Santo Stefano. Lo Spazio Accoglienza e Salute rafforza la propria presenza

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A tre anni dall’inaugurazione, con numeri in costante crescita, i giorni di apertura passano da due a tre

“Un progetto che restituisce il senso dell’importanza che diamo alla salute: una somma di interventi che non sono solo medici”

LECCO – Nel 2025, le persone che sono entrate in contatto con lo Spazio Accoglienza e Salute sono state 173 (72 maschi e 101 femmine); 6 anziani frequentano abitualmente lo spazio (1 o 2 volte la settimana). L’età media degli utenti è 75 anni (nella fascia 60-90 anni), provenienti in prevalenza dal quartiere di Santo Stefano. 650 sono stati gli accessi nel 2025 con una presenza media giornaliera di 8 persone.

Questi in sintesi i numeri dello Spazio accoglienza e salute, esperienza virtuosa nata durante il Covid e che festeggerà il terzo anno di attività il prossimo 28 febbraio. Il progetto vede impegnati, oltre a un operatore socio-sanitario del Comune, 4 infermiere, un medico e dieci cittadini, tutti volontari. Numeri, questi ultimi, raddoppiati nel giro di tre anni.

Nella conferenza stampa di questa mattina, tutti gli attori coinvolti (Società San Vincenzo De Paoli, Parrocchia San Francesco D’Assisi, Medici di Medicina Generale attivi nel quartiere, e Comune di Lecco), oltre a restituire i risultati a tre anni dall’inaugurazione, hanno annunciato il rafforzamento delle attività con l’apertura di un giorno in più a settimana: oltre agli abituali  martedì e venerdì dalle 9.30 alle 11.30, da febbraio lo spazio sarà aperto anche il giovedì dalle 9.30 alle 11.30.

Emanuele Manzoni

“Il rione di Santo Stefano è anche il più popoloso della città con 5.200 residenti, di questi 1 su 4 ha un età superiore ai 65 anni. Questo patto di collaborazione e cura tra realtà diverse del territorio è nato per provare a dare delle risposte ad alcuni bisogno del rione – ha detto l’assessore ai Servizi Sociali Emanuele Manzoni -. La sfida è quella di creare luoghi di incontro nei vari rioni della città, un lavoro cominciato da Pescarenico con il Giglio, continuato con lo Spazio Accoglienza e Salute e con Labirinto Bonacina. Una sorta di rigenerazione sociale che parte dalle persone che abitano il rione e frutto di una lettura condivisa dei bisogni. Mi preme anche sottolineare l’importanza del metodo di questo percorso in cui è decisivo il contributo portato da tutti i soggetti coinvolti, un metodo che offre sguardi diversi rispetto ai diversi bisogni”.

Don Vitale Maninetti

Lo spazio trova la sua vita nei locali della parrocchia di Santo Stefano, guidata da don Vitale Maninetti: “L’attenzione verso gli ultimi è l’espressione massima della nostra fede, perciò questa iniziativa contribuisce a rendermi un parroco felice nella parrocchia più bella del mondo. Con grande gioia mettiamo a disposizione i nostri ambienti e i volontari che sono dei veri e propri operatori di carità”.

Giuseppe Butta

A tirare le fila del progetto dando concretezza alle idee è la Società San Vincenzo De Paoli guidata dal presidente Giuseppe Butta: “Tutto è nato nell’epoca Covid, quando ci siamo chiesti quali erano le condizioni degli anziani del quartiere. Ci siamo posti l’obiettivo di intercettare le povertà relazioni e sociali, così i nostri interessi si sono incrociati con quelli del Comune. Poi la parrocchia ha offerto gli spazi e da tre anni noi ci impegniamo a gestirli. Lo spazio non è semplicemente un ambulatorio, ma è anche un punto di orientamento e promozione di tutto ciò che avviene in città, sempre cercando di capire se chi viene qui ha qualche disagio nascosto. Sentirsi bene è una cosa, stare bene è un’altra”.

E visto che stare insieme genera idee: le persone si trovano per stare insieme, chiacchierare, divertirsi, partecipare ad attività educative e divulgative, partecipare a progetti nati dalla fitta rete di relazioni che sta crescendo attorno allo Spazio accoglienza e salute.

Dottor Pietro Baccomo

“Spazi come questo vanno difesi, così bisogna difendere queste esperienze che nascono dai volontari – ha detto Pietro Baccomo, medico di medicina generale e volontario del progetto -. Si tratta anche di uno spazio di rieducazione per i nostri anziani, perché questi momenti di incontro di fanno calare nella realtà in un’epoca dove anche molti anziani, purtroppo, sono prigionieri dello smartphone. Si tratta di uno spazio rieducativo anche a livello sociale perché chiunque vede bellezza apprezza e dà il proprio contributo”.

Rosaura Ravasio

Rosaura Ravasio, operatore socio-sanitario del Comune, ha ricordato gli obiettivi: “Creare un progetto improntato sull’accoglienza e l’ascolto di chi si rivolge allo spazio; riattivare il quartiere mettendo in connessione le risorse presenti; offrire opportunità di incontro per offrire percorsi di cura e inclusione nel contesto di vita quotidiana; creare luoghi di scambio fra realtà coinvolte. Sono emersi bisogni di supporto e risposta ad alcune esigenze di natura sanitaria; bisogni di tipo informativo su vari aspetti (tempo libero, opportunità di incontro, sanitarie…); bisogni di presa in carico più complessa (sul piano sanitario o sociale) con invio a specifici servizi. Il risultato è che è stato creato un punto di riferimento (relazioni di fiducia e aiuto) con piccoli momenti informali di gruppo (caffè, scambi di natura relazionale e sanitaria, in merito a ricordi, attualità, consigli). Non sia arrivati, ma è una buona base di partenza. Una comunità che si prende cura degli anziani è una comunità che guarda al futuro”.

Dopo le testimonianze di Gianni Riva in qualità di utente e Rita Ferraris in qualità di infermiera volontaria; Anna Spinelli, responsabile dei servizi Artimedia, ha posto l’accento sull’importanza della rete di relazioni: “Siamo usciti dai servizi diurni per entrare nei quartieri e abitarli: essere cittadini attivi all’interno dei bisogni delle persone. Abbiamo così trovato la possibilità di essere attivi su più fronti, così le connessioni si sono sviluppate in modo naturale, questo a beneficio anche degli abitanti del quartiere che, collaborando, sono anche più attive”.

Anna Spinelli

Un appuntamento per la cura di sé, per rilevare i parametri relativi allo stato di salute, per informare sui servizi e le opportunità già presenti nel territorio, per accogliere e ascoltare le persone con l’obiettivo di offrire alle persone anziane un momento e luogo per la prevenzione e il benessere: “Questo progetto restituisce esattamente il senso dell’importanza che diamo alla salute – ha concluso l’assessore Manzoni -. Una somma di molteplici interventi che non sono soltanto medici”.

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Rita Ferraris
Gianni Riva