Dopo il buio la vetta. Luca Del Pero vincitore della Resegup 2026: “Dopo gli infortuni più forte di prima”

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Luca Del Pero al traguardo della Resegup 2026

L’intervista al campione lecchese dopo mesi difficili segnati da due infortuni, fino al ritorno in gara e alla vittoria davanti al pubblico di casa

“La paura di non tornare come prima c’è stata. Questa vittoria vale come una World Series, se non di più”

LECCO – A volte le vittorie si misurano con il cronometro. Altre, con la capacità di rialzarsi quando tutto sembra andare nella direzione opposta. La conquista della Resegup 2026 da parte di Luca Del Pero appartiene senza dubbio alla seconda categoria. A soli 28 anni, il lecchese (originario di Renate, in provincia di Monza Brianza) è uno degli atleti più affermati del panorama internazionale del trail running e dello skyrunning: vincitore delle Skyrunner World Series 2025, bronzo ai Mondiali di Trail di Innsbruck-Stubai 2023 e protagonista di prestigiosi risultati internazionali, tra cui il quarto posto alla leggendaria Zegama-Aizkorri nel 2024 e il secondo posto alla Lavaredo Ultra Trail 50K, una delle gare più dure del circuito UTMB®, nel 2025.

Eppure, dopo aver raggiunto il punto più alto della sua carriera, negli ultimi mesi si è ritrovato a fare i conti con il periodo più difficile della sua vita sportiva. Prima l’infiammazione del tendine d’Achille, che lo ha costretto a quasi tre mesi di stop, poi la frattura del calcagno rimediata durante un allenamento in Grignetta (montagna sotto la  quale si è trasferito a vivere un anno fa, ai Piani Resinelli), proprio quando era pronto a tornare alle gare. Due infortuni consecutivi che hanno cancellato gran parte della prima parte di stagione e messo in discussione certezze costruite negli anni. Del Pero, però, non ha mai smesso di crederci. Dopo mesi di allenamenti alternativi tra bici e palestra, il ritorno alle competizioni è arrivato appena una settimana prima della Resegup, con una vittoria e il record alla VK2 Pasturo-Rifugio Brioschi.

Poi, sabato scorso, il capolavoro. Sulle montagne di casa ha conquistato la sua seconda Resegup, fermando il cronometro a 2h14’24”, oltre tre minuti meglio rispetto al successo del 2024, quando aveva vinto in 2h17’38”, distante solo un minuto dal record del percorso siglato lo scorso anno da Kevin Kibet (02h13’24”). Un risultato che assume un valore speciale non soltanto per il prestigio della gara simbolo di Lecco, ma perché rappresenta il punto d’arrivo di un lungo percorso di recupero fisico e mentale. In questa intervista Del Pero racconta i mesi dell’infortunio, le paure, i dubbi, il sostegno ricevuto dalle persone a lui vicine e le emozioni di una vittoria che, come ammette lui stesso, vale quanto un successo nelle World Series.

Alla partenza della Resegup pensavi alla vittoria oppure più a testare la tua forma fisica dopo il rientro dai recenti infortuni?
“Entrambe le cose. Mentirei se dicessi che non pensavo e speravo in una vittoria. Sapevo in salita di stare molto bene, sia dopo gli allenamenti che dopo la gara che avevo fatto sabato scorso (il VK2 Pasturo – Rifugio Brioschi: Tütt d’un Fiàa ndr), dove ho fatto il record e vinto. Il punto di domanda era la discesa e la tenuta su una gara di oltre due ore, visto che la discesa l’ho ripresa soltanto 20-25 giorni fa, mentre di volumi importanti con allenamenti lunghi ancora non ero riuscito a farne. Direi che è andata più che bene”.

Luca Del Pero primo a tagliare il traguardo alla VK2 Pasturo – Rifugio Brioschi (foto Francesco Bergamaschi)

Raccontaci della gara. Come l’hai gestita e come hai fatto a prepararti in così poco tempo? Sentivi comunque pressione nonostante ci fosse la consapevolezza da parte tua e di chi ti stava guardando che arrivavi da un momento complicato?
“La mia tattica era quella di cercare di fare il vuoto in salita, sapendo di stare bene, per poi controllare e gestire la discesa senza prendere rischi. Direi che la tattica ha funzionato. Pressione? Sì, chiaramente un po’ c’era. Nei giorni precedenti tanti mi dicevano che avrei vinto facilmente, che avrei fatto il record. Però erano più sicuri loro di me. Io sapevo di stare bene in salita, ma la discesa era ancora un grosso punto interrogativo. Inoltre era la gara di casa, sono conosciuto da tutti e molti si aspettavano che mi riconfermassi dopo la vittoria di due anni fa”.

C’è stato un momento in cui hai pensato di poter vincere? E di battere il record?
“Penso al Rifugio Azzoni, quando mi hanno detto che avevo oltre quattro minuti di vantaggio. Lì ho iniziato davvero a crederci e ho fatto un paio di calcoli. Ho pensato che non avrei dovuto perdere così tanto tempo in discesa e ho cominciato a pregustare la vittoria. Per il record avevo visto dall’orologio che in salita avevo fatto un ottimo tempo, però sapevo che avrei perso qualcosa in discesa. Da sotto la Stoppani in poi mi hanno detto che ero più o meno sui tempi del record, ma sinceramente non ho voluto distruggermi per inseguirlo. Mi sono goduto tutta la discesa e ho visto che il vantaggio sui miei inseguitori continuava a mantenersi. Ci proverò sicuramente nei prossimi anni, con qualcuno con cui  battagliare in discesa sicuramente i tempi si abbasseranno, oltre a sperare di trovare condizioni climatiche favorevoli come quelle di quest’anno, discesa un po’ fangosa a parte, però comunque non faceva quel caldo eccessivo che solitamente contraddistingue la gara”. 

Luca Del Pero in Pian Serada

Resegup 2024 e Resegup 2026: che differenza c’è tra queste due vittorie?
“Nel 2024 arrivavo una settimana dopo un quarto posto a Zegama (celebre gara di skyrunning che si svolge ogni anno nei Paesi Baschi (Spagna) lungo i sentieri del massiccio dell’Aizkorrie, considerata una delle più dure e affascinanti al mondo ndr) avevo una grandissima fiducia nel mio stato di forma. Avevo deciso di correre la Resegup proprio dopo quella gara. Ricordo comunque in salita di aver fatto parecchia fatica perché una maratona di 42 km non la si recupera in una settimana, però poi ero riuscito con non poca difficoltà a vincerla (in 02h17’38” con un minuto di vantaggio sul secondo classificato Mattia Gianola ndr). Quest’anno invece l’ultima gara salita-discesa che avevo fatto risaliva a dicembre. Poi sono arrivati i due infortuni: prima il tendine d’Achille infiammato, poi la rottura del calcagno. Non ero mai riuscito ad allenarmi come avrei voluto e i dubbi erano tanti. Anche stavolta ho deciso di partecipare soltanto tre-quattro giorni prima, quando ero sicuro di non avere più dolore o fastidio. Speravo in buone sensazioni e in una vittoria che mi desse morale per iniziare finalmente la mia stagione, che per forza di cose sarà dimezzata, anche se comunque ci sono ancora parecchie gare importanti in programma che spero vadano altrettanto bene”.

Hai dovuto affrontare due infortuni praticamente uno dietro l’altro e il tuo rientro è arrivato alla Pasturo-Brioschi, solo una settimana prima della Resegup. Ci racconti cos’è successo in questi mesi e qual è stato il momento più difficile durante il tuo percorso di recupero? Come hai fatto in così poco tempo a rientrare alle gare e con questi risultati?
“Il primo infortunio è arrivato dopo l’ultima gara a tappe corsa in Argentina a dicembre (si riferisce a El Cruce Saucony, una competizione internazionale di trail running e ultramaratona che attraversa la cordigliera delle Ande tra Argentina e Cile in più giorni, che ha vinto ndr). Mi si era infiammato il tendine d’Achille e sono rimasto quasi tre mesi senza correre, facendo solo bici e palestra. Quando finalmente ero riuscito a fare un buon blocco di allenamenti, andando anche in altura a Tenerife, pronto a cominciare la mia stagione con la Calamorro SkyRace a inizio aprile (tappa del circuito Skyrunner World Series ndr), mi sono fatto male in allenamento in Grignetta. In discesa ho urtato un sasso e mi sono rotto il calcagno, ma all’inizio non lo avevo capito, pensavo fosse una semplice botta. Dopo una decina di giorni, visto che continuava a farmi male anche a camminare, ho fatto una risonanza e lì mi hanno detto: “Hai il calcagno rotto”. È stata una bella botta a livello morale. Negli ultimi quattro-cinque anni non mi era mai successo praticamente nulla e quest’anno sembrava arrivasse un problema dietro l’altro. Moralmente ero parecchio a terra, anche se dopo una settimana di sconforto ho cercato di curarmi subito e allenarmi in maniera alternativa in bici e in palestra per rientrare il più in fretta possibile. Una volta che sono potuto ritornare a camminare, ho iniziato prima in salita, scendendo poi con macchina o funivia. Di seguito ho cominciato a fare solo corsetta in salita, poi camminata, salita, discesa e poi finalmente corsa sia in salita che in discesa”. 

Qualche mese fa eri sul tetto del mondo con la vittoria del circuito Skyrunner World Series. Mentalmente come si fa a reggere una “caduta” del genere e rialzarsi? Hai mai avuto paura di non ritornare come prima?
Il 2025 penso che sia stato, anzi è stato, il mio anno migliore da quando corro. Tante vittorie, tante soddisfazioni che soltanto due o tre anni fa pensavo fossero impossibili. E poi purtroppo c’è stata questa caduta. Sì, la paura di non tornare come prima c’è stata. Quando non corri per così tanto tempo ti sembra di perdere tutto il lavoro fatto negli anni precedenti, anche se non è così. Ho posto attenzione su altri aspetti della vita che magari quando ci alleniamo trascuriamo. Gli infortuni capitano ed esistono cose molto più gravi, le persone a me vicine mi hanno aiutato a capire che era solo questione di tempo, di continuare a crederci e lavorare per ritornare come prima, che l’infortunio purtroppo fa parte della vita di un atleta e prima o poi ci si deve fare i conti. E in tanti mi hanno detto che, appunto, dopo un infortunio l’atleta tornava più forte di prima. È difficile crederci quando ci sei dentro. Spero che questo brutto anno qualcosa mi abbia insegnato. Importante in questo periodo difficile è stato l’appoggio dei miei familiari, della mia ragazza Giulia, dei miei amici e di tutte le persone che mi hanno scritto anche sui social. Ognuno, con un gesto o una parola, ha saputo aiutarmi”.  

Quanto è cambiato Luca Del Pero dopo questo periodo?
“Non so se sono cambiato davvero. Forse lo capirebbe meglio chi mi vede dall’esterno. Però penso che, se in futuro dovessero arrivare altri momenti difficili, come so che sarà perché purtroppo i corridori sono inclini agli infortuni, sarò sicuramente più forte per affrontarli”.

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Luca Del Pero al traguardo della Resegup 2026

Spesso si dice che le vittorie dopo un infortunio abbiano un sapore diverso. Questa vale più di altre, come per esempio una vittoria nelle World Series, o sono emozioni impossibili da confrontare?
“Assolutamente sì. La Resegup per un lecchese è qualcosa di unico. È una gara che senti nell’aria già dieci giorni prima: si comincia a parlare di avversari, di tempi, di meteo. La equiparerei tranquillamente a una vittoria nelle World Series, se non addirittura di più. Il giorno dopo la gara sono uscito a correre ai Resinelli, dove abito, e almeno sessanta-settanta persone mi hanno fermato per farmi i complimenti. Dopo il podio mondiale o una vittoria all’estero non mi era mai successo. E poi c’è il pubblico lungo il percorso, poche gare hanno un tifo del genere, a maggior ragione se sei di casa. L’arrivo in piazza, il sentire il proprio nome e cognome urlato migliaia di volte. Quest’anno mi sono goduto tutto, anche dopo aver tagliato la linea del traguardo. Sono andato a salutare tutta la folla che c’era a bordo strada e vedere l’emozione e la felicità negli occhi delle persone è stato bellissimo, mi ha dato parecchio”. 

Dopo una vittoria così simbolica, che messaggio senti di dare agli atleti che stanno attraversando un periodo difficile o un lungo recupero da un infortunio? E se potessi parlare al Luca che guardava le gare da fermo fino a poco fa, cosa gli diresti oggi dopo aver alzato le braccia al cielo sul traguardo della Resegup?
“Direi di tenere duro e di non mollare, che si può tornare più forti di prima. Tutto è risolvibile. Bisogna cercare di non vedere soltanto il lato negativo, trovare altre attività da fare come bici, piscina o palestra, dedicarsi ad altre passioni che quando ci si allena solo per correre si accantonano un po’ e continuare a credere nel lavoro che si sta facendo. Spesso anche un periodo di stop aiuta a rigenerarsi sia mentalmente che fisicamente, tornando con una motivazione molto più forte. Al Luca che guardava le gare da fermo fino a poco fa direi bravo. Bravo perché non hai mollato. Bravo perché ci hai creduto e hai continuato ad allenarti in modo alternativo senza perdere la motivazione”.

Causa infortunio hai dovuto rivedere gli obiettivi della stagione, i prossimi quali sono?
“Ho dovuto rivedere completamente i programmi. A inizio anno pensavo di seguire ancora il circuito delle Skyrunner World Series, ma ormai è impossibile lottare per la classifica generale avendo perso la prima parte di stagione. Penso quindi di fare più gare del circuito UTMB (Ultra-Trail du Mont-Blanc, circuito di trail running più prestigioso e importante al mondo ndr). La prossima sarà a inizio luglio in Val d’Aran, una delle gare più importanti del circuito. Successivamente correrò la Monte Rosa Walser Waeg (sempre UTMB) a Gressoney e poi l’OCC (Orsières-Champex-Chamonix, gara di trail running parte delle finali dell’UTMB World Series ndr). In mezzo ci sarà probabilmente anche un ritiro in Val d’Aosta, mentre cosa farò il resto della stagione lo deciderò nei prossimi mesi”.

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