Il Consiglio di Stato si è espresso mercoledì respingendo il ricorso dei privati
Oggetto del contendere la modifica al Pgt con la trasformazione in ambito di rigenerazione urbana di due aree di proprietà delle società Salumificio Fratelli Beretta e Frutti dei Sogni
LA VALLETTA BRIANZA – Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso delle società Salumificio Fratelli Beretta e Frutti dei Sogni contro la sentenza del Tar del 31 marzo 2025 dando ragione al Comune. Si è chiusa con la sentenza n° 1968/2026 pubblicata mercoledì scorso, 11 marzo, la vicenda che ha visto l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Marco Panzeri chiamata in causa in Tribunale per via della variante generale al piano di governo del territorio del luglio 2023.
In particolar modo le società, rappresentate e difese dall’avvocato Giuseppe Rusconi, hanno contestato la modifica della destinazione dei terreni situati in località Cascina Francolino e Cascina Zerbine, trasformati in ambito di rigenerazione territoriale, escludendo l’insediamento di attività produttive.
Dopo il primo pronunciamento del Tar, con cui i giudici del tribunale amministrativo regionale avevano dato ragione al Comune, le società non si sono arrese e hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato chiedendo l’annullamento integrale del Piano di Governo del Territorio e un risarcimento danni per un importo pari a 9.938.296,41 euro.
“Mercoledì abbiamo ricevuto una bellissima notizia per La Valletta Brianza. Il ricorso è stato completamente respinto in quanto infondato nel merito: la sentenza conferma la legittimità e la correttezza dell’operato dell’Amministrazione comunale” ha commentato il sindaco Panzeri, la cui amministrazione comunale è stata difesa in giudizio dall’avvocato Emiliano Tamburini.
Nella sentenza del Consiglio di Stato, si ripercorre per sommi capi la vicenda: si ricorda l’esistenza, un tempo, di un allevamento di maiali e come nel precedente Pgt le due aree fossero inserite nell’ambito produttivo con la possibilità edificatoria connessa solo attraverso un piano attuativo. Non solo. Si evidenzia anche come negli anni 2008 – 2011 le parti private avessero proposto un Programma integrato di intervento, finalizzato al recupero funzionale e alla riqualificazione ambientale delle aree, mai attuato. Si arriva così al gennaio 2023 quando il Consiglio comunale adotta la variante al Pgt in cui le aree vengono inserite nell’ambito di rigenerazione territoriale ArT2, in cui è precluso l’insediamento di qualsiasi attività di natura produttiva, compresi gli allevamenti.
Contro questa indicazione i privati presentano osservazioni (mantenere la complessiva superficie di 60.270 mq circa, classificata in Ambito produttivo industriale) che vengono respinte dal Comune che il 13 luglio 2023 approva in via definitiva la Variante generale al Piano di governo del territorio.
Atto contestato dalle società che, dopo la sentenza del Tar del 2025, hanno deciso di appellarsi al Consiglio di Stato, soffermandosi in particolar modo su tre punti. Il primo è la violazione dell’art. 36 del Codice dei contratti pubblici per mancata applicazione del principio di rotazione nella scelta del tecnico che ha redatto il Pgt mpugnato. Obiezione però respinta al mittente dal Consiglio di Stato confermando la tesi assunta dai giudici del Tar.
La seconda contestazione verteva sul fatto che le osservazioni presentate all’adozione del Pgt non sarebbero state adeguatamente valutate dal Consiglio comunale che si sarebbe limitato a richiamare quelle formulate dal tecnico incaricato per la redazione della variante. Accusa, anche in questo caso, smontata, citando espressamente la discussione in Consiglio in cui si difendeva la scelta di trasformazione di destinazione d’uso delle aree parlando di un “ambito paesaggistico di notevole interesse pubblico” evidenziando la presenza di un corridoio ecologico della RER (Rete Ecologica Regionale) e di un’ampia fascia boscata classificata come “non trasformabile” dal PIF della provincia di Lecco. Non solo. Ma veniva anche detto che “il comparto edificato, in passato adibito ad allevamento di suini, giace oggi in avanzato stato di degrado e abbandono, nonostante la trasformazione urbanistica produttiva fosse consentita da decenni nei precedenti strumenti urbanistici comunali” sottolineando come il Pgt avesse come obiettivo anche di avviare il processo di ampliamento del Parco Regionale di Montevecchia e della valle del Curone.
Di conseguenza, hanno ribadto i giudici del Consiglio di Stato, “la scelta urbanistica risulta sorretta da elementi oggettivi e rientra nell’ampia discrezionalità pianificatoria dell’ente”.
Respinta anche l’ultima contestazione, relativa al vizio di sviamento di potere e fondata sul comportamento, ritenuto vessatorio e contra ius tenuto dal sindaco. I giudici hanno ricordato come l’approvazione del Pgt sia avvenuta in Consiglio comunale non avendo nulla a che fare, almeno in via diretta e causalmente rilevante, con un eventuale comportamento del sindaco, tacciato di agire in nome di una volontà punitiva.
Una vittoria netta per il Comune che vede così chiudersi positivamente la vicenda.
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