Olimpiadi. E’ di Lecco il fisioterapista della Brignone: “Due ori incredibili! Un onore essere al suo fianco”

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Darwin Pozzi e Federica Brignone
Darwin Pozzi e Federica Brignone

Darwin Pozzi, fisioterapista e osteopata con studio in città, racconta le emozioni di Milano-Cortina

“E’ stata immensa! Due giorni prima della gara il riacutizzarsi del dolore al ginocchio e poi ha vinto quello che non aveva mai vinto”

LECCO – Darwin Pozzi, 52 anni, lecchese, originario del rione di Bonacina, ha vissuto emozioni incredibili alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, qualcosa che alla vigilia non avrebbe nemmeno potuto lontanamente immaginare. Fisioterapista e osteopata con studio in città, si è ritrovato a seguire la fuoriclasse azzurra Federica Brignone nel periodo più difficile della sua carriera sportiva e l’ha vista risorgere come un’araba fenice festeggiando al suo fianco il doppio oro olimpico in Super Gigante (12 febbraio) e in Slalom Gigante (15 febbraio).

Lui, che fino a quattro anni fa non sapeva nemmeno sciare, grazie alla sua competenza e professionalità è stato preso dalla Fisi per seguire la squadra Elite femminile della velocità: quattro anni al fianco di Sofia Goggia, Federica Brignone e le altre campionesse azzurre sognando l’Olimpiade italiana.

Come ci sei finito nel mondo dello sci?
“A spingermi è stato un collega che era già nel giro della nazionale di sci, ma io non sapevo sciare e questo era un ostacolo. Dopo le Olimpiadi di Pechino 2022 il vecchio fisioterapista della squadra è passato allo snowboard e si è liberato un posto. E’ stata la stessa Sofia Goggia a mettermi alla prova durante una seduta, le sono piaciuto e così sono entrato nello staff tecnico come fisioterapista. Il primo passo è stato imparare a sciare: sono lecchese e ho la montagna nel cuore, ma venivo da una famiglia normalissima che, come tante altre, non poteva permettersi uno sport tanto costoso, così non ho mai imparato”.

C’è un aneddoto simpatico, proprio prima del secondo oro della Brignone
“Anche se ho maestri d’eccezione, devo ancora migliorare nello sci. E proprio prima della partenza del Gigante, mentre mi spostavo dal luogo del riscaldamento delle atlete alla partenza, siccome la pista era molto ripida, sono finito nelle reti. Davide, il fratello di Federica Brignone, mi ha poi detto che la scena ha strappato un sorriso anche a lei, proprio pochi minuti prima della partenza. Chissà che la mia caduta non sia servita a sciogliere un po’ di tensione. Alla sera Paolo De Chiesa non smetteva di prendermi in giro…”

In questi anni hai seguito tutte le ragazze, ma dopo il brutto infortunio ti sei dedicato soprattutto alla Brignone
“Venivamo da una stagione eccezionale, ma ad aprile 2025 ha subito l’infortunio che ormai tutti conosciamo fin troppo bene. Dopo il primo periodo al J Medical, il centro medico della Juventus che l’ha seguita passo passo dopo la frattura scomposta della gamba sinistra, quando è rientrata in squadra nazionale a novembre è stato creato un mini team tutto dedicato a lei e io sono stato scelto come fisioterapista. In questi mesi abbiamo sempre lavorato a strettissimo contatto con l’equipe del J Medical, un percorso lungo e faticoso, ma queste atlete hanno veramente qualcosa di speciale, di unico”.

Il tuo è sicuramente un ruolo molto impegnativo
“Essere fisioterapista della squadra Elite significa stare lontano da casa anche 230 giorni l’anno ma, anche se i sacrifici sono tanti, rifarei questa scelta mille volte. Venivo da una situazione lavorativa davvero pesante perché ero impegnato come fisioterapista in un reparto di rianimazione Covid dove ho visto morire tanta gente. Poi è capitata questa bellissima occasione che mi ha letteralmente cambiato la vita: mi piace dire che in questi 4 anni accanto alla azzurre sono ringiovanito di 20 anni!”

Darwin Pozzi con Sofia Goggia medaglia di bronzo nella libera

Cosa significa seguire queste atlete?
“Prima di tutto è una fortuna perché persone come Brignone e Goggia sono un modello, uno stimolo a non mollare mai. E’ un grande privilegio. E’ anche una grande responsabilità perché si fidano completamente di te: Brignone mi ha dato la possibilità di svolgere il mio lavoro con grandissima serenità, non ha mai dubitato. La vedevo tre volte al giorno per monitorare le condizioni del ginocchio ma anche di tutto il fisico in generale. L’altro aspetto è che viviamo così a stretto contatto che diventiamo una famiglia, perciò dobbiamo essere professionisti non solo nel nostro campo ma anche a livello psicologico. Ci sono momenti in cui sei il punto di riferimento, la spalla su cui piangere e ti ritrovi a infondere motivazioni per continuare e andare avanti. Non è semplice: nei momenti di crisi, magari perché si riacutizza un dolore, devi calmare l’atleta e farle capire che è solo un momento. Guardi il problema con obiettività e trovi la soluzione migliore per trattarlo”.

Darwin Pozzi, Federica Brignone, Claudia Baruzzo (fisioterapista delle polivalenti) e Davide Brignone

Un’avventura olimpica incredibile: due ori immensi per la Brignone e il bronzo della Goggia
“Chi l’avrebbe detto. Chiaramente l’impresa di Federica Brignone si è presa tutta la scena, è stata incredibile. Quando due giorni prima delle gare ha messo lo scarpone e ha sentito dolore al ginocchio, la frustrazione è stata tanta. Tutti ci saremmo accontentati che riuscisse ad arrivare al traguardo. In due giorni siamo riusciti a darle un po’ di sollievo, ma lei ha una soglia del dolore altissima e credo che sia questa la differenza tra chi è campionessa e chi non lo è. E’ stato tutto molto intenso, siamo arrivati a Cortina carichi, ma anche la tensione era altissima… poi sappiamo tutti come è andata a finire, due ori incredibili dopo un incidente così grave. Non ci sono parole, ha avuto un coraggio infinito e ha vinto quello che non era mai riuscita a vincere. Sono contento per lei, queste medaglie se le merita tutte”.

Darwin Pozzi accanto al fratello di Federica Brignone e la tensione durante la gara

Le immagini che non dimenticherai mai di Milano-Cortina 2026?
“La cerimonia di apertura a Cortina a cui ho avuto la fortuna di partecipare: dietro a Mosaner che portava in spalla Brignone c’ero anche io. E poi la festa per il primo oro di Federica (dopo il secondo purtroppo sono dovuto rientrare subito): ero con il fratello di Federica, non eravamo ancora scesi all’arrivo che tutto il personale di pista ci aveva già offerto svariati prosecchi. Poi l’emozione del Presidente della Repubblica, le Frecce Tricolori e quell’inchino delle avversarie davanti a Federica, un gesto di ammirazione sincera. Sono state giornate perfette, meravigliose…”.

La cerimonia di apertura a Cortina d’Ampezzo

Cosa ti porti a casa da questa Olimpiade?
“Federica ha dato una lezione a tutti noi, inutile dire che è uno stimolo quotidiano. Anche per me stare all’interno della squadra azzurra non è affatto scontato, te la devi giocare e devi combattere tutti i giorni perché c’è la fila di persone che vorrebbero quel posto. Non ti regala niente nessuno, tutto quello che hai te lo devi guadagnare e credo sia uno degli aspetti più belli di questa esperienza. Se dal punto di vista professionale in questi anni mi sono portato via tantissimo, non è niente rispetto a quello che ho ricevuto dal punto di vista umano”.