La sezione comasca di Italia Nostra critica l’installazione del nuovo impianto e solleva dubbi sulle procedure autorizzative
Contestato anche il Comune: “Ha omesso di rendere pubblica l’iniziativa sul territorio”
LIERNA – L’installazione di una nuova antenna 5G per la telefonia mobile nella frazione Genico di Lierna, sul versante orientale del ramo lecchese del Lario, sta generando forti perplessità e proteste. A prendere posizione è la Sezione Como dell’associazione Italia Nostra, che in un documento pubblico contesta sia l’impatto visivo dell’opera sia le modalità con cui si sarebbe arrivati alla sua autorizzazione. L’impianto, realizzato per conto delle società Cellnex spa e Zefiro Net srl, ha l’obiettivo di potenziare la rete dalla tecnologia 4G al 5G. Secondo l’associazione, però, i benefici principali ricadrebbero sugli operatori economici, mentre i costi ambientali e paesaggistici sarebbero a carico della collettività.
“Per agevolare la grande rete della telefonia, che non è visibile all’occhio, dobbiamo rinunciare alla bellezza degli ampi paesaggi che sono la felicità quotidiana della nostra vita sul lago?”, si legge nel testo firmato dal presidente prof. arch. Darko Pandakovic.

Nel documento, l’antenna viene descritta come un elemento estraneo al contesto naturale e urbano circostante. L’impatto visivo viene definito marcato e difficilmente compatibile con un’area sottoposta a vincoli. “L’elemento introdotto si presenta in chiara contrapposizione con la configurazione morfologica presente: uno ‘sbrego’ verticale taglia e interrompe le linee dei monti, degli insediamenti, dell’orizzonte del lago“, scrive Italia Nostra, parlando di un episodio di “ordinaria distruzione” della percezione del paesaggio lariano.
L’immagine evocata è quella di un mosaico che progressivamente perde le sue tessere: piccoli interventi che, sommati, finiscono per compromettere l’armonia complessiva costruita nei secoli. “Si perde soprattutto l’integrità che per tanti secoli gli abitanti del lago hanno saputo conservare e consegnarci oggi come un bene universalmente riconosciuto. Il danno paesaggistico è indiscutibile”.
Oltre all’aspetto estetico, il documento entra nel merito delle procedure amministrative. L’area, viene ricordato, è sottoposta a vincolo paesaggistico e nel Piano di Governo del Territorio è classificata come “area boscata di elevata incidenza visiva”. Particolarmente contestata è la mancata partecipazione della Soprintendenza di Milano alla Conferenza dei Servizi del 25 luglio 2024, convocata dalla SUAP per conto della Comunità Montana Valsassina.
“Si resta perplessi riguardo all’assenza della Soprintendenza competente – si legge – che non solo non ha partecipato alla Conferenza dei Servizi, ma non ha espresso alcun parere, rendendo attivo il silenzio-assenso”. Secondo Italia Nostra, proprio qui si anniderebbe uno dei nodi più delicati della vicenda: “Se la Soprintendenza non riconosce l’evidente aggressione al paesaggio per un simile “antennone” in sito vincolato, protetto e delicato, qual è il suo ruolo? Temiamo vi siano state distrazione, noncuranza, superficialità”.
Nel testo vengono sollevate anche obiezioni sulle modalità con cui sarebbe stata organizzata la Conferenza dei Servizi: convocazione a fine luglio, in pieno periodo di ferie, e tempi ristretti – 23 giorni – per la presentazione dei pareri.
“Non basterebbe questa disposizione, contraria alle vigenti norme, per invalidare tutto l’iter di approvazione?”, si chiede l’associazione, che parla apertamente di una scarsa partecipazione pubblica e di una procedura poco trasparente. Secondo quanto riportato, se la cittadinanza fosse stata informata per tempo, avrebbe potuto proporre soluzioni alternative, come l’installazione in una zona più defilata sopra l’ex seminario, ipotesi che gli operatori avrebbero valutato favorevolmente. Tuttavia, a lavori ormai conclusi, lo spostamento sarebbe risultato troppo oneroso.

Nel documento non manca un passaggio critico rivolto direttamente al Comune di Lierna, al sindaco e all’Ufficio tecnico, accusati di non aver dato sufficiente pubblicità all’intervento e di non aver tutelato adeguatamente il patrimonio paesaggistico.
“La maggiore responsabilità morale ricade sul Comune – si legge – per l’omissione di rendere pubblica l’iniziativa sul territorio comunale e per aver trascurato il patrimonio del paesaggio e della bellezza, eredità più importante affidata dalle generazioni passate”.
Vengono inoltre sollevate perplessità sulla documentazione edilizia, sul titolo abilitativo per la costruzione materiale dell’impianto e sulla verifica strutturale del basamento.

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