Medici gettonisti sospesi al Mandic: Trivelli e Buonocore relazionano in Consiglio

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Marco Trivelli e Giovanni Buonocore

In Consiglio la delicata situazione del Pronto Soccorso del Mandic

L’obiettivo è quello di internalizzare il personale entro 18 mesi: sono tre i medici gettonisti sospesi a febbraio all’ospedale di Merate

MERATE – Un fatto “ordinario” pur con un appendice ben diversa. Con queste parole il direttore generale di Asst Lecco Marco Trivelli è intervenuto ieri sera, lunedì, durante il Consiglio comunale a cui è stato invitato a partecipare dopo il caso della sospensione  di Vincenzo Campanile, il medico in servizio come gettonista al Pronto Soccorso dell’ospedale San Leopoldo Mandic su cui pende la condanna, in secondo grado, per omicidio volontario.

Una vicenda che ha creato scalpore, a cui è poi seguita la sospensione anche di un altro professionista, Carmen Salvatore, la coordinatrice del medici della cooperativa di cui si avvale Asst Lecco per il servizio di emergenza e urgenza a Merate, finendo per interrogare sulle modalità di funzionamento e soprattutto sulle responsabilità di controllo  delle realtà esterne a cui la sanità pubblica si trova costretta a ricorrere per mancanza di personale interno.

Una situazione complessa messa in luce in aula dagli interventi del direttore generale  Marco Trivelli e del primario del Ps del Mandic Giovanni Buonocore, a cui il sindaco Mattia Salvioni ha rivolto un sentito ringraziamento per la presenza.

ll ricorso alle cooperative

“Dopo il Covid si è iniziato a far ricorso al personale esterno garantito dalla cooperative. Da due anni è stato ritenuto non opportuno il ricorso alla cooperative prevedendo la possibilità di utilizzare questo appalto solo per quei presidi dove sia un corso una riqualificazione dell’attività sanitaria” ha spiegato Trivelli, aggiugendo che Merate rientra in questi per via del progetto di ampliamento del Ps, appena avviato. “Il nostro obiettivo è arrivare a un rilancio del Pronto Soccorso meratese e per farlo bisogna renderlo più attrattivo per chi deve lavorarci. Purtroppo i quattro concorsi banditi, anche l’ultimo, per la ricerca di personale, sono andati deserti. Il ricorso alla cooperativa è necessario nell’ottica di un impegno, assunto con Regione, a internalizzare il personale entro 18 mesi”.

I due gruppi di minoranza

Il direttore generale ha poi sottolineato come dal 2021 a oggi la qualità del personale messo a disposizione sia stata accettabile, rimarcando però che fosse già successo che qualcuno non fosse ritenuto idoneo a svolgere i turni all’interno del presidio di via Cerri. “Per questo parlo di un fatto ordinario, senza voler sminuire la gravità del caso. Qui l’appendice è diversa: pur non essendosi niente di illegittimo, perché il medico poteva svolgere il lavoro, abbiamo ritenuto che non fosse opportuno avere in servizio persone che potessero rappresentare elementi dissuasori sia per i pazienti che per il personale in servizio”.

Sospesa anche la coordinatrice della cooperativa

Trivelli ha poi precisato come Asst non sia tenuta a conoscere il casellario giudiziario dei medici forniti dalla cooperativa esterna, trattandosi di un appalto. Non ha nascosto però la delusione di non essere stato avvisato del caso specifico: “E’ mancata la lealtà che deve esserci in un rapporto di collaborazione e crescita. Noi abbiamo scorpeto tutto quasi per caso” ha aggiunto, motivando così il provvedimento di sospensione preso poi nei confronti della coordinatrice del medici forniti dalla cooperativa in attesa di valutare la presenza o meno della buona fede.

Il racconto del primario

E’ toccato poi al primario del Ps Giovanni Buonocore raccontare poi come “il caso” sia stato vissuto al Mandic. “E’ scoppiato tutto alla mattina dopo il secondo turno del medico rianimatore che io avevo ritenuto, da colloquio, in gamba e adeguato al contesto. Il comportamento riscontrato nel breve periodo di prova era stato anche soddisfacente”. A qualcuno il nome ha però richiamato spiacevoli casi di cronaca, confermati poi da una rapida ricerca sul web. “Opero come primario e come Dec, direttore dell’esecuzione del contratto e i due piani a volte possono scontrarsi. Come primario ho subito sollevato dei dubbi sull’opportunità di avere nel personale una figura con trascorsi che potrebbero generare timori nei collaboratori. Come Dec invece dovevo condividere la scelta con la direzione ospedaliera”.

I consiglieri di minoranza presenti ieri sera

Tre gettonisti sospesi a febbraio

Buonocore ha precisato che la decisione di sospendere il professionista non ha causato problemi nell’immediatezza non avendo in programma turni a breve, sottolineando come ora la situazione sia tamponata con il ricorso a professionisti di Lecco e di Monza. “Era già capitato di aver allontanato altre figure di cooperative: solo a febbraio ne abbiamo allontanati tre” ha ribadito, parlando quindi di un altro professionista, oltre a due già balzati agli onori delle cronache, per cui Asst ha preferito chiedere la sospensione non ritenendoli idonei.

Auspicato il ritorno a personale interno

“La stella polare che ci deve guidare è il ritorno a professionisti interni” ha concluso Buonocore, senza nascondere però i dati, impietosi, che vedono il 40 -45 % dei posti di specialità per l’emergenza urgenza vuoti all’università. “E’ evidente che vanno messi in campo dei correttivi perché la situazione è molto complessa”.

Una considerazione sposata da Trivelli, pronto a dire ancora una volta che il Mandic ha le potenzialità per andare avanti: “E’ un ospedale ricco: non è irrealistico pensare che qualche medico possa essere internalizzato. Quanto successo rientra in un quadro di ordinarietà nella gestione dei rapporti con la cooperativa, con cui andremo avanti a collaborare salvo degenerazioni delle relazioni”.

Gli interventi delle minoranze

Incalzati dalle domande dei consiglieri di minoranza Dario Perego e Massimo Panzeri, Trivelli e Buonocore hanno ribadito come con il ricorso ai gettonisti possano crearsi dei cortocircuiti difficili poi da gestire: “Poter contare su personale interno permette al gruppo di crescere insieme: il ricorso ad esterni rende, inevitabilmente, l’intero team più esposto a variabili non sempre prevedibili” ha riconosciuto il primario, evidenziando come con 6 o 7 gettonisti si sia creato però un bel clima di lavoro. Quanto ai motivi relativi all’impossibilità di assunzione di questi ultimi come personale interno, è stato chiarito che si tratti di ragioni squisitamente economiche mentre è stato aggiunto che il ricorso a esterni avvenga anche al Manzoni di Lecco seppur in un’altra categoria, ovvero quella dei tecnici di radiologia.