Mandello. San Lorenzo, folla sul lago per il gran finale con i fuochi

Tempo di lettura: 4 minuti

Migliaia di persone hanno riempito il lungolago, Mandello Basso e l’oratorio per la festa patronale

Dopo i giorni di apprensione per l’incendio sul Moregallo, Mandello ha potuto vivere fino in fondo uno degli appuntamenti simbolo della sua estate

MANDELLO – Solo pochi giorni prima, sul Moregallo, le fiamme avevano tenuto con il fiato sospeso un intero territorio. Ieri sera, invece, Mandello ha potuto ritrovare il fuoco nella sua veste più attesa e spettacolare: quella dei tradizionali fuochi di San Lorenzo, accesi sul lago davanti a migliaia di persone.

Alle 22 il primo bagliore ha rotto il buio e in pochi istanti il cielo si è riempito di rosso, verde, bianco e oro. Le grandi corolle luminose si sono aperte sopra l’acqua, moltiplicandosi nei riflessi del Lario, mentre lungo la riva una folla compatta seguiva lo spettacolo con il naso all’insù. Una Mandello pienissima: il lungolago occupato in ogni spazio disponibile, le vie di Mandello Basso attraversate da un continuo via vai di persone, le tavolate dell’Oratorio San Lorenzo gremite. Famiglie, residenti e turisti hanno accompagnato fino a sera una festa che, con il passare delle ore, sembrava richiamare tutti verso lo stesso punto: il lago.

Era il gran finale che tutti aspettavano. E quest’anno lo si è atteso con qualche apprensione in più. Visti i recenti accadimenti legati all’incendio sul Moregallo, lo spettacolo pirotecnico è rimasto incerto fino all’ultimo per questioni di sicurezza. Il via libera è arrivato soltanto dopo le verifiche e i sopralluoghi, tenendo conto anche delle modalità dello spettacolo, affidato a professionisti e realizzato sul lago.

Pochi giorni fa il fuoco era un pericolo da spegnere sulla montagna. Nella notte di San Lorenzo è diventato invece luce, colore, meraviglia. Senza cancellare quanto accaduto, ma restituendo alla comunità uno degli appuntamenti che più identificano l’estate mandellese, con una festa che è cominciata già in mattinata con la Messa solenne nella chiesa parrocchiale, la processione e la tradizionale benedizione del lago e dei natanti. Un gesto che a Mandello assume un significato particolare, perché qui il lago non è soltanto lo sfondo della festa: è parte della storia, del lavoro e dell’identità del paese.

La celebrazione è stata resa ancora più significativa dalla presenza di quattro sacerdoti ricordati per importanti anniversari di ordinazione. A festeggiare 60 anni di sacerdozio don Mario Tamola, attualmente a Olcio. Cinquant’anni, invece, per padre Elia Panizza, di Olcio, padre Sandro Lafranconi, missionario oggi a Mandello, e don Marco Malugani, attuale parroco di Lierna.

Quattro storie sacerdotali diverse che hanno offerto lo spunto per tornare al significato più semplice e insieme più profondo della figura di San Lorenzo: quello del servizio. “Un diacono serve se serve. Se non serve, a cosa serve?”. La frase, ripetuta durante la predica da Don Giuliano Zanotta, ha fatto da filo conduttore alla riflessione. San Lorenzo era un diacono e “diacono”, è stato ricordato, significa prima di tutto servitore. Non una questione di ruoli o gerarchie, dunque, ma di atteggiamento. Di capacità di mettersi a disposizione degli altri, senza trasformare il ministero in una ricerca di prestigio o di potere.

Il richiamo è stato rivolto anche ai sacerdoti festeggiati: “Ogni prete rimane servo”, è stato sottolineato, ricordando come dietro percorsi diversi (la parrocchia, la missione, la vita religiosa) debba restare la stessa disponibilità verso le persone.

Dal raccoglimento religioso della mattina, la festa ha poi cambiato lentamente volto. Mandello ha cominciato a riempirsi e rivelare il volto più “popolare della festa”. Le bancarelle della fiera, le tradizionali Lucie sul lago, accompagnate anche dal gruppo folkloristico Firlinfeu “L’Allegra Brigata”, hanno animato il pomeriggio, mentre con l’arrivo della sera l’oratorio è diventato uno dei cuori della patronale riempendosi di cibo, musica e balli.

Con il calar del sole, il movimento si è spostato sempre più verso il lago, finché il lungolago è diventato una grande platea a cielo aperto. Alle 22 il cielo si è acceso. Una prima esplosione, poi un’altra. Cascate dorate, grandi sfere rosse e verdi, aperture bianche capaci per qualche secondo di illuminare anche il profilo delle montagne. Sotto, ogni colore raddoppiava sull’acqua.

Poi, all’improvviso, di nuovo il buio. Sono tornate le voci, il rumore dei passi, il movimento della folla che lentamente ha ricominciato ad attraversare Mandello Basso. La festa si è sciolta poco alla volta.

Una giornata capace di tenere insieme la devozione per il patrono e la voglia di festa, gli anniversari dei sacerdoti e le tradizioni popolari, il paese e il suo lago. E dopo i giorni in cui gli occhi erano rimasti puntati con preoccupazione verso il Moregallo, Mandello ha potuto finalmente tornare a guardare il cielo soltanto per meravigliarsi.

GALLERIA FOTOGRAFICA

Non fermarti alle notizie suggerite dall’algoritmo.

Su Google scegli Lecconotizie.com per un’informazione verificata.

AGGIUNGI ORA