L’associazione Fondiaria fa il punto: già avviati vigneto e orto didattico, ora nel mirino il sentiero Ombriaco-Biosio e i muretti a secco
“Disponibilità economica e terreni ci sono, il vero tallone d’Achille è trovare qualcuno che si dia da fare. Vorremmo coinvolgere soprattutto giovani di Bellano”
BELLANO – I terreni ci sono, i progetti anche. Persino i finanziamenti. Quello che manca, sempre più spesso, sono le persone disposte a rimboccarsi le maniche e a riportare davvero quei terreni alla vita. È questo il nodo che emerge facendo il punto sull’attività dell’Associazione Fondiaria “Radici” di Bellano, nata per contrastare l’abbandono delle aree agricole e recuperare porzioni di territorio ormai inutilizzate.
“Il vero tallone d’Achille è trovare qualcuno che possa lavorare i terreni”, spiegano dall’associazione. Un problema che “Radici” aveva intuito fin dall’inizio del proprio percorso e che oggi, dopo i primi progetti già concretizzati, diventa ancora più evidente.
Le origini dell’associazione risalgono all’inizio del 2024. A febbraio la sala civica di Bellano aveva ospitato la presentazione della futura Associazione Fondiaria, pensata per mettere insieme proprietari di terreni frammentati o abbandonati e costruire progetti di recupero condivisi. L’obiettivo dichiarato era duplice: riportare all’uso agricolo aree incolte e, allo stesso tempo, contribuire alla tutela del paesaggio e alla prevenzione del dissesto idrogeologico, con il seguente modus operandi: il proprietario poteva affidare il terreno all’Asfo per un periodo definito, mentre l’associazione avrebbe poi individuato cooperative, aziende o altri soggetti a cui affidarne la gestione. Proprio in quella serata il promotore Tiziano Manzi spiegava che l’obiettivo era “iniziare piano piano” e, se il modello avesse funzionato, allargare progressivamente l’azione ad altre aree del territorio.
La costituzione ufficiale è arrivata nel dicembre 2024. Tra i soci fondatori figuravano Tiziano Manzi, Luigi Gianola, Giacomo Fazzini, Fernando Nogara, Alessandro Castelli e Paolo Vitali. L’Asfo nasceva formalmente con il compito di gestire in forma associata terreni e boschi conferiti dai soci, predisporre piani di gestione e partecipare a bandi e progetti pubblici o privati.
“Siamo partiti da quella serata preliminare e qualche mese dopo ci siamo costituiti come associazione – ricordano oggi dal direttivo -. Da allora siamo riusciti a portare avanti due progetti importanti e ne abbiamo già altri in programma”.
Il progetto più importante avviato finora è quello di Vendrogno, dove è stato impiantato un vigneto. “Siamo partiti praticamente da zero lo scorso anno, grazie al contributo di un’azienda di Bellano che si occupa di termoidraulica – raccontano –. Prima abbiamo dovuto bonificare il terreno, poi concimarlo e procedere con tutta la preparazione necessaria per dare vita alla coltivazione”.

A inizio febbraio 2026 il primo passaggio concreto del progetto: diciotto studenti e studentesse della classe 1G Agraria del Marco Polo di Colico, accompagnati da docenti e soci dell’associazione, avevano lavorato alla realizzazione della recinzione destinata a proteggere il futuro vigneto dagli animali selvatici. Poche settimane dopo, il 26 e 27 marzo, gli stessi studenti erano tornati sul terreno per la messa a dimora delle barbatelle. In quell’occasione furono piantate 1.450 viti tra Pinot Nero e Pinot Bianco, destinate a formare un nuovo vigneto “eroico” a oltre 700 metri di quota. Il progetto prevedeva anche la semina di fiorume autoctono, pensata per favorire biodiversità e insetti impollinatori. La stagione appena trascorsa è stata la prima per il nuovo impianto. Ora il lavoro prosegue. “Quest’inverno dovremo fare la palificazione definitiva e posare tutti i fili di sostegno. Poi, gradualmente, si entrerà nella fase produttiva”.
Il secondo progetto già realizzato riguarda invece un orto didattico a Bellano, finanziato dal Comune. L’area misura circa 500 metri quadrati e anche qui si è partiti dalla sistemazione fisica del terreno.

“Abbiamo usato lo scavatore, sistemato una piccola sponda, pacciamato l’area e palificato in funzione delle colture”. Nell’orto sono stati piantati pomodori, melanzane, cetrioli, zucchine, peperoni, zucche, porri e fragole.
Anche in questo caso la collaborazione con i ragazzi dell’agraria ha avuto un ruolo centrale. “I ragazzi ci hanno seguito durante tutta la fase di crescita e ci hanno dato una mano concreta. Quest’anno il raccolto è stato diviso tra noi, perché non avevamo ancora la possibilità di venderlo”. L’obiettivo, sottolineano da “Radici”, non è tanto produttivo quanto educativo. “L’orto didattico serve soprattutto a far appassionare i ragazzi. Noi abbiamo competenze e possiamo seguirlo direttamente, ma il senso principale è far capire cosa vuol dire coltivare e prendersi cura di un terreno”.

Ombriaco-Biosio, il prossimo intervento
Ora l’associazione guarda a un nuovo fronte: il recupero del sentiero che collega Ombriaco, frazione di Bellano, alla sponda di Biosio. “Questa settimana abbiamo un incontro con alcuni privati e con l’impresa per definire gli interventi da fare”, spiegano. Già nel 2024, durante la prima presentazione pubblica dell’Asfo, proprio questa frazione era stata indicata come uno dei primi punti da cui partire, anche perché lì era già stato avviato dal giovane Giacomo Fazzini il recupero di una vigna, esperienza che aveva contribuito a fare da apripista all’idea stessa di “Radici”.
Per questo progetto e per la gestione di altri aspetti legati all’associazione sono previste risorse regionali per un totale di 30 mila euro, distribuite in tre annualità. “Parliamo di circa 10 mila euro all’anno – spiegano dall’associazione – che potranno essere utilizzati in parte per il recupero del sentiero e in parte per altre attività di gestione. Il bando regionale ci ha dato un po’ di aria. Sono progetti lunghi e avere la possibilità di programmare con un minimo di continuità è fondamentale”.
Un altro capitolo riguarda i muretti a secco, elemento caratteristico del paesaggio terrazzato bellanese e al tempo stesso infrastruttura preziosa per la stabilità dei versanti. “Quest’anno c’è stato un finanziamento del GAL, ma potevano partecipare soltanto le aziende. Noi stiamo pensando di prepararci per il prossimo bando”.
L’idea sarebbe quella di raccogliere le adesioni dei proprietari interessati al recupero dei propri muretti e costruire un progetto unitario. “Il singolo privato spesso non può partecipare da solo. Noi potremmo prendere in carico la gestione del progetto, raccogliere un elenco di tutti i muretti che potrebbero essere oggetto di intervento e presentare una richiesta di finanziamento complessiva”.

È una linea perfettamente coerente con la filosofia con cui l’Asfo era nata: superare la frammentazione fondiaria e fare massa critica, così da rendere possibili interventi che il singolo proprietario difficilmente potrebbe sostenere. “Parliamo di una valorizzazione del patrimonio, ma anche di dissesto idrogeologico“.
Ed è qui che ritorna il tema più delicato. “Il progetto può essere finanziato, il terreno può essere sistemato, ma poi deve esserci qualcuno che operativamente riesca a gestirlo e a portarlo avanti“. Concetto che era già stato espresso fin dalla nascita di “Radici”: uno degli obiettivi dichiarati era proprio quello di riportare giovani sul territorio e creare le condizioni perché potessero lavorare vicino a casa, sfruttando terreni già disponibili e progetti condivisi.
Oggi quella prospettiva resta uno dei punti centrali. “Ci piacerebbe molto trovare qualche giovane di Bellano che dica: questa cosa la voglio fare”. Il modello immaginato è quello di offrire un terreno già recuperato, senza costi iniziali per chi decide di mettersi in gioco. “L’associazione fa l’intervento, prende in carico il terreno e poi lo dà in gestione. Chi lo gestisce può portarsi a casa i frutti del lavoro. Se parliamo di un uliveto, per esempio, può tenersi le olive o l’olio, oppure venderli”.
E chi accetterà la sfida non verrebbe lasciato solo. “Ci sarebbe anche un supporto agronomico da parte dell’associazione. Non vogliamo consegnare un terreno e dire “arrangiati”. Vogliamo accompagnare chi decide di farlo. La cosa più bella sarebbe riuscire a creare un’opportunità concreta per qualcuno del territorio, magari un giovane che vuole iniziare ma non ha i mezzi per acquistare o sistemare un terreno”.
A quasi due anni dalla prima presentazione, il bilancio dell’associazione resta positivo. “Per adesso siamo contenti – spiegano –. Sono progetti a lungo termine e sappiamo che serve tempo, però stiamo andando avanti”. Il direttivo è composto da cinque persone, mentre i soci sono oggi tra 15 e 20.

Nel percorso non è mancato il sostegno del Comune di Bellano. Fin dalla nascita dell’Asfo l’Amministrazione aveva annunciato supporto economico e logistico, mettendo poi a disposizione gratuitamente anche una sede. “Il Comune ci ha dato una mano importante, sia con il progetto dell’orto sia mettendoci a disposizione uno spazio dove poterci ritrovare e lavorare”.
La sfida ora è trasformare il recupero dei terreni in una gestione stabile.
VIDEO VIGNETO A VENDROGNO
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