Firmato un protocollo quinquennale tra Comune di Lecco e ASST Lecco per integrare assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale nello stesso luogo
Il Segretariato Sociale comunale si trasferisce in via Ghislanzoni. Trivelli: “Curarsi è molto più che ricevere una prestazione sanitaria”. Peschi: “Questo deve diventare un modello da estendere alla provincia”
LECCO – Un cittadino che entra con un problema sanitario può avere alle spalle una situazione di solitudine, una perdita di autonomia, una difficoltà economica o familiare. E, allo stesso modo, un disagio sociale può finire per incidere sulla salute. Partendo da qui ASST Lecco e Comune di Lecco hanno deciso di mettere fisicamente e operativamente insieme i propri servizi, sottoscrivendo questa mattina il protocollo d’intesa per l’attuazione del nuovo Punto Unico di Accesso (PUA) nella Casa di Comunità di via Ghislanzoni 9, un accordo della durata di cinque anni che punta a costruire una porta d’ingresso comune ai servizi sanitari, sociosanitari e sociali del territorio.
Il primo cambiamento concreto arriverà già da lunedì 5 ottobre, quando il Segretariato Sociale del Comune di Lecco lascerà l’attuale sede di via Marco d’Oggiono 15 per trasferirsi all’interno della Casa di Comunità. Non nascerà quindi un servizio parallelo, ma verrà portata nella stessa struttura una parte della macchina comunale che già oggi intercetta e accompagna le fragilità. L’obiettivo è evitare che sia il cittadino a dover capire, da solo, a quale porta bussare.

A spiegare il senso dell’operazione è stato il direttore generale di ASST Lecco Marco Trivelli, che ha insistito soprattutto sulla necessità di guardare alla persona nella sua interezza. “Oggi facciamo un passo avanti molto importante, che permette di rendere più incisiva ed efficace l’azione di comunità”, ha spiegato, sottolineando il valore di una relazione continuativa tra servizi sanitari e sociali all’interno dello stesso Punto Unico di Accesso.
Il PUA dovrà diventare, nelle intenzioni dell’ASST, il luogo in cui poter portare “qualsiasi tipo di bisogno il cittadino possa esprimere”, soprattutto quando una condizione di malattia si accompagna alla difficoltà di orientarsi nel sistema. Trivelli ha utilizzato un’immagine molto concreta: quella della necessità di “sbrogliare la matassa” dei problemi che una persona e la sua famiglia incontrano quando arriva la malattia. “L’accesso non è solamente legato alla presenza di uno specialista medico o all’assistenza infermieristica – ha sottolineato –. Per potersi curare serve anche non essere soli, avere uno spazio che permetta di essere assistiti e poter ricevere aiuto quando non c’è un’autonomia fisica che lo consenta. Stiamo capendo che curarsi è molto più che ricevere una prestazione sanitaria”.
È proprio su questo terreno che dovrà agire la collaborazione con il Comune, accompagnando non soltanto il paziente, ma anche familiari e caregiver.
Per il sindaco di Lecco Filippo Boscagli, la firma segna un passaggio significativo nel modo in cui la città organizza i propri servizi. “Oggi scriviamo un piccolo pezzo di storia. Questa città si apre a un nuovo livello di servizi alla persona”, ha detto il primo cittadino durante la presentazione. Boscagli ha ringraziato ASST per “l’attenzione alle persone di questa città” e ha indicato nell’integrazione tra servizi la strada per avvicinare maggiormente le risposte ai cittadini. “Siamo ben lieti di collaborare insieme a una nuova modalità di integrazione dei servizi, proprio per essere ancora più vicini ai cittadini e aiutarli nell’accesso ai diversi servizi alla persona e sanitari”.

Il sindaco ha posto l’accento anche sugli spazi messi a disposizione: “Diamo alla città un luogo molto bello, accogliente, ben fatto, aggiornato ed efficiente. È un piccolo passo avanti, ma anche un piccolo pezzo di storia dei servizi ai cittadini di Lecco”.
Per l’assessore al Welfare sussidiario Emilio Minuzzo, il nuovo PUA si inserisce in un percorso più ampio di integrazione sociosanitaria. “È un passaggio importante verso una presa in carico complessiva del cittadino: non una risposta parziale a un singolo bisogno, ma il tentativo di costruire una risposta a 360 gradi”, ha spiegato. Il punto centrale è proprio la sovrapposizione tra bisogni diversi: “Sovente la fragilità sanitaria è accompagnata da una fragilità sociale, o viceversa, oppure le due condizioni sono conseguenti l’una all’altra”.

Da lunedì, quindi, gli operatori del Segretariato Sociale comunale saranno presenti nella Casa di Comunità, ma questo non comporterà nuove assunzioni specifiche. “Per quanto riguarda il nostro servizio si tratta del trasferimento del personale del Segretariato Sociale, quindi non del reperimento di nuove forze – ha chiarito Minuzzo –. È un servizio esistente, con personale qualificato e formato, che viene spostato di poche centinaia di metri”.
Resta, più in generale, il problema delle dotazioni organiche nel settore sociale, definito dall’assessore un tema “storico” e ormai “cronico”, ma distinto dall’attivazione del nuovo PUA.
Un altro passaggio centrale è arrivato dal direttore sociosanitario di ASST Lecco Gianluca Peschi, che ha ricondotto la scelta al tema dei cosiddetti determinanti sociali della salute. “Molto spesso le cause di problemi sanitari originano in difficoltà di tipo sociale e purtroppo vale anche il contrario: una persona con problemi sanitari è più facilmente esposta anche a problemi sociali. Se le problematiche spesso hanno un’origine comune, è corretto che le istituzioni rispondano in maniera altrettanto comune, condivisa e coordinata”.

Per Peschi, l’esperienza di Lecco dovrà inoltre diventare un riferimento per gli altri territori: “Questo è, nelle nostre intenzioni, il primo passo. Credo debba diventare un modello da espandere e da estendere sulla provincia, in modo da vedere all’interno di ogni Casa di Comunità e di ogni distretto una compresenza dei servizi sociali erogati dagli enti locali e di quelli sanitari”.
La Casa di Comunità, ha ribadito, deve essere il luogo nel quale il cittadino trovi una risposta il più possibile unificata: dalla medicina generale alla specialistica, passando per supporto psicologico e infermieri di famiglia e comunità. A Lecco la struttura è pensata principalmente per la popolazione cittadina; nelle altre Case di Comunità provinciali, invece, il bacino comprende più Comuni.

“Per noi è molto importante garantire una risposta locale, avvicinando sempre di più i servizi sociali e sanitari al luogo di residenza della persona che ha bisogno di noi”, ha aggiunto Peschi. Gli infermieri entrano nelle case e intercettano anche bisogni sociali
Proprio il lavoro degli infermieri di famiglia e comunità rappresenta, secondo ASST, uno degli esempi più concreti di questa integrazione. Dalla Casa di Comunità gli infermieri partono quotidianamente per raggiungere a domicilio le persone che necessitano di assistenza. Ed è proprio entrando nelle abitazioni che può emergere qualcosa che va oltre il problema sanitario. “Entrando nelle case dei cittadini si scoprono bisogni che magari non sono soltanto sanitari, ma anche sociali. E questo vale anche al contrario”, è stato evidenziato durante l’incontro.
Da qui l’utilità di avere nello stesso luogo professionisti capaci di confrontarsi immediatamente e costruire insieme una risposta.
Il nodo del personale: “Siamo sotto gli standard, ma stiamo crescendo”
Durante la presentazione non è stato evitato il tema delle risorse umane. Trivelli ha riconosciuto che il numero degli infermieri specificamente dedicati alle Case di Comunità è ancora inferiore agli standard previsti dal DM 77, ma ha sottolineato che il quadro è in evoluzione.
“Il numero degli infermieri dedicati sta crescendo progressivamente. Siamo sotto gli standard, ma sta crescendo”, ha affermato. Il giorno precedente, ha aggiunto, si era svolta una prima prova concorsuale con 26 infermieri che avevano manifestato interesse per il lavoro sul territorio. Il rafforzamento non riguarda soltanto le Case di Comunità, ma anche assistenza domiciliare, cure palliative e prevenzione.

Trivelli ha quindi affrontato direttamente una delle critiche che spesso vengono rivolte a queste strutture. “È abbastanza comune sentir dire che le Case di Comunità siano strutture vuote. Francamente non credo”, ha detto. Secondo il direttore generale, bisogna considerarle strutture ancora giovani, che hanno bisogno di radicarsi nel territorio e di diventare progressivamente familiari ai cittadini. “Le Case di Comunità stanno crescendo, si stanno innestando, non c’è rigetto. Questa secondo me è una notizia vera, perché due anni fa non era scontato che potesse accadere”.
Medici di famiglia presenti dalle 8 alle 20
Nel confronto è stato chiarito anche il ruolo dei medici di medicina generale all’interno della Casa di Comunità. Non si tratta, è stato spiegato, del trasferimento dello studio personale del medico di famiglia. Il professionista presente nella struttura opera invece come medico di comunità, a disposizione dei cittadini che necessitano di una valutazione. La presenza viene garantita dalle 8 alle 20, attraverso turnazioni dei medici di medicina generale.

In provincia sono circa 185 i medici di medicina generale richiamati durante l’incontro e, secondo quanto spiegato da Peschi, il contratto prevede un monte ore settimanale da prestare nelle Case di Comunità. A Lecco, è stato sottolineato, non mancano inoltre disponibilità spontanee da parte dei professionisti.
L’obiettivo non è soltanto assicurare una presenza medica, ma favorire il rapporto diretto tra medico di famiglia e specialisti presenti nella stessa struttura. “Quello che vogliamo ottenere è che si crei un legame tra il medico di medicina generale di Lecco e lo specialista di branca, in modo che i professionisti si parlino e si conoscano e si possa garantire una presa in carico più attenta del paziente”.
A dare concretezza a tutto questo saranno soprattutto gli operatori che, da lunedì, condivideranno gli spazi.
Open day nelle Case di Comunità
Parallelamente all’avvio del PUA, ASST punta anche a far conoscere maggiormente le Case di Comunità ai cittadini.
Per questo sono stati organizzati diversi Open Day, con due ore dedicate all’incontro con professionisti, alla visita degli spazi e alla conoscenza dei servizi. Il calendario indicato prevede appuntamenti nelle Case di Comunità di Lecco il 6 ottobre, Mandello l’8 ottobre, Calolziocorte il 13, Merate il 15, Olgiate Molgora il 20, Casatenovo il 22, Bellano il 27, Introbio il 29 e Oggiono il 3 novembre, nelle date e sedi comunicate da ASST.

“Bisogna avere la pazienza di costruire e abituare le persone a conoscere questi luoghi – ha osservato Trivelli –. Per questo facciamo gli Open Day: più persone vengono, più conoscono la struttura e più questa può diventare parte del territorio”.
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