Allo sportello prevalenza di ragazze tra i 20 e i 24 anni, ma obiettivo di intercettare anche gli adolescenti e i maschi
Sifilide, clamidia e gonococco in aumento negli ultimi anni; “spesso si pensa alla contraccezione solo per evitare gravidanze”
LECCO – L’affettività e la sessualità sono ancora oggi temi delicati e personali, che possono creare talvolta difficoltà e resistenze. Proprio per questo è importante che i giovani si sentano liberi di parlarne, e che sappiano dell’esistenza di sportelli come “EHI! (Education, Health, Intimacy)“, avviato lo scorso 9 ottobre presso l’Informagiovani di Lecco (Centro Civico Pertini).
Lo sportello, rivolto a ragazze e ragazzi tra i 14 e i 24 anni, è aperto il giovedì pomeriggio dalle 14 alle 16 e non è necessaria alcuna prenotazione. È promosso da Asst Lecco e offre un servizio di ascolto e aiuto a libero accesso. Come sottolineato da Carmen Baldi, responsabile S.S. Coordinamento Attività Consultoriale di Asst Lecco, “Il nostro obiettivo è offrire il supporto di personale altamente specializzato in una modalità accessibile e vicina ai giovani”.
Abbiamo incontrato la responsabile Carmen Baldi e il team di “EHI!”, composto dal medico infettivologo Annacarla Chiesa, dall’assistente sociale Paola Chisu e dall’infermiera Veronica Gandolfi, che ci hanno illustrato più nel dettaglio l’attività dello sportello.
A qualche mese dall’avvio, che bilancio si può tracciare? Qual è l’età media dei ragazzi che si presentano e c’è una prevalenza di genere tra chi chiede supporto?
“La risposta vera e propria dei giovani ce la aspettiamo in una fase successiva alla pubblicizzazione del progetto, su cui stiamo ancora lavorando – ha spiegato la psicologa e psicoterapeuta Carmen Baldi –. In questi mesi stiamo entrando nelle scuole e parlando con gli studenti per far conoscere lo sportello. L’obiettivo è quello di collaborare con gli istituti superiori, perché si tratta della fascia d’età più difficile da intercettare”.
Sul fronte dell’utenza, l’infettivologa Annacarla Chiesa ha evidenziato che “è riscontrabile una prevalenza di genere femminile” e che l’età media, almeno finora, si concentra tra i 20 e i 24 anni. “Nella fascia 20-24 anni c’è maggiore consapevolezza di come cercare un servizio in caso di necessità – ha aggiunto –. La fascia più giovane è anche quella più fragile e necessita di maggiore azione per essere coinvolta”.
Avete riscontrato difficoltà nel coinvolgere i più giovani? Cosa li frena maggiormente dal chiedere aiuto o informazioni?
“Credo che spesso semplicemente non ci sia abbastanza informazione sulla possibilità di rivolgersi a questo tipo di servizi”, ha osservato l’assistente sociale Paola Chisu.
Baldi ha fatto invece riferimento a un elemento culturale: “La sessualità non è un argomento semplice e ancora oggi non è totalmente sdoganato. Tra l’altro, non esiste l’obbligatorietà dell’educazione affettiva nelle scuole, quindi nel complesso ci sono dei vincoli culturali che hanno un impatto. Lo sportello è un’occasione per sciogliere queste resistenze”.
Un dato concreto, sottolineato da Chisu, riguarda “diverse richieste di interruzioni di gravidanza di minorenni, che spesso si mostrano inconsapevoli delle strategie di prevenzione”, a conferma dell’importanza di un presidio di supporto a scopo di prevenzione.
Lo sportello affronta temi legati all’affettività e alla sessualità. Quali sono i dubbi e le preoccupazioni più frequenti?
“Si tratta spesso di domande generali, legate all’informazione di base, ma non solo. Ad esempio, emergono dubbi su come comportarsi nella pratica dopo aver scoperto di avere avuto un partner con positività a qualche malattia sessualmente trasmissibile. Le terapie non vengono svolte qui, ma lo sportello fornisce indicazioni e supporto anche prima di procedere con interventi più mirati – ha risposto Chiesa -. L’altro tema molto toccato è la prevenzione: quali sono le modalità di contraccezione, come si può ottenere una prescrizione, e spesso anche i costi”.
Carmen Baldi ha aggiunto che durante gli incontri allo sportello, “pur non effettuando visite specialistiche, facciamo vedere i vari dispositivi di contraccezione e li spieghiamo nel dettaglio, per rendere più chiare le possibilità”.
Dal vostro osservatorio, i casi di infezioni sessualmente trasmissibili tra i giovani risultano in aumento? E quanto incide la mancanza di informazione?
“Vedo molta disinformazione – ha affermato Chiesa –. I dati generali (i dati dello sportello “EHI!” non sono ancora disponibili, ndr) mostrano un incremento negli ultimi anni, soprattutto per sifilide, clamidia e gonococco. Con la diminuzione del rischio di rimanere incinta, ci si preoccupa meno dell’aspetto infettivo o si pensa di essere protetti senza profilattico. Dopo il Covid la situazione è peggiorata”.
“Spesso – ha aggiunto – si pensa alla contraccezione solo in ottica di gravidanza, senza preoccuparsi delle infezioni”.
Sul fronte della contraccezione permangono falsi miti. “Ci sono ancora informazioni errate – ha dichiarato Baldi –. Qui ci focalizziamo sul fornire informazioni di base, chiarendo quali metodi prevengono solo gravidanze indesiderate e quali proteggono anche dalle malattie. Consegniamo ai ragazzi una brochure in cui questa distinzione è esplicitata graficamente”.
Tra i temi affrontati c’è anche quello delle relazioni affettive e delle dinamiche di dipendenza emotiva. Questo aspetto è presente nei racconti dei ragazzi che si rivolgono allo sportello?
“Sì, moltissimo, soprattutto nei più piccoli, già dai 14 anni – ha risposto Baldi -. Per questo attiveremo gruppi di riflessione condotti da uno psicologo e un assistente sociale. A marzo partiranno due gruppi pilota, divisi per fasce di età, dai 14 ai 17 anni e dai 18 ai 24. Ci preme sottolineare che l’informazione da sola non cambia il comportamento: bisogna innescare processi che la trasformino in consapevolezza, favoriti anche dal dialogo e dal feedback garantito da più incontri”.
Lo sportello “EHI!” è aperto anche, in alcuni casi, a genitori, insegnanti ed educatori. In che modo vengono coinvolti?
“In questi mesi si sono presentati diversi educatori – hanno spiegato Baldi e Chisu –. Il lavoro con gli adulti è sempre funzionale ad arrivare ai ragazzi. È raro che i giovani vengano con i genitori: percepiscono lo sportello come uno spazio personale e sicuro. Ma c’è la possibilità di farsi accompagnare”.
Uno degli obiettivi dichiarati dello sportello è quello di “uscire” dai contesti sanitari tradizionali. Quanto è importante questo aspetto?
“È un luogo dedicato ai giovani – ha chiarito Baldi –. Non facciamo prestazioni sanitarie, quindi non c’è l’obbligo di coinvolgere i genitori. Ascoltiamo, informiamo e, se necessario, agganciamo ai percorsi consultoriali e agli screening”.
In parallelo, Chiesa ha richiamato il servizio “Punto Salute”, che offre test rapidi per HIV, sifilide ed epatite, attualmente in sede ospedaliera ma destinato a spostarsi sul territorio, per garantire una controparte operativa a “EHI!”.
Le operatrici si sono infine mostrate preoccupate per il tema del gender gap. “È molto importante sensibilizzare anche i maschi su questi argomenti, perché anche loro possono trovare le risposte che cercano”, ha sottolineato l’infermiera Veronica Gandolfi.
E Baldi ha aggiunto: “I ragazzi, di solito, non si recano spontaneamente nei consultori, ma i dati ci dicono che le malattie sessualmente trasmissibili sono maggiormente a carico dei maschi. Abbiamo quindi pensato a questo luogo con lo scopo di aprirlo a tutti, creando un contesto non improntato solo all’aspetto ginecologico e neutro dal punto di vista del genere, in cui tutti i giovani possano sentirsi accolti e capiti”.
Oltre che in sede, in Via dell’Eremo 28, il team di “EHI!” è anche contattabile via mail, all’indirizzo ehi@asst-lecco.it.

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