Goletta dei Laghi 2026, sul Lario restano le criticità: Caldone, Gallavesa e Inganna ancora osservati speciali

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Presentati all’Officina Badoni di Lecco i risultati della XXI edizione della campagna di Legambiente

“Servono controlli sugli scarichi e investimenti sulla depurazione”. Niente campionamenti nell’Inganna, in secca, anche se più volte nel corso degli anni il torrente è risultato fortemente inquinato

LECCO – Il Lario continua a mostrare segnali incoraggianti in alcuni tratti, ma anche criticità ormai croniche che richiedono interventi strutturali. È questo il quadro emerso dalla presentazione della XXI edizione della campagna Goletta dei Laghi di Legambiente, ospitata stamattina all’Officina Badoni di Lecco, dove sono stati illustrati i risultati dei monitoraggi effettuati lungo le sponde lombarde e le prospettive future per la tutela delle acque.

Ad aprire l’incontro è stato l’assessore alla partecipazione, pari opportunità e protezione civile del Comune di Lecco Alessandra Rota, che ha ricordato come il lago rappresenti “parte integrante della nostra identità, della nostra storia e della nostra vita quotidiana”, sottolineando come la tutela dell’ecosistema lacustre significhi proteggere salute pubblica, biodiversità e sviluppo sostenibile.

Alessandra Rota

Entrando nel merito dei risultati, il responsabile campagne di Legambiente Lombardia Christian Aletti ha illustrato i dati raccolti sul Lago di Como, dove sono stati monitorati nove punti complessivi distribuiti tra il ramo comasco e quello lecchese. “Sul Lario abbiamo trovato una situazione mista, con elementi positivi ma anche criticità che si ripresentano ormai da anni – ha spiegato Aletti – Quattro punti sono risultati inquinati, tre dei quali fortemente inquinati, mentre gli altri cinque rientrano nei limiti previsti dalla normativa”.

Per quanto riguarda la sponda lecchese, la buona notizia arriva dall’Adda a Colico, tornata ad essere monitorata dopo diversi anni e risultata entro i limiti, seppur con valori vicini alle soglie di attenzione. Positivo anche il quadro relativo alla foce della Meria a Mandello e al Varrone di Dervio, entrambi risultati nei parametri di legge.

Restano invece osservati speciali alcuni corsi d’acqua storicamente problematici. Il Caldone, che attraversa la città di Lecco, è stato nuovamente classificato come fortemente inquinato, confermando una situazione che si ripete ormai da numerose campagne di monitoraggio. Analoga la situazione del torrente Gallavesa a Vercurago, anch’esso risultato fortemente inquinato, mentre il torrente Valle dei Mulini che attraversa Bellano è stato classificato come inquinato.

Sono punti che ritornano spesso con valori critici“, ha evidenziato Aletti, ricordando come il Caldone presenti una lunga storia di problematiche ambientali che impone ormai interventi risolutivi piuttosto che semplici monitoraggi.

Christian Aletti

Particolarmente significativo anche un altro dato emerso durante la campagna: due corsi d’acqua del ramo lecchese, il Visino e l’Inganna, non hanno potuto essere campionati perché completamente in secca. Un elemento che, secondo Legambiente, rappresenta un ulteriore segnale degli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici sul reticolo idrico locale.

Dopo la presentazione dei dati è intervenuta Costanza Panella, presidente del Circolo Legambiente Lario Sponda Orientale e coordinatrice dei circoli di Como e Lecco, che ha posto l’attenzione soprattutto sulle cause dell’inquinamento. “Per il Caldone e il Gallavese non si può più rinviare un’analisi approfondita dei corpi idrici per individuare gli scarichi anomali e gli allacci impropri – ha affermato -. È indispensabile proseguire con le videoispezioni e con la ricerca sistematica delle connessioni abusive alla rete fognaria. I soldi spesi per l’ambiente sono soldi ben spesi”.

Costanza Panella

Secondo Legambiente, infatti, gran parte delle criticità deriverebbe proprio da scarichi civili e produttivi non correttamente collegati al sistema di depurazione. La stessa Panella ha ricordato anche un’altra emergenza che negli ultimi anni sta interessando diversi bacini lecchesi: la crescente presenza di fioriture algali, favorita dalle alte temperature e dal progressivo abbassamento del livello delle acque.

“Si tratta di un fenomeno in crescita che interessa il lago di Garlate, il lago di Annone e alcune aree del lago di Como – ha spiegato -. Le alghe provocano cattivi odori, possono produrre tossine e compromettono l’equilibrio dell’ecosistema lacustre. Chiediamo alle Autorità di Bacino e alla Provincia di intervenire tempestivamente quando le fioriture sono ancora in acqua”.

Diletta Negri

Sulla sponda orientale è intervenuta anche Diletta Negri, del Circolo Legambiente Lario Sponda Orientale, che ha richiamato l’attenzione soprattutto sull’Inganna, definendolo uno dei casi più delicati dell’Alto Lago. “È un problema che si trascina da oltre dieci anni. Più volte il torrente è risultato fortemente inquinato e il potenziamento del depuratore di Colico rischia di essere vanificato se non vengono eliminati gli scarichi irregolari presenti lungo l’asta fluviale”, ha spiegato.

La qualità del lago passa anche dalla rete fognaria

Alla conferenza ha preso parte anche la direttrice dell’Ufficio d’Ambito di Lecco (ATO), Elena Arena, che ha illustrato il lavoro svolto negli ultimi anni insieme a Lario Reti Holding. “Negli ultimi dieci anni sono stati dismessi sedici piccoli depuratori, concentrando il trattamento su impianti più grandi ed efficienti”, ha spiegato, ricordando come nel 2025 sia stato completato un importante intervento sul depuratore di Lecco, destinato a migliorare ulteriormente le prestazioni dell’impianto.

Il problema, ha precisato Arena, riguarda oggi soprattutto la rete fognaria. “Abbiamo censito circa cinquecento scolmatori sul territorio provinciale e stiamo portando avanti un piano di razionalizzazione. Parallelamente sono in corso modellazioni numeriche delle reti fognarie per individuare le priorità di investimento”.

Un passaggio particolarmente significativo riguarda le videoispezioni effettuate in collaborazione con i Comuni. “Nel Comune di Colico abbiamo già individuato undici allacci irregolari alle reti fognarie, mentre circa novanta situazioni sono ancora in fase di verifica“, ha annunciato Arena, sottolineando come proprio la collaborazione tra enti locali, gestore del servizio idrico e cittadini rappresenti la chiave per ridurre in modo concreto le fonti di inquinamento.

La direttrice di ATO ha inoltre ricordato che il futuro nuovo depuratore di Lecco, destinato a sostituire progressivamente alcuni impianti esistenti, richiederà ancora tempi lunghi: è infatti in partenza la gara per la progettazione dell’opera, destinata a rappresentare uno degli investimenti più rilevanti per il sistema depurativo provinciale.

Dal confronto emerso durante la conferenza appare evidente come il miglioramento della qualità delle acque del Lario non possa più limitarsi ai soli monitoraggi ambientali.

Elena Arena

Le associazioni chiedono controlli sistematici sugli scarichi, i gestori del servizio idrico puntano sul rinnovamento delle infrastrutture e sulla razionalizzazione della rete, mentre gli enti pubblici sono chiamati ad accelerare investimenti che, secondo tutti i relatori intervenuti, rappresentano ormai una priorità non più rinviabile per garantire la salute del lago e delle comunità che vivono sulle sue sponde.

Il report nazionale: laghi sempre più sotto pressione tra clima, siccità e overtourism

Oltre al Lario, la conferenza si è allargata allo scenario nazionale con la presentazione del report “Laghi sotto pressione”, illustrato dal portavoce nazionale di Goletta dei Laghi, Emilio Bianco. Il documento fotografa uno stato di crescente fragilità degli ecosistemi lacustri italiani, messi sotto pressione dagli effetti dei cambiamenti climatici e da un’intensa pressione antropica. “I laghi sono fondamentali perché ci forniscono acqua potabile, sostengono l’agricoltura, producono energia, custodiscono biodiversità, rappresentano un’importante risorsa economica grazie al turismo e possiedono un enorme valore paesaggistico – ha spiegato Bianco -. Eppure oggi subiscono una pressione senza precedenti”.

Secondo Legambiente, ai fenomeni naturali si sommano criticità causate dall’uomo: prelievi idrici eccessivi, urbanizzazione delle coste, reti fognarie e di depurazione non sempre adeguate e una gestione frammentaria della risorsa idrica. Sempre più evidenti anche gli effetti della crisi climatica, con periodi di siccità prolungati, eventi meteorologici estremi e un costante aumento della temperatura delle acque.

Nel report vengono riportati anche dati elaborati sulla base delle rilevazioni del programma europeo Copernicus, che mostrano come nel 2025 i laghi europei abbiano registrato un incremento medio della temperatura di 0,33 gradi rispetto ai vent’anni precedenti. In Italia l’aumento è stato ancora più marcato, con punte di 0,79 gradi nel lago Trasimeno e 0,75 gradi nel Lago Maggiore. Un riscaldamento che comporta conseguenze dirette sugli ecosistemi: diminuzione dell’ossigeno disciolto, proliferazione incontrollata di alghe e diffusione di specie aliene, ormai sempre più presenti anche nei grandi laghi del Nord Italia.

Tra le nuove minacce affrontate dal dossier trovano spazio anche i PFAS, sostanze perfluoroalchiliche considerate tra gli inquinanti emergenti più preoccupanti. Bianco ha ricordato come proprio Legambiente abbia avuto un ruolo determinante nel far emergere il caso della Miteni in Veneto, grazie all’esposto presentato dal circolo di Cologna Veneta, vicenda che ha portato alla recente condanna dell’azienda per l’inquinamento delle falde acquifere.

Ampio spazio è stato dedicato anche al fenomeno dell’overtourism, particolarmente evidente nei grandi laghi del Nord. Bianco ha citato il Lago di Garda, che supera i 25 milioni di presenze turistiche all’anno, come esempio di territori dove la pressione esercitata dal turismo rischia di incidere sempre più sugli equilibri ambientali, sulle infrastrutture e sui sistemi di depurazione.

Emilio Bianco

Per affrontare queste sfide, Legambiente propone una strategia fondata su una nuova governance dell’acqua, chiedendo la piena attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, accompagnata da adeguate risorse economiche. Tra le priorità indicate figurano il potenziamento dei sistemi di monitoraggio e depurazione, la riduzione dell’apporto di nutrienti e contaminanti nei corsi d’acqua, una gestione più sostenibile del turismo e una programmazione di lungo periodo.

“La tutela dei laghi non riguarda soltanto l’ambiente – ha concluso Bianco -. Parliamo di salute pubblica, sicurezza idrica, energia, agricoltura, economia e qualità della vita delle comunità che vivono lungo le sponde. Per proteggere questi ecosistemi servono conoscenza scientifica, programmazione, investimenti e soprattutto una visione di lungo periodo, senza limitarsi alla gestione delle emergenze o ai tempi della politica”.

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