A fine giugno gli ultimi due turni preso la base 118 di Como. Festa e ringraziamenti mercoledì sera al Ronco di Garlate
Dagli inizi come giovanissimo soccorritore nel gruppo Ragni di Lecco agli interventi come tecnico di elisoccorso: “Un lavoro di squadra, che richiede sacrificio ma regala anche grandi soddisfazioni. In questi anni ho imparato tantissimo”
LECCO – Quarant’anni trascorsi tra le basi elisoccorso di Como e Milano, migliaia di interventi, una vita dedicata al soccorso in montagna e in elicottero. Dal 30 giugno Fabio Lenti, guida alpina lecchese, tecnico di elisoccorso e soccorritore del Cnsas, è ufficialmente in pensione.
Una carriera straordinaria, salutata mercoledì sera con una festa all’Agriturismo Il Ronco di Garlate alla presenza dei vertici del Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico e del 118 regionale, che hanno voluto ringraziarlo per il servizio svolto e per il contributo dato alla formazione di intere generazioni di tecnici.

Durante il brindisi, Fabio Lenti ha rivolto un saluto e un ringraziamento a tutte le persone con cui ha condiviso quarant’anni di servizio, ricevendo a sua volta parole di stima e riconoscenza per la professionalità, la disponibilità e la collaborazione dimostrate nel corso della carriera. A rendere ancora più speciale ed emozionante il momento è stato il saluto finale dell’elisoccorso: l’elicottero ha sorvolato l’Agriturismo Il Ronco di Garlate, regalando a Lenti un ultimo, simbolico omaggio dal cielo, tra gli applausi e la commozione dei presenti.
Classe 1959, lecchese, Lenti racconta una storia iniziata quasi per caso. “Avevo 19 anni quando sono entrato a far parte dei Ragni di Lecco. All’epoca erano proprio loro a occuparsi dei soccorsi in montagna e così mi sono ritrovato nel Soccorso alpino. Ho iniziato facendo i turni come volontario al Bione, poi quella passione è diventata il mio lavoro”.
L’anno chiave è il 1986: “Come Guida Alpina ho iniziato a fare i turni alla base elisoccorso di Como, il sabato e la domenica, gratuitamente, sotto l’egida del dottor Mario Landriscina, ‘padre’ del 118 di Como. Divenni tecnico di elisoccorso e proposi di coinvolgere il Soccorso alpino in modo strutturato: insieme a Daniele Chiappa avviammo una collaborazione che, poco alla volta, arrivò a coprire tutta la settimana e non più soltanto i weekend. Regione Lombardia stanziava le risorse per pagare i tecnici di elisoccorso e acquistare il materiale. Successivamente ho avuto anche un contratto con il Soccorso alpino come istruttore”.
Da allora la vita di Fabio si è divisa tra le basi di Como e Milano dell’elisoccorso del 118. Un lavoro intenso, affrontato senza mai tirarsi indietro e affiancato all’attività di volontario e di formatore del Cnsas.
Tra le migliaia di missioni affrontate, ce ne sono due che sono rimaste impresse nei ricordi. Una risale a vent’anni fa e si tratta di un intervento di soccorso urbano: “Un tir era uscito di strada sul viadotto della dogana di Brogeda ed era rimasto in bilico. Mi sono calato dall’elicottero, ho camminato sul fianco del mezzo pesante fino alla cabina e sono riuscito a estrarre il conducente, lo ricordo proprio come un intervento spettacolare, pur rischiosissimo” ha ricordato Lenti.
Il secondo episodio risale al 2022, quando un aereo militare si schiantò sul Legnone. “Uno dei piloti, l’inglese David Alexander Ashley, morì nell’impatto, mentre l’altro, Giampaolo Goattin, rimase appeso a uno sperone di roccia con il paracadute d’emergenza. Con l’elicottero non era possibile avvicinarsi, così mi hanno sbarcato in vetta. Sono sceso in solitaria lungo la cresta e ho raggiunto il pilota, recuperandolo, mettendolo in sicurezza e riuscendo a portarlo in salvo sull’elicottero che nel frattempo aveva potuto riavvicinarsi. Qualche anno dopo, insieme a Tita Gianola, siamo stati invitati all’aeroporto di Caselle dove ci hanno ringraziato per quel soccorso. È stato davvero emozionante”.
In quattro decenni è cambiato profondamente anche il lavoro dell’elisoccorso. “Una volta l’elicottero veniva impiegato quasi esclusivamente per gli interventi più gravi, oggi viene utilizzato molto anche per trasferire i pazienti da un ospedale all’altro. Il volume di lavoro quindi è aumentato tantissimo”.
Il 30 giugno, al termine dell’ultimo turno alla base di Como, è arrivato il momento di chiudere l’hangar per l’ultima volta. “Un po’ di magone c’era, inutile negarlo. Questo lavoro è stato una passione, è stata la mia vita. E in parte continuerà a esserlo: rimarrò istruttore del Cnsas finché ne avrò la possibilità e, se servirà, continuerò a dare una mano come volontario. Anche se devo ammettere che le ginocchia iniziano a presentare il conto… comincio ad avere una certa età anch’io. E allo stesso tempo non sarà così male tornare ad avere i fine settimana liberi!”.
Un mestiere, quello del tecnico di elisoccorso, che richiede preparazione, competenza e grande spirito di squadra. “La formazione è lunghissima, servono circa dieci anni per arrivare a essere pienamente operativi. È un lavoro di squadra e io ho sempre avuto la fortuna di lavorare con persone straordinarie. Mi sono sempre trovato bene con tutti e da ognuno ho imparato qualcosa. Per questo voglio ringraziare tutte le persone che ho incontrato nel mio percorso”.
Con il pensionamento si chiude una lunga carriera operativa, ma non il legame con il Soccorso alpino. Per Fabio Lenti l’elisoccorso non è mai stato soltanto un lavoro: è stata una missione vissuta con passione, competenza e disponibilità, qualità che hanno lasciato il segno in quarant’anni di interventi e nella formazione di tanti soccorritori che oggi raccolgono il suo testimone.
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