi con il sospetto Covid in una fascia di popolazione, come quella infantile e scolastica, maggiormente soggetta alle classiche malattie stagionali. Una situazione che, con il ritorno in classe lunedì 14 settembre degli studenti di primaria, secondaria di primo e secondo grado, rischia di diventare ancora più esplosiva mettendo sotto stress l’intera catena (dalle scuole alle famiglie, passando per i pediatri e medici di base alle Ats) coinvolta nella prevenzione e nel contrasto al diffondersi dell’epidemia.

A stabilire i binari lungo cui muoversi a livello sanitario per il ritorno in classe sono le linee guida emanate dal Comitato tecnico scientifico che stabiliscono l’iter da seguire nel caso un bambino, ma anche il personale scolastico, manifesti, a casa o in classe, sintomi riconducibili a Covid. Un protocollo che prevede l’immediato isolamento del bambino e il coinvolgimento del pediatra di base al fine di appurare se si tratti effettivamente di infezione da coronavirus o meno al fine del reinserimento del minore nella scuola.
Un iter, quello previsto dal protocollo nazionale, su cui è atteso, nel giro di breve, l’intervento da parte della Regione al fine di arrivare a un’organizzazione il più possibile snella ed efficiente, attraverso la veloce risoluzione, tramite tampone laddove necessario, dei casi sospetti.

Nel frattempo Ats Brianza ha individuato dei referenti interni al Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria, per la gestione Covid-19 da mettere a disposizione delle scuole e dei servizi educativi per l’infanzia in caso di dubbi e domande.

“Le richieste d’informazioni dovranno essere inviate via email al seguente indirizzo e-mail: info_scuole@ats-brianza.it, indicando con precisione l’istituto di appartenenza (Comune e indirizzo della sede), il quesito per cui si richiede supporto, un recapito email diretto e il nominativo della persona di riferimento – fanno sapere da Ats Brianza – . L’indirizzo e-mail sopra indicato è dedicato esclusivamente all’interlocuzione con i dirigenti/referenti Covid delle scuole e dei servizi educativi dell’infanzia, che a loro volta diffonderanno le opportune informazioni alle parti coinvolte (genitori, alunni o altri operatori) nei loro istituti”.

Nella tabella che pubblichiamo in foto sono ricapitolati i comportamenti da seguire in base a quanto indicato nel rapporto dell’Istituto superiore di sanità (clicca qui) relativamente alle indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia.

Sotto riportiamo invece le risposte fornite da Ats Brianza alle Faq – Domande frequenti.

FAQ – DOMANDE FREQUENTI –

Quali sono le condizioni per poter accedere alla scuola?
Precondizione per la presenza a scuola di studenti e di tutto il personale a vario titolo operante:
• l’assenza di sintomatologia respiratoria o di temperatura corporea superiore a 37.5°C anche nei tre giorni precedenti;
• non essere stati a contatto con persone positive, per quanto di propria conoscenza, negli ultimi 14 giorni.
Dovrà essere ridotta al minimo la presenza di genitori o loro delegati nei locali della scuola se non strettamente necessari (es. entrata /uscita scuola dell’infanzia).

Quale distanziamento è previsto nelle scuole?
Istruzione primaria e secondaria
Il distanziamento previsto è da intendersi:
• nella “zona banchi” di minimo un 1 metro tra le rime buccali degli studenti calcolato dalla posizione seduta al banco dello studente, avendo pertanto riferimento alla situazione di staticità;
• nella “zona cattedra” è imprescindibile la distanza di 2 metri lineari tra il docente e l’alunno nella “zona interattiva” della cattedra, identificata tra la cattedra medesima ed il banco più prossimo ad essa.
L’utilizzo della mascherina è necessario in situazioni di movimento e in generale in tutte quelle situazioni (statiche o dinamiche) nelle quali non sia possibile garantire il distanziamento prescritto.

Servizi educativi/Scuola dell’infanzia
Nella scuola dell’infanzia l’attività è organizzata per garantire una serena vita di relazione nel gruppo dei pari (omogenei o eterogenei per età) a seconda dell’assetto organizzativo definito da ogni servizio educativo. La necessità è quindi, laddove possibile, quella di garantire la stabilità dei gruppi/sezioni evitando l’utilizzo promiscuo degli stessi spazi da parte dei bambini dei diversi insiemi, organizzando gli ambienti in aree strutturate e garantendo il principio di non intersezione tra gruppi diversi.
Per i bambini al di sotto di sei anni non è previsto l’obbligo di indossare la mascherina; tutto il personale è invece tenuto al corretto utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), così come per gli accompagnatori, per tutto il tempo che rimarranno all’interno della struttura.

È previsto uno spazio di occupazione specifico per ciascun studente?
Non è previsto un valore in metri quadri dello spazio di occupazione dello studente in quanto tale parametro adottato singolarmente, potrebbe non garantire il distanziamento minimo lineare essenziale (vedi FAQ 2).

Servono spazi liberi nel caso sia necessario isolare temporaneamente persone (bambini, alunni, operatori) con febbre e sintomi respiratori?
Istruzione primaria e secondaria
I Documenti tecnici del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) indicano che va identificata una idonea procedura per l’accoglienza e isolamento di eventuali soggetti (studenti o altro personale scolastico) che dovessero manifestare una sintomatologia respiratoria e febbre. In tale evenienza il soggetto dovrà essere dotato immediatamente di mascherina chirurgica, qualora dotato di mascherina di comunità, e dovrà essere avviato all’immediato ritorno al proprio domicilio.
Il locale individuato per l’isolamento dei soggetti con sintomi respiratori e con febbre superiore a 37,5 °C può essere utilizzato per ospitare anche più di una persona contemporaneamente, distanziate in modo adeguato e sempre con la mascherina; dopo l’impiego, il locale va pulito e disinfettato approfonditamente, secondo le indicazioni fornite dall’Allegato 1 “Attività di sanificazione in ambiente chiuso” del Documento del 26 giugno 2020 del Ministero dell’Istruzione.
Servizi educativi/Scuola dell’infanzia
Anche nella scuola dell’infanzia è opportuno predisporre spazi dedicati ad ospitare bambini e/o operatori con sintomatologia sospetta.

Cosa fare se un bambino/studente mentre è a scuola sviluppa febbre superiore a 37,5° e/o sintomi di infezione respiratoria?
Il bambino/studente deve essere immediatamente isolato in un locale dedicato (vedi FAQ n. 4) e dotato di mascherina chirurgica qualora indossi una mascherina di comunità. Se minore, deve essere informata la famiglia.
Deve essere organizzato il suo rientro, quanto prima possibile, al domicilio, raccomandando ai genitori di contattare il proprio pediatra o medico di famiglia.

Che differenza c’è tra le cosiddette mascherine di comunità e le mascherine chirurgiche?
Le mascherine chirurgiche sono le mascherine a uso medico, sviluppate per essere utilizzate in ambiente sanitario e certificate in base alla loro capacità di filtraggio. Rispondono alle caratteristiche richieste dalla norma UNI EN ISO 14683-2019 e funzionano impedendo la trasmissione.
Le mascherine di comunità hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni. Non devono essere considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus SARS-COV-2.

Cosa succede quando un alunno risulta positivo all’infezione COVID19? O un docente? O il personale scolastico?
La segnalazione viene gestita direttamente dal Dipartimento di Prevenzione di ATS, che valuta caso per caso e fornisce le indicazioni e le disposizioni conseguenti a seconda di quanto emerge dall’inchiesta epidemiologica, direttamente all’interessato e ai familiari e alla Scuola.

Come vengono puliti gli ambienti scolastici?
Le operazioni di pulizia dovranno essere effettuate quotidianamente secondo le indicazioni dell’ISS previste nella Circolare del Ministero della Salute “Indicazioni per l’attuazione di misure contenitive del contagio da SARS-CoV-2 attraverso procedure di sanificazione di strutture non sanitarie (superfici, ambienti interni) e abbigliamento”.
Tutte le superfici vanno pulite allo stesso modo?
Nella sanificazione si dovrà porre particolare attenzione alle superfici più toccate quali maniglie e barre delle porte, delle finestre, sedie e braccioli, tavoli/banchi/cattedre, interruttori della luce, corrimano, rubinetti dell’acqua, pulsanti dell’ascensore, distributori automatici di cibi e bevande, ecc.
Qualora vengano usati prodotti disinfettanti e qualora la struttura educativa ospiti bambini al di sotto dei 6 anni, si raccomanda di fare seguire alla disinfezione anche la fase di risciacquo soprattutto per gli oggetti, come i giocattoli, che potrebbero essere portati in bocca dai bambini.

Sono previste indicazioni per quanto riguarda la refezione scolastica?
– garantire per il consumo del pasto in refettorio le stesse misure di distanziamento fisico di almeno 1 metro già indicate per gli altri locali destinati alla didattica;
– assicurare per il consumo del pasto in classe la normale disposizione e distanziamento già previsti per le ore di didattica; riguardo alle misure igienico-sanitarie si rimanda quelle già in essere per la refezione scolastica;
– regolare l’accesso ai locali mensa prevedendo il mantenimento della distanza di sicurezza di 1 metro tra le persone all’interno di essi e l’areazione frequente dei locali;
– valutare, laddove la struttura del locale di somministrazione lo consenta, l’istituzione di percorsi obbligati unidirezionali per garantire un flusso ordinato dei bambini e ragazzi individuando, laddove possibile, i percorsi di entrata e di uscita differenziati;
– garantire un idoneo microclima: evitare correnti d’aria o freddo/caldo eccessivo durante il ricambio naturale dell’aria; eliminare totalmente la funzione di ricircolo dell’aria condizionata per evitare l’eventuale trasporto di agenti patogeni (batteri, virus, ecc.) nei locali di somministrazione alimenti;
– vietare buffet a self- service con alimenti esposti; nei banchi di distribuzione si raccomandano mono porzioni preconfezionate oppure la somministrazione diretta da parte degli addetti;
– utilizzare preferibilmente condimenti, pane, frutta, acqua in confezioni monodose o attraverso la distribuzione diretta ai singoli bambini da parte degli addetti alla somministrazione;
– evitare, al momento del consumo del pasto, la condivisione dell’utilizzo di posate e bicchieri da parte di più bambini/ragazzi.

È possibile utilizzare le aule didattiche per il consumo dei pasti?
Sì, ma è necessaria un’adeguata pulizia delle superfici prima di utilizzarle per il pranzo. La pulizia va effettuata anche al termine del pranzo, prima della ripresa dell’attività nella stessa aula e sugli stessi banchi.
È opportuno vengano adottate le seguenti modalità:
• fornitura del pasto su vassoi o direttamente sulla singola postazione/banco con utilizzo di tovagliette lavabili o monouso, a seguito dello sporzionamento da parte degli addetti in aree appositamente attrezzate, se già esistenti, oppure presso l’aula didattica con l’utilizzo di carrelli termici nel rispetto delle temperature e delle specifiche norme igienico-sanitarie. Nel caso non fosse possibile, come ultima alternativa, fornitura del pasto in “lunch box” cioè in vaschette monoporzione separate lavabili e riutilizzabili oppure monoporzioni individuali di primo, secondo e contorno termosigillati.

Se si usano le aule didattiche per il consumo dei pasti, quali documenti vanno predisposti?
Agli atti del Gestore della ristorazione deve essere tenuto l’aggiornamento del documento HACCP.

Se vengono utilizzati per il pranzo altri locali, diversi dalla mensa e dall’aula didattica, deve essere presentata una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA)?
Non è dovuta alcuna comunicazione/SCIA agli Sportelli Unici Attività Produttive (SUAP) e/o alle ATS per il mero approntamento di nuovi spazi o l’utilizzo di aule didattiche per la somministrazione dei pasti, né l’invio di planimetrie o relazione tecniche

Come deve essere gestita la condizione di “fragilità” dei lavoratori?
La tutela dei “lavoratori fragili” si estrinseca attraversa la sorveglianza sanitaria eccezionale di cui all’art. 83 del Decreto Legge del 19 maggio 2020 n. 34 (attualmente in corsi di conversione in Legge), assicurata dal datore di lavoro ed effettuata dal “Medico competente” ove presente; in assenza del medico competente, il datore di lavoro potrà nominarne uno ad hoc per il solo periodo emergenziale o rivolgersi ai servizi territoriali dell’INAIL che vi provvedono con propri medici del lavoro.