L’iniziativa promossa dal Coordinamento Lecchese Stop al Genocidio si è svolta senza incidenti in piazza della Chiesa
L’amministrazione: “Garantita la sicurezza dei residenti. Le competenze del Comune riguardano esclusivamente gli aspetti urbanistici”
PERLEDO – Si è svolto venerdì scorso in piazza della Chiesa a Perledo il presidio organizzato dal Coordinamento Lecchese Stop al Genocidio, che ha richiamato una cinquantina di attivisti per protestare contro la realizzazione del nuovo complesso residenziale in località Bologna.
L’iniziativa era stata annunciata nei giorni precedenti dallo stesso Coordinamento, che aveva inviato una lettera al sindaco Fabio Festorazzi chiedendo la sospensione del cantiere o, in alternativa, l’apertura di un confronto con l’Amministrazione comunale. Alla base della protesta vi sono i rapporti che, secondo l’associazione, intercorrerebbero tra la società committente dell’intervento edilizio e attività imprenditoriali nei territori palestinesi occupati da Israele. Il Coordinamento aveva inoltre richiamato la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, citando documenti e decisioni di organismi internazionali e sostenendo che tali elementi dovessero essere presi in considerazione anche dall’ente locale.
Il presidio si è svolto regolarmente e, come sottolinea il Comune, senza alcun incidente. L’amministrazione evidenzia come il pronto coordinamento degli uffici comunali e il tempestivo dispiegamento delle forze dell’ordine abbiano consentito di garantire la sicurezza dei residenti e la normale prosecuzione della vita del paese durante tutta la manifestazione.
Al termine dell’iniziativa è intervenuto il vicesindaco Mauro Gumina, che, a nome della Giunta, ha preso le distanze dalle motivazioni politiche e internazionali alla base della protesta. «Il nostro dovere primario è tutelare la tranquillità dei cittadini di Perledo e la serenità del paese. L’attività amministrativa opera unicamente nel perimetro delle proprie competenze locali, rimanendo estranea a polemiche geopolitiche che, in questo caso, rischiano di sfociare in manifestazioni di odio razziale, da cui prendiamo fermamente le distanze e che nulla hanno a che fare con la nostra realtà territoriale e con le tematiche legate alla materia edilizia», afferma Gumina.
Il Comune ribadisce quindi che le valutazioni sull’intervento edilizio vengono effettuate esclusivamente sulla base della normativa urbanistica e delle competenze amministrative dell’ente.
A confermarlo è anche il sindaco Fabio Festorazzi, che richiama il lavoro svolto dagli uffici tecnici. «Gli amministratori e il personale tecnico comunale continuano a vigilare con rigore sulla conformità urbanistica dei progetti, confermando il costante impegno profuso a tutela di uno sviluppo ordinato, sicuro e rispettoso delle regole a Perledo», dichiara il primo cittadino.
La manifestazione rappresenta l’ultimo sviluppo di una vicenda che nelle scorse settimane aveva già acceso il dibattito pubblico. Il progetto del residence era infatti finito al centro dell’attenzione dopo un articolo del Corriere della Sera dedicato alle trasformazioni urbanistiche sul Lago di Como. In quell’occasione il sindaco Festorazzi aveva respinto le ricostruzioni del quotidiano, precisando che il complesso comprende 47 alloggi e non 52, che l’area è edificabile da decenni, che tutte le verifiche geologiche e urbanistiche previste sono state effettuate e che la Valutazione Ambientale Strategica del nuovo PGT è affidata al Politecnico di Milano.
Con il presidio di venerdì il confronto sulla vicenda si è spostato dalla carta stampata alla piazza. Da una parte il Coordinamento Lecchese Stop al Genocidio, che continua a chiedere un intervento dell’Amministrazione sul progetto edilizio; dall’altra il Comune di Perledo, che conferma la legittimità dell’iter urbanistico del residence e ribadisce la volontà di mantenere la questione nell’ambito delle proprie competenze amministrative, prendendo le distanze dalle polemiche di carattere geopolitico emerse durante la protesta.
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