Monastero della Bernaga, raccolto un milione di euro: al lavoro ora per far tornare a casa le suore

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A cinque mesi dal terribile incendio, le macerie sono state rimosse e ora si può guardare al futuro

Un lavoro di squadra, coordinato dal sindaco, reso possibile grazie a oltre 400 ore di lavoro dei volontari e all’impegno, gratuito, di tre professionisti e cinque aziende

LA VALLETTA BRIANZA – Oltre 400 ore di lavoro svolto dai volontari tra attività di presidio, recupero dei beni e trasporto in un magazzino al sicuro; 123mila euro di manodopera messa in campo, gratuitamente, da cinque ditte del territorio per rimuovere e smaltire le macerie e pulire gli spazi e oltre 86mila euro di prestazioni, erogate in maniera spontanea, da tre professionisti per le pratiche autorizzative relative alla messa in sicurezza dell’immobile.

Senza dimenticare la raccolta fondi che conta a oggi 566 donazioni per un totale 368.356 euro, a cui vanno aggiunti i 400mila euro messi a disposizione dal Fondo di comunità e gli oltre 200mila euro non spesi per il lavoro gratis di aziende e professionisti.

incendio monastero Bernaga

Il terribile incendio dell’11 ottobre 2025

Una carica di solidarietà impressionante, tanto quanto le fiamme che la sera dello scorso 11 ottobre avevano avvolto la collina sopra Perego divorando il tetto della casa delle suore romite. Oggi, giovedì 19 marzo, a cinque mesi di distanza da quel terribile incendio, il monastero della Bernaga ha ospitato, nell’atrio di ingresso, la conferenza stampa di presentazione delle attività svolte e di quelle in cantiere per continuare a custodire la memoria di un luogo che, per la collettività, rappresenta ben più di un edificio storico.

Un monastero senza tetto

Un monastero rimasto ora a cielo aperto, con i muri, imponenti e forti, che raccontano la voglia di sopravvivere e resistere anche a un evento che ha trasformato la vita delle suore romite, costrette a lasciare di fretta e furia la loro “casa” trovando ricovero prima alla Nostra Famiglia di Bosisio e poi in Valsassina.

L’obiettivo, non più celato, è quello di tornare qui alla Bernaga. Quando? Impossibile dirlo. Troppe incognite riempiono il futuro per potersi sbilanciare con una data. C’è però un impegno, la cui concretezza trova riscontro dalla velocità con cui tutta la comunità ha risposto finora, dando prova di sapersi rimboccare le maniche e remare tutta nella stessa direzione. Oggi, là dove il 12 ottobre si faceva fatica a passare per via delle macerie, c’è un edificio, risalente al 1628, pulito, in ordine e che, per quanto ridotto a uno scheletro, ha ancora la capacità di rivolgersi al futuro.

 

Il primo obiettivo è la messa in sicurezza con copertura provvisori

Si procederà però per gradi, come indicato dal progettista Gianluigi Meroni, ricordando che l’edificio si sviluppa su una superficie lorda di 6mila metri quadrati: “Bisogna intervenire per la messa in sicurezza e la protezione. Con l’incendio si sono verificati il crollo totale della copertura di legno, il cedimento dei solai in legno con crollo di elementi strutturali e ci sono stati anche dei danneggiamenti alle murature del primo piano. E’ come se le strutture murarie avessero perso i muscoli”.

La priorità di intervento vanno nella direzione della protezione dell’immobile, ora esposto, dato l’assenza di copertura, agli agenti atmosferici, in quella delle opere di sostegno strutturale alle murature e, in prospettiva, nel consolidamento e nel restauro futuro. L’intenzione è quella di posizionare un ponteggio metallico sulle facciate esterne realizzando un tetto provvisorio con una lamiera grecata.

Un anno per elaborare lo studio di fattibilità

“Contiamo di poter partire con i lavori ad aprile” ha aggiunto il sindaco Marco Panzeri che si sta occupando di coordinare tutti i fronti di questo intervento complesso e articolato anche sotto il fronte delle autorizzazioni che vedono coinvolti Comune, Parco del Curone e Soprintendenza. “Dobbiamo anche riaprire, il prima possibile, via Lissolo e speriamo di riuscire a farlo per fine maggio, compatibilmente con i lavori. Una volta messo in sicurezza lo stabile, partirà anche il percorso per riportare qui le suore romite con un progetto di fattibilità che potrà poi essere portato avanti per lotti in base alle disponibilità economiche ” ha rimarcato Panzeri, esprimendo un grazie speciale a Pierluigi Crippa di StampEdil e ai volontari Sergio Scaccabarozzi dl gruppo del e Giacomo Carmagnani per il lavoro svolto in questi mesi.

Suor Alessandra

L’emozione di suor Alessandra

Emozionata per l’affetto ricevuto in tutti questi mesi si è detta la suora superiora Alessandra: “Vogliamo esprimere la nostra riconoscenza a chi ha dato una mano con una mobilitazione vastissima immediata e spontanea che ha subito alimentato la speranza di noi suore romite di poter tornare nella nostra casa, più della constatazione, ovviamente importante che i muri perimentrali hanno retto alla fiamme e che i piani inferiori sono stati danneggiati poco. Ho parlato di casa perchè se questo monastero è un edificio storico, semplice ma pregevole, è soprattutto un luogo vivo, abitato da una comunità che di proposito abbiamo scelto che oggi fosse rappresentata da altre due consorelle”.

L’impegno della Fondazione comunitaria del Lecchese

Un affetto verso le suore della Bernaga di cui è stato testimone anche il parroco don Raffaele Lazzara, da poche settimane insediato nella comunità pastorale di Sant’Antonio Abate quando scoppiò l’incendio: “C’è stata una risposta forte, un fiume di generosità e condivisione che mi ha colpito” ha rimarcato mentre Maria Grazia Nasazzi, presidente della Fondazione comunitaria del Lecchese, ha ricordato l’impegno intrapreso, in pochi giorni, per dare vita alla raccolta fondi, volutamente chiamata “Una memoria da costruire”.

Fondamentale, in questo percorso, l’apporto fornito dal Fondo di comunità de La Valletta, presieduto da Mauro Brivio che ha ricordato anche l’impegno dei residenti nella località di Bernaga con il calendario grazie al quale sono stati raccolti 22mila euro.
A Mauro dell’Oro infine il compito di riepilogare quanto realizzato in questi mesi con l’inizio dei lavori di sgombero il 24 novembre e la consegna del Monastero pulito e pronto per l’intervento di messa in sicurezza il 3 marzo.

Da citare le 412 ore di volontariato effettuate dai volontari del Santuario di Montevecchia e della Protezione civile di La Valletta, il lavoro gratuito delle ditte Il Trasporto, Scavi Villa, Del Curto, Noveusato.com e Stamp Edil e la consulenza professionale garantita, sempre a costo zero, da Gianluigi Meroni, Marco Fumagalli e Massimo Pirola.

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