Calcio. Al Rigamonti-Ceppi presentata la mostra contro il razzismo

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I pannelli ripercorrono le storie di chi attraverso lo sport ha combattuto il razzismo: da Mandela al movimento Black Lives Matters

Bonfanti: “Questo è il primo passo di un lungo percorso: vogliamo utilizzare lo sport per fare del bene”

LECCO – Nella sala stampa della Calcio Lecco al Rigamonti-Ceppi è stata presentata la mostra “È tutto in gioco” esposta durante la partita Lecco-Novara di domenica sera. L’esposizione, nata il collaborazione con Les Cultures, si inserisce nel progetto “Città con Mandela” promosso dal centro Benny Nato insieme ad ACLI, UISP, ARCS, Forum Sad e patrocinato dal Comune di Lecco. 

Alla presentazione ha fatto gli onori di casa la club manager della Calcio Lecco, Virna Bonfanti, che ha accolto gli enti e società sportive presenti. In rappresentanza del Comune di Lecco c’era l’assessore allo sport, Emanuele Torri. Mentre tra i promotori dell’iniziativa il consigliere di Orizzonte per Lecco, Corrado Valsecchi

Torri, Valsecchi e Bonfanti

Proprio Valsecchi è stato il primo a prendere parola ringraziando in primis la società bluceleste e il suo staff per aver ospitato la mostra e altre iniziative che: “Ci permettono di andare a fondo su un argomento che investe la nostra società, un razzismo strisciante che si manifesta in luoghi impropri perché lo sport è educazione e rispetto. Sui nostri campi vediamo una popolazione eterogenea, cosmopolita e multietnica, e questa iniziativa si inserisce nel novero di rappresentare un legame tra sport e tifosi attraverso i calciatori e gli staff delle società. Un progetto sociale più ampio da parte della Calcio Lecco che coinvolge diverse associazioni qui presenti che si basa sui principi di fratellanza, comunità e rispetto. La mostra è solo il punto di partenza di un percorso molto più lungo”.

L’assessore Emanuele Torri 

Anche l’assessore Torri ringrazia la Calcio Lecco per il coraggio di aver intrapreso questo progetto: “Lo abbiamo patrocinato con grande entusiasmo perché intravediamo che attraverso il dialogo insieme al comune e alle associazioni la possibilità di dare risposte significative agli eventi che stanno caratterizzando i nostri tempi”. 

“Il primo evento di ieri e il messaggio video realizzato dai calciatori ribadiscono il concetto che lo sport non ha colori. Lo sport ha il dovere di schierarsi in maniera netta contro il razzismo. Spesso vengono alla ribalta esempi negativi ma avere nella nostra città una società che prende posizione in maniera così netta è molto importante e dobbiamo esserne orgogliosi. Lo sport è un veicolo importantissimo per educare al rispetto. Con la Calcio Lecco è solo l’inizio di un percorso e collaborazioni su altri progetti come il Piano di Diritto allo Studio e Io Tifo Positivo”. 

Virna Bonfanti, club manager Calcio Lecco

Per la direttrice Bonfanti: “La finalità del progetto di sostenibilità è quella utilizzare lo sport, per noi il calcio, per fare del bene. Partiamo da questo punto fermo per poi accogliere chiunque voglia far parte di un progetto sociale più ampio che riguarderà diverse tematiche. Gli interlocutori possono essere i tifosi, gli sponsor, i tesserati e chiunque voglia formare una rete che possa portare benefici a tutto il territorio”. 

Raffaella Chiodo Karpinsky

La dottoressa Raffaella Chiodo Karpinsky, curatrice della mostra, ha posto l’accento sul fenomeno del razzismo, senza negarlo, e come questo debba essere combattuto insieme attraverso azioni concrete partendo dal calcio dilettantistico fino a quello d’élite sottolineando quanto sia necessario lavorare 365 giorni all’anno per fare passare questo messaggio.

Per l’editorialista dell’Avvenire e membro della rete europea FARE (Football Against Racism in Europe) bisogna partire appunto dai campetti di periferia dove si formano le prime percezioni del fenomeno sin da piccoli: “Una volta una bambina mi ha raccontato che l’allenatore la chiamava col termine ‘cioccolatino’ e per lei era un modo per evidenziare la sua diversità”. 

La mostra che nasce nell’ambito della settimana d’azione contro il razzismo lasciata dall’UNAR racconta alcuni episodi che ricordano ciò di negativo ha prodotto il razzismo  nella storia ma racconta anche di persone che hanno usato lo sport in maniera positiva superando certe barriere.

“Nei pannelli è ricordato cos’era lo sport per Mandela: il pugilato che per lui era uno sport democratico e il rugby e di come lui l’abbia usato, come raccontato nel film Invictus, un mezzo per unire una popolazione profondamente divisa. Ci sono altre storie ricordate nei pannelli espositivi – sottolinea Raffaella Chiodo – per esempio i rapporti che lo stesso  Mandela ebbe con Gullit e Mohamed Alì. In Italia c’è la storia dimenticata del ‘ Nero di Roma’ Leone Iacovazzi, pugile italo-congolese, negli anni del fascismo”. 

“Altre episodi storici importanti sono quelli avvenuti alle Olimpiadi di Berlino del 1936 con l’amicizia tra Jesse Owens e Luz Long e a Città del Messico sul podio dei 200 metri con Tommie Smith e John Carlos in piedi col pugno chiuso. Nessuno però parla dell’altro atleta presente l’australiano Peter Norman che indossò una coccarda Olympic Project for Human Rights”.

“Una volta tornato in Australia il comitato olimpico australiano lo escluse da tutte le competizioni in giro per il mondo e i media distrussero. Mentre alla sua morte Smith e Carlos portarono la sua bara e nel 2000 addirittura non fu invitato alle Olimpiadi di Sidney per il solo fatto di aver fatto un gesto antirazzista. Poi ci sono episodi più recenti riguardano i casi di Muntari, Balotelli e Lukaku, Paola Egonu, Myriam Sylla, Larissa Iapichino, Marcell Jacobs e quelli riguardanti il Black Lives Matters dopo i fatti avvenuti a Minneapolis dove George Floyd perse la vita per l’eccessiva violenza della polizia”. 

“Non è vero che non ci sono più episodi di razzismo – conclude Raffaella Chiodo – gli insulti ci sono ancora dai campetti di provincia fino ai cori negli stadi. Bisogna ricordarci che le persone di colore rappresentano anch’essi la realtà italiana a tutti gli effetti. Dovremo ricordarci che veniamo tutti dall’Africa e che siamo tutti migranti da una parte all’altra del mondo. Dobbiamo accettare questa realtà come processo naturale come fattore positivo di crescita per diventare migliori”.