Korean Daydreaming: il viaggio (interiore) della campionessa Beatrice Colli

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Cosa passa nella testa di un’atleta di altissimo livello?

L’ultimo video del regista Yuri Palma è una storia di viaggio, connessione e scoperta

LECCO – Cosa c’è nella testa di un’atleta di altissimo livello? Ore, giorni, mesi, anni… una vita di allenamenti per giocarsi tutto in una manciata di secondi. E’ il caso di Beatrice Colli, campionessa di arrampicata sportiva Speed, disciplina tanto spettacolare quanto crudele che si esaurisce in una prestazione di soli 6 secondi…

L’ultimo lavoro del regista Yuri Palma, realizzato nell’ambito del progetto Connectors Vlog di Vibram, racconta la parte più nascosta di Beatrice Colli. Girato lo scorso ottobre in Corea del Sud, il video è una storia di viaggio, connessione e scoperta fondendo arrampicata, riflessione personale e narrazione visiva in qualcosa di profondamente autentico.

“L’arrampicata mi fa sentire viva – racconta l’atleta lecchese del Team Vibram -. Mi insegna molte cose. Avere fiducia in me stessa, credere nelle mie capacità, avere forza mentale e decidere di uscire dalla mia zona di comfort”.

Durante il suo soggiorno in Corea, l’arrampicata diventa più di uno sport. Diventa un linguaggio. Un modo per esplorare nuovi luoghi, entrare in contatto con culture diverse e comprendere se stessa più profondamente. Dal caos cittadino agli incontri silenziosi e significativi, ogni momento plasma l’esperienza.

“Le cose nella vita vanno provate: può essere che la prima volta non ti piacciano, magari nemmeno la seconda, la terza inizi a capire come prenderle e la quarta te le godi. In realtà io funziono al contrario: la prima volta mi piacciono e poi voglio cambiare perché voglio cose nuove. Alla base di tutto mi voglio e devo ricordare che sono io a scegliere ogni giorno che cosa voglio essere”.

Guida fondamentale di questo percorso sportivo e umano, l’allenatore Fabio Palma: “Seguo da ormai 10 anni Beatrice e ho voluto stimolare certe pulsioni con obblighi e consegne che sembravano non avessero niente a che fare con obiettivi agonistici, e naturalmente bisognava però vincere il più possibile con una parola, Olimpiade, già citata nel 2018 quando era a lei totalmente incomprensibile. Ora lei è così, molto più complessa di quanto io sia mai stato. Questo è un cortometraggio sportivo? Di arrampicata? O è il documento di una scelta osteggiata da tantissimi (professori anzitutto…) e che rovista all’interno generando disordine, ordine, caos, equilibrio?”

Il progetto Connectors Vlog le ha dato lo spazio per trasformare un viaggio interiore in qualcosa da condividere con il mondo. E al centro di tutto, il potere della connessione, quella che si muove nel silenzio, ma che plasma ogni cosa.