Solitudine e fragilità, la strategia di Lecco a sostegno degli anziani

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In Commissione III il confronto sul nuovo modello integrato tra Comune, Ats, Asst e terzo settore per affrontare un fenomeno strutturale

Ruggero Plebani sottolinea la necessità di un’azione sistemica provinciale per garantire sostenibilità al sistema socio-sanitario

LECCO – La città di Lecco invecchia e cambia. Oggi gli over 65 rappresentano circa il 26% della popolazione cittadina, con punte superiori alla media provinciale e regionale; quasi il 40% delle famiglie è composto da una sola persona. Un dato che, in presenza di malattie o fragilità, può trasformarsi in vulnerabilità sociale.

È da questa fotografia che ha preso avvio il confronto in Commissione consiliare III (“Servizi sociali – casa e lavoro – politiche per l’integrazione – politiche per l’infanzia e la famiglia”), dedicato al tema: “Verso un sistema territoriale anziani: prospettive di lavoro tra bisogni assistenziali e relazioni di prossimità”.

Ad aprire il confronto è stato l’assessore al Welfare Emanuele Manzoni: “Non rincorrere l’emergenza, ma costruire comunità”. L’assessore ha indicato la linea politica dell’amministrazione: non moltiplicare servizi frammentati, ma costruire un “sistema territoriale anziani” integrato, capace di mettere in rete Comuni, ATS, ASST, RSA, medici di medicina generale, cooperazione sociale e volontariato.

L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato migliorare l’integrazione tra sanitario e sociale – in particolare su dimissioni protette, telemedicina e domiciliarità – dall’altro rafforzare il tessuto comunitario, contrastando solitudine e isolamento, fattori che accelerano il decadimento fisico e cognitivo.

Il riferimento è anche al lavoro in corso con l’ATS Brianza e l’ASST Lecco per armonizzare programmazione sociale (Piani di zona) e programmazione sanitaria, con l’ipotesi di un osservatorio provinciale sull’invecchiamento.

Ruggero Plebani, coordinatore dell’Ufficio dei Piani, ha tracciato il quadro demografico e sanitario. “Siamo di fronte a un invecchiamento come non avevamo mai avuto”, ha spiegato, sottolineando come la provincia presenti “una percentuale del 26% di anziani” e una crescita destinata a proseguire.

Il tema, ha chiarito, non è solo numerico ma di sostenibilità: “Ci troviamo a dover fare i conti con un sistema socio-sanitario già in difficoltà”. Da qui la necessità di “immaginare un’azione sistemica sul territorio provinciale che metta in relazione tutto quanto si sta muovendo”.

Il seminario provinciale citato da Plebani ha portato all’avvio di tre gruppi di lavoro: tecnologie per il monitoraggio domiciliare, ammissioni e dimissioni protette, relazioni e contrasto alla solitudine. “Lo sforzo corale è stato quello di provare a confrontarsi e cominciare a immaginare delle piste di lavoro”, ha aggiunto.

Un passaggio centrale riguarda il superamento della sola logica del bisogno: “Non stiamo parlando solo di domande e di bisogni, ma di una voglia di futuro che c’è anche nelle persone anziane”.

Michela Maggi, coordinatrice dell’Ufficio di Piano dell’Ambito di Lecco, ha illustrato gli interventi realizzati grazie ai fondi PNRR (Missione 5, Componente 2), che hanno visto l’ambito territoriale come soggetto attuatore.

“Il PNRR ha portato risorse importanti sui territori, dal punto di vista dei servizi e anche delle infrastrutture”, ha spiegato, citando la realizzazione di alloggi di cohousing a Oggiono e Valmadrera, per promuovere “un abitare condiviso, un abitare assistito”. Spazi in fase di realizzazione con la conclusione lavori che dovrà rispettare le scadenze del PNRR del 30 giugno prossimo.

(Image by sabinevanerp from Pixabay)

Sul fronte dei servizi domiciliari, il cambiamento è stato anche culturale: “Ha portato a pensare il sistema tradizionale di interventi, ad un sistema più attento alla dimensione personale delle persone anziane”.

Tra le innovazioni, la tecnologia: “Pensiamo agli strumenti tecnologici, come un telesoccorso evoluto, sistemi di domotica, monitoraggio a domicilio“. Secondo Maggi oggi “c’è una minor resistenza all’uso di questi strumenti”, sia da parte degli anziani sia dei familiari.

Particolare rilievo è stato dato alle dimissioni protette: “Abbiamo visto che strutturando un servizio dedicato con personale competente è emersa una domanda importante” da parte di ospedali, Comuni e famiglie.

Erika Colombo, referente area anziani della Cooperativa Arcobaleno e componente dell’equipe pnrr anziani Ambito di Lecco, ha fornito i dati operativi. Lo ha fatto partendo dal progetto dimissioni protette, ossia quel percorso organizzato che accompagna la persona fragile dal ricovero ospedaliero al rientro a casa (o in altra struttura), garantendo continuità assistenziale e presa in carico coordinata tra ospedale, servizi sociali e rete territoriale.

“Abbiamo avviato l’attività a marzo 2025 con qualche dubbio rispetto al raggiungimento del target. Ad oggi sono stati 138 beneficiari totali, quindi abbiamo già superato il target”, ha spiegato, precisando che di questi, 49 sono residenti a Lecco.

Un dato significativo riguarda le nuove segnalazioni: “79 persone sono nuove segnalazioni, sono persone non conosciute ai servizi”. Anche per Lecco “due terzi delle segnalazioni vedeva persone che non avevano avuto prima accesso ai servizi”.

Il ricovero ospedaliero si conferma spesso elemento di emersione della fragilità: “Spesso c’erano delle fragilità latenti che l’evento critico ha portato alla luce e ha accelerato la necessità di attivazione dei servizi”.

Gli interventi hanno incluso supporto domiciliare intensivo, fornitura di ausili, attivazione di servizi sanitari e sociali, accompagnamento ai caregiver. “Siamo entrati nelle case delle persone da una a cinque volte a settimana”, ha precisato Colombo.

Sul versante tecnologico, il progetto ha seguito 97 persone (dato al 31 gennaio), arrivando poi a 100 prese in carico. “Ci è sembrato che la tecnologia da sola non basti”, ha osservato, spiegando l’importanza della presenza di figure come coach e custode sociale per garantire relazione e continuità.

Tra le criticità, la gestione dei falsi allarmi e la fatica dei caregiver: “Abbiamo visto una percezione di fatica dei familiari e una difficoltà a volte anche di chiedere aiuto”.

Accanto all’area sociosanitaria, la Commissione ha dedicato spazio alla dimensione relazionale. Beatrice Civillini, coordinatrice del centro “Il Giglio”, ha ripercorso i dieci anni di attività del servizio, ospitato in un bene confiscato alla criminalità organizzata.

Il modello proposto è quello dell’invecchiamento attivo: non solo risposta al bisogno, ma valorizzazione delle competenze e dei desideri delle persone anziane. Attività culturali, laboratori, alfabetizzazione digitale, iniziative diffuse nei quartieri (Pescarenico, Bonacina, Laorca, Frati) sono pensate per intercettare sia anziani fragili sia pensionati ancora attivi.

La logica è quella della contaminazione generazionale e della rete territoriale: collaborazioni con parrocchie, associazioni, circoli e realtà di quartiere per mantenere prossimità e intercettare precocemente segnali di isolamento.

Dal confronto con i consiglieri comunali, sono emerse alcune questioni aperte: la necessità di consolidare le procedure di dimissione protetta all’interno dei reparti ospedalieri; il ruolo dei medici di medicina generale nella segnalazione precoce delle fragilità; il supporto ai caregiver, spesso esposti a stress e senso di colpa; la sostenibilità economica dei servizi una volta esauriti i fondi PNRR; l’adeguatezza degli spazi urbani e della viabilità a una popolazione sempre più anziana.

L’Amministrazione, per voce dell’assessore Manzoni, ha confermato che parte delle dotazioni tecnologiche resterà patrimonio pubblico, mentre resta aperta la sfida del finanziamento strutturale dei modelli sperimentati.

In chiusura, sempre l’assessore ha ribadito la necessità di una “governance plurale: il Comune da solo non può sostenere l’impatto dell’invecchiamento, ma può svolgere un ruolo di cabina di regia. La costruzione di un sistema territoriale anziani – fondato su integrazione sociosanitaria, domiciliarità, tecnologia e comunità – è indicata come la risposta strategica a un fenomeno non emergenziale, ma strutturale”.

A Lecco la sfida è già in corso. I numeri impongono continuità e visione di lungo periodo.