Il vincitore dell’ultima edizione racconta il suo legame con la gara mandellese, dagli esordi ancora minorenne al successo del 2025
La Molina-Rifugio Elisa l’ha inseguita per anni, fino al successo in 57’03”. Anche se il conto con il cronometro è ancora aperto
MANDELLO – “Quando ero piccolo la vedevo come la gara più importante di tutte. Di competizioni ce n’erano molte meno rispetto a oggi e qui arrivavano atleti fortissimi, anche di livello internazionale. Per noi era un riferimento”.
Anni dopo quel ragazzino, Luca Lafranconi, si è ritrovato seduto nella sede del CAI Grigne Mandello, con accanto alcune delle persone che quella gara l’hanno costruita e custodita nel tempo, e tra le mani il pettorale numero 1 della 29ª edizione del Trofeo delle Grigne. Un numero che alla Molina-Elisa non viene assegnato casualmente: negli ultimi anni gli organizzatori hanno scelto di affidarlo a chi ha già scritto almeno una volta il proprio nome nell’albo d’oro della competizione. Nel 2022 fu di Eros Radaelli, primo nel 2018, nel 2023 era toccato alla plurivincitrice e primatista femminile Ilaria Bianchi, mentre nel 2024 lo aveva indossato Enrico Ardesi, vincitore nel 2010.

Questa volta non c’erano molti dubbi su chi dovesse riceverlo. Il campione in carica è proprio Lafranconi, che lo scorso anno ha affisso finalmente il suo nome nell’albo d’oro. “Per me è un onore essere qua con voi e portare questo numero”, ha detto il portacolori dei Falchi Lecco durante la serata, presentandosi in poche e semplici parole: “Sono geometra e la mia passione più grande è correre”. Entrato quest’anno nel giro della nazionale Fisky, Lafranconi è uno specialista dei Vertical, anche se nell’ultima stagione ha cominciato ad allungare distanze e chilometraggi, cimentandosi sempre più spesso nelle Skyrace.
Tra tutte le gare, però, c’è il Trofeo delle Grigne. La gara del cuore (diventata anche di casa, da quando si è trasferito da Lierna a Mandello), che porta con sé ricordi, volti, attese e anni di tentativi. È la corsa che guardava con rispetto quando era più giovane, quella su cui ha imparato a conoscersi, a sbagliare, a riprovarci. E forse proprio per questo la vittoria del 2025 ha avuto un sapore diverso: non soltanto un successo da aggiungere al palmarès, ma il punto d’arrivo di una storia lunga una vita.
A rispolverare la prima apparizione di Lafranconi al Trofeo delle Grigne sono state soprattutto Gianna Panizza e Donata Cannas, due figure legate da sempre alla storia della Molina-Elisa. Gianna ricorda ancora un Luca appena adolescente, ostinato nel voler correre nonostante l’età. “Aveva 14 anni, non poteva partecipare perché era minorenne. Ma lui voleva correre. Si vedeva già che aveva la stoffa del campione”, hanno raccontato, ricordando le firme e le autorizzazioni necessarie per permettere a quel giovanissimo atleta di mettersi alla prova.

Lafranconi quella gara l’ha incontrata prestissimo e praticamente non l’ha più lasciata. Prima ancora c’erano state altre salite, gare storiche mandellesi che ora non esistono più come la Luzzeno-Manavello (prima competizione in cui dice di aver corso) o la Molina-Bietti. Gare dove, racconta sorridendo, da ragazzi non esistevano calcoli particolari per affrontarle: “Si partiva a manetta, senza strategia. Cercavi di stare dietro agli amici più grandi, di confrontarti con loro”. Era anche un’altra epoca della corsa in montagna. Meno appuntamenti, calendari meno affollati e proprio per questo alcuni nomi diventavano quasi mitologici.
Parlando di miti, tra i ricordi sul Trofeo delle Grigne che Lafranconi conserva più nitidi c’è l’edizione in cui Nicola Golinelli firmò quello che ancora oggi è il record assoluto della Molina-Elisa: 51’14” nel 2011, un tempo che dopo quindici anni continua a resistere. “Quell’edizione me la ricordo particolarmente. Vedere correre gente così forte, quando sei piccolo, ti rimane dentro”.
Anni a girare attorno a quella vittoria
Il rapporto tra Lafranconi e la Molina-Elisa, però, è soprattutto una lunga rincorsa. Nel 2023 aveva chiuso terzo assoluto dietro Luca Del Pero e Daniel Antonioli, fermando il cronometro a 1h00’56”31. Nel 2024 era arrivato sesto. Non lontano dai migliori, ma ancora senza quella giornata capace di mettere insieme gambe, ritmo e gestione perfetta. “Altri anni l’ho steccata come gara – ammette –. Ho fatto anche due volte intorno ai 59 minuti, ma non ero soddisfatto”.

Poi è arrivato il 12 ottobre 2025. Quella volta, già dalla mattina, qualcosa era diverso. “Quel giorno sentivo che avrei vinto. È facile dirlo dopo, ma stavo proprio bene”. La gara non fu comunque una passeggiata. Davanti c’era il compagno di squadra Danilo Brambilla, uno degli avversari da battere. Lafranconi partì forte, tenendo il ritmo dei primi e costruendo progressivamente la propria gara. Il sorpasso decisivo arrivò nella zona della Grotta dell’Acqua Bianca. Da lì in poi, però, non iniziò soltanto la corsa contro gli altri atleti in gara. Cominciò quella contro il cronometro.
Per spiegare cosa passò nella testa di Luca è necessario fare un passo indietro e raccontare un aneddoto. Qualche tempo prima si era allenato con Eros Radaelli, primo alla Molina-Elisa nel 2018. Radaelli gli aveva lasciato una raccomandazione, metà seria e metà scherzosa: quando l’avrebbe vinta, guai a entrare nell’albo d’oro con il tempo più alto tra tutti i vincitori.
Lafranconi quella frase se l’era tenuta ben stampata in mente. “L’anno scorso durante la gara non sapevo di vincere, perché Danilo era lì. Quando l’ho superato continuavo però a guardare l’orologio. Avevo quest’ansia: non volevo fare il tempo peggiore tra quelli dei vincitori”. Il riferimento 57’48” era la soglia da non superare.
Così, mentre il Rifugio Elisa cominciava ad avvicinarsi, il conto diventava quasi ossessivo. Passaggi, minuti rimasti, distanza dal traguardo. Alla fine il cronometro disse 57’03”. Primo Luca Lafranconi, secondo Danilo Brambilla in 58’19”, terzo Davide Panzeri in 59’43”. Era la vittoria attesa per anni e significava finalmente ingresso nell’albo d’oro della Molina-Rifugio Elisa. Una prestazione che abbassò di quasi tre minuti il crono ottenuto l’anno precedente.
Il pettorale numero 1, per Lafranconi, non sarà infatti soltanto il riconoscimento per ciò che ha fatto. Sarà anche qualcosa da difendere. Perché della Molina-Elisa conosce ormai praticamente ogni metro. E sa esattamente quale sia il punto dove una gara può cominciare a sfuggire di mano.
“La parte che preferisco meno è quella iniziale, dalla partenza fino al Ponte di Ferro. È la parte più rognosa, sembra non finire mai”, racconta. Il paradosso è che proprio lì bisogna sapersi trattenere: “Molti partono troppo forte e arrivano al Ponte di Ferro avendo già speso troppo. Da lì in poi c’è la salita dove si fa davvero la differenza. Bisogna cercare di non passare troppo forte al ponte, perché poi la paghi”. È una lezione che Lafranconi dice di aver imparato sulla propria pelle. Negli anni precedenti arrivava spesso a quel riferimento con un minuto, a volte anche un minuto e mezzo di anticipo rispetto alla tabella ideale. Un vantaggio soltanto apparente, che poi presentava il conto nella parte più dura.

Nel 2025, invece, la progressione fu perfetta. Una competizione imparata da bambino, provata e riprovata, sbagliata, inseguita e infine vinta.
Vincere una volta ha tolto un peso, ma non la voglia di provarci ancora. “Spero di migliorare il mio tempo – dice Lafranconi –. Più che la posizione, spero di fare il risultato che ho in testa come crono”. Una nuova sfida personale che Luca tenterà di inseguire domenica 11 ottobre, quando sarà tempo di rimettersi sulla linea di partenza della Molina-Rifugio Elisa. La lotta con il cronometro non è ancora finita.
L’11 ottobre torna il Trofeo delle Grigne
La nuova occasione arriverà come detto domenica 11 ottobre, quando il Trofeo delle Grigne tornerà per la 29ª edizione.
Il percorso resterà quello che Lafranconi conosce centimetro per centimetro e che non è mai cambiato dal 1996: 8,264 chilometri e 1.270 metri di dislivello positivo, con partenza da piazza IV Novembre a Molina e arrivo ai 1.515 metri del Rifugio Elisa. La manifestazione, organizzata dal CAI Grigne Mandello con la collaborazione della Polisportiva e il patrocinio del Comune, resta una gara podistica non competitiva a passo libero aperta a tutti.
Una delle novità più visibili riguarderà proprio ciò che Lafranconi ha ricevuto durante la serata: spariscono infatti le storiche pettorine e arrivano i pettorali tradizionali, una scelta dettata soprattutto da ragioni organizzative e logistiche.

Accanto alla Molina-Elisa tornerà anche la Molina Double Trail, giunta alla quarta edizione e dedicata agli atleti con disabilità intellettiva accompagnati. Quest’anno la manifestazione avrà anche un forte significato commemorativo: il premio per il primo uomo della Double sarà dedicato a Piercarlo “Geda” Redaelli, mentre quello femminile porterà il nome di Almina Lafranconi.
Nel Trofeo delle Grigne saranno invece confermati i riconoscimenti dedicati alle figure che hanno segnato la storia della sezione e della gara: Oreste Lafranconi per il primo uomo, Carlo Suppi per il secondo, Gianni Zucchi per il terzo; Daniela Panizza, la famiglia Luigi Ferrario e Maria Zucchi per le prime tre donne. Alla prima società classificata andrà ancora il Trofeo delle Grigne “Evangelista Ferrario”.
I due riferimenti cronometrici restano lassù, intatti dal 2011: 51’14” di Nicola Golinelli e 1h04’35” di Ilaria Bianchi.
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