L’intervento di Darko Pandakovic, presidente della sezione comasca dell’associazione per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale
L’architetto e docente del Politecnico: “Non si capisce proprio perché la pubblica amministrazione non difenda un patrimonio collettivo”
LECCO – Sulla questione della cementificazione dei prati di Cavagna, a Lecco, è intervenuto anche l’architetto Darko Pandakovic, docente di Architettura del Paesaggio al Politecnico di Milano e presidente della sezione comasca di “Italia Nostra”, associazione per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione.
Un altro parere autorevole si aggiunge al dibattito civile e culturale in corso, mentre la raccolta firme online ha superato le 4.500 adesioni in soli tre giorni (PER FIRMARE CLICCA QUI), risultato che dimostra la chiara volontà e il pensiero dei cittadini di Lecco.
Domenica 25 gennaio alle ore 11, invece, si terrà una “scampagnata” a Cavagna. L’invito è stato rivolto ai capigruppo del consiglio comunale di Lecco, ai candidati sindaci e alla stampa ma chiunque può aggregarsi. Sarà un’uscita prettamente culturale e “manzoniana”, senza nessuna connotazione polemica, ovvero non si parlerà della Variante del PGT. Per chi volesse partecipare, è gradita la prenotazione scrivendo a: associazione.bovara@gmail.com. Ritrovo alle 11 alla fermata bus di via Luera (angolo via Gramsci).
Di seguito l’intervento del professor Darko Pandakovic
“La Variante di Piano di Governo del Territorio del Comune di Lecco, approvata nel luglio del 2025, prevede nuove costruzioni edilizie sul pendio verde, che declina verso la città, in prossimità dell’antico nucleo di Cavagna. Italia Nostra, associazione culturale che da settant’anni è impegnata nella tutela dei beni paesaggistici, architettonici e storico-culturali, esprime perplessità e preoccupazione per le scelte espresse dall’Amministrazione, con questa variante.
Aspetto burocratico amministrativo
L’area in questione nel PGT del 2014 era destinata a “Verde Pubblico”, dando facoltà di spostare la relativa cubatura ad altra zona, con procedimento di ”perequazione”. Non si comprende come e perché la Variante in questione contraddica il Piano vigente permettendo una sia pur parziale edificazione. La Variante di Piano, prevista come possibilità operativa dalla legge Regionale Lombardia n.12 del 2005 istitutiva del Piano di Governo del Territorio (PGT), era stata prevista per ovviare a eventuali errori cartografici, piccole integrazioni di evidente coerenza, sostegno a iniziative di chiaro interesse pubblico. Ma spesso questo strumento viene utilizzato impropriamente.
Nel caso di Cavagna, quale sia l’interesse pubblico nella concessione di quattro edifici residenziali non è facilmente comprensibile, ma soprattutto nella Variante adottata non sono espresse con chiarezza, come richiede la norma, le motivazioni per cui si debba procedere alla modifica di Piano.
Aspetto paesaggistico ambientale e storico culturale
La grande trasformazione del territorio, avvenuta in corrispondenza al boom economico del dopoguerra, nel rapido processo di espansione edilizia attorno ai centri storici delle città e dei paesi, ha irrimediabilmente distrutto il paesaggio storico e l’ambiente culturale tramandato dai secoli passati.
Nel caso specifico di Lecco questo processo ha radicalmente cambiato il rapporto tra la città e gli spazi naturali circostanti. La rete stradale, necessariamente adeguata ai bisogni, ha ulteriormente formato barriere tra l’abitato e la natura circostante.
A Lecco, una rara eccezione è la continuità tra la città e il pendio verde che sale verso la montagna in direzione dell’antico nucleo di Cavagna. Questa porzione della città è apprezzata da tutti i cittadini, ma all’occhio di qualsiasi osservatore si presenta come significativa emergenza paesaggistica, tant’è che nella iniziativa “luogo del cuore” promossa dal FAI, il tema Cavagna ha conseguito un eccezionale consenso.
Le possibilità edificatorie rappresentate in planimetria per i quattro comparti previsti danno una chiara informazione sui criteri seguiti: le nuove case dovranno essere prossime al tessuto edilizio già edificato (comparti 9 e 10) oppure dovranno essere “defilate” rispetto alla porzione più ampia del prato e della vegetazione (comparti 11 e 12). È evidente che si cerca di far notare il meno possibile i nuovi edifici: quindi si è pienamente consapevoli che sarebbe meglio non ci fossero, cercando il “male minore”.
Ma perché mai questo “male minore” dovrà esserci? Perché dare spazio a questa “cattiva coscienza”? A vantaggio esclusivo di chi?
Certamente a danno della percezione, da parte di tutti, del luogo.
Il luogo è l’ambito delle estensioni edilizie delle case unifamiliari degli anni Settanta e Ottanta che hanno progressivamente eroso il margine tra città e natura. A distanza di decenni che bisogno c’è di perseverare su questo insensato sviluppo che sottolinea solamente l’individualismo rispetto alla realtà collettiva?
Oggi la tutela di un luogo si focalizza nella percezione che da diversi punti di vista si ha del luogo stesso. L’indiscutibile valore storico di Cavagna è il suo isolamento nel verde.
Cavagna é il nucleo di case connesse ai prati e al verde circostante: in questo legame stanno la sua testimonianza storica e la sua importanza. Diminuire la fascia di verde che circonda il nucleo storico corrisponde a sminuirne il significato e la possibilità di essere capito.
Significa la perdita di senso anche per quest’ultimo frammento di storia, di costumi, di cultura contadina.
In questo difficile momento storico non si capisce proprio perché la pubblica amministrazione non difenda un patrimonio collettivo per assecondare, per quel che sembra, piccoli egocentrismi individualistici, assolutamente fuori tempo e controcorrente rispetto alle raggiunte consapevolezze storiche e culturali.
Non si debba dire che la rappresentanza dei cittadini che è l’Amministrazione è a un livello meno consapevole della media dei cittadini stessi, che hanno chiaramente manifestato il loro interesse per la conservazione di questa residua porzione di paesaggio storico.
La presente osservazione è stata redatta a cura della Sezione di Como di Italia Nostra. La sezione di Lecco, da poco tempo non più operativa, è in fase di riorganizzazione: i vicini di Como si impegnano nel sostegno della sezione lecchese in via di rinascita. Ricordiamo che una volta, cominciando dal 1965, eravamo una sola sezione, quando le due Province erano unite. La partecipazione al dibattito sul caso Cavagna sia un’occasione per ricordare che la Sezione di Italia Nostra di Lecco sta rinascendo”.
Il presidente
prof. arch. Darko Pandakovic

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