“Restiamo umani”: mozione dei docenti del Greppi a difesa dei diritti umani

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La mozione è stata approvata all’unanimità durante il collegio docenti del 10 settembre

“La scuola è e deve restare il primo posto in cui la violazione dei diritti umani viene condannata”

MONTICELLO BRIANZA – “Restiamo umani”: è la mozione a difesa dei diritti umani, contro ogni forma di oppressione, approvata all’unanimità dal collegio dei docenti dell’istituto superiore Greppi. Nella seduta del 10 settembre, gli insegnanti hanno rinnovato il proprio impegno “a favore del popolo palestinese, contro la prosecuzione del genocidio a Gaza e contro il sistema di apartheid e di discriminazione istituzionalizzata nei territori occupati della Cisgiordania”. Come il 12 settembre dello scorso anno, infatti, anche all’inizio di questo anno scolastica è stato approvato all’unanimità il testo con cui i docenti si impegnano a promuovere una cultura dei diritti umani, assumendo una posizione consapevole e responsabile di fronte alle situazioni in cui essi vengono violati.

Nella mozione, che proponiamo integralmente in calce, viene ricordato anche il monito di Vittorio Arrigoni a “restare umani” e, sottolineando che insegnare significa anche “contribuire alla costruzione di una coscienza critica capace di riconoscere le ingiustizie e di non voltarsi dall’altra parte”, si rinnova l’impegno a promuovere momenti di approfondimento, confronto e partecipazione che coinvolgano non soltanto gli studenti e le studentesse, ma anche la comunità scolastica e, per quanto possibile, l’opinione pubblica.

Infine si ribadisce che “la scuola è e deve restare il primo posto in cui la violazione dei diritti umani viene condannata, la dignità di ogni persona riconosciuta e la realtà indagata criticamente, rifiutando l’indifferenza, condannando la violenza e interrogando le responsabilità politiche”.

MOZIONE

“Restiamo umani”: mozione in difesa dei diritti umani, contro ogni forma di oppressione

Alla luce dell’intensificarsi della pulizia etnica del popolo palestinese a Gaza da parte delle
forze di occupazione israeliane, attraverso non solo l’uccisione di civili, ma anche e soprattutto la sistematica distruzione delle infrastrutture e delle strutture fondamentali alla vita della popolazione, nonché attraverso una carestia deliberatamente provocata, che espone centinaia di migliaia di persone alla fame e alla privazione dei beni essenziali; a seguito dell’aumento della violenza da parte dei coloni, in un clima di diffusa impunità, e dei trasferimenti forzati volti ad accelerare l’annessione dei territori della Cisgiordania, in aperta violazione del diritto internazionale, come documentato anche dai rapporti di Amnesty International, riteniamo necessario rinnovare, anche quest’anno, il nostro impegno a favore del popolo palestinese, contro la prosecuzione del genocidio a Gaza e contro il sistema di apartheid e di discriminazione istituzionalizzata nei territori occupati della Cisgiordania.
Consideriamo inoltre nostra precisa responsabilità, come docenti ed educatori, promuovere
una cultura dei diritti umani fondata sul principio di universalità, capace di sottrarsi alla logica dei doppi standard e di riconoscere la dignità di ogni persona, indipendentemente dalla sua appartenenza etnica, religiosa o politica. La scuola deve essere uno spazio nel quale sia possibile interrogare criticamente la realtà, comprendere le cause profonde dei conflitti e delle disuguaglianze, riconoscere i meccanismi attraverso cui si producono oppressione, discriminazione, disumanizzazione e violenza, e sviluppare gli strumenti necessari per contrastarli. Riteniamo quindi fondamentale educare non soltanto alla conoscenza formale dei diritti, ma anche alla capacità di riconoscerne le violazioni e di assumere, di fronte ad esse, una posizione consapevole e responsabile. Questo significa allargare lo sguardo anche agli altri scenari, vicini e lontani, nei quali guerre, occupazioni, colonialismo, razzismo, persecuzioni e disuguaglianze continuano a negare diritti fondamentali e dignità alle persone. Significa, soprattutto, rifiutare l’indifferenza e l’assuefazione alla violenza e costruire una consapevolezza critica che sappia mettere in discussione le narrazioni dominanti, interrogare le responsabilità politiche e riconoscere come la pace e la giustizia non possano essere disgiunte dal rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani.
Con la presente intendiamo prendere posizione contro ogni forma di guerra e di riarmo,
contro la progressiva cancellazione del diritto internazionale e contro il ritorno a logiche
inaccettabili di colonialismo, occupazione e sopraffazione. Ci impegniamo a informare e
sensibilizzare la comunità scolastica sui temi della pace, della giustizia, della solidarietà e dei diritti umani, promuovendo momenti di approfondimento, confronto e discussione che consentano a studentesse e studenti di sviluppare strumenti di analisi critica della realtà. Ci impegniamo inoltre a mobilitare la comunità scolastica e, per quanto concesso alle nostre possibilità, l’opinione pubblica affinché le logiche di prevaricazione, oppressione e sterminio vengano denunciate con chiarezza, ovunque si manifestino, e affinché non possano essere normalizzate o consumarsi impunemente sotto gli occhi della comunità internazionale. Riteniamo che il silenzio e l’indifferenza di fronte alla sofferenza e alla violazione sistematica dei diritti non possano essere considerati neutrali.
Condividiamo questa mozione, in questa sede, perché, come docenti, crediamo che insegnare significhi innanzitutto educare ai principi della solidarietà, della partecipazione e della responsabilità collettiva, e contribuire alla costruzione di una coscienza critica capace di riconoscere le ingiustizie e di non voltarsi dall’altra parte. Crediamo che la scuola debba essere un luogo di libertà, di confronto e di elaborazione del pensiero, nel quale il rispetto della dignità umana costituisca un principio irrinunciabile. Facciamo quindi nostro, in modo attivo e consapevole, il monito di Vittorio Arrigoni a “restare umani”: non come semplice espressione di solidarietà, ma come impegno quotidiano a riconoscere l’umanità dell’altro, a contrastare ogni forma di disumanizzazione e a non accettare come inevitabile ciò che inevitabile non è”.

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