Una vita, la sua, tra impegno civile, lavoro, fede, famiglia e montagna
Tra i presenti anche il sindaco di Lecco, Mauro Gattinoni
LECCO – Una Basilica di San Nicolò gremita e raccolta, ha dato oggi l’ultimo saluto a Gabriele Perossi, volto noto della città, scomparso nei giorni scorsi all’età di 82 anni. Amici, familiari, conoscenti, esponenti del mondo politico e associativo lecchese si sono stretti attorno alla moglie Giovanna e ai figli Francesca, Silvia, Paola e Alessandro, testimoniando con la loro presenza l’affetto e la stima maturati in decenni di impegno civile e sociale.
Gabriele Perossi con la moglie Giovanna Todeschini
Tra i presenti anche il sindaco di Lecco, Mauro Gattinoni, che al termine della celebrazione ha voluto salutare personalmente i familiari, unendosi al cordoglio della comunità.
Durante l’omelia, il sacerdote celebrante ha ricordato la figura di Perossi intrecciando fede e vita concreta: “La morte di Gabriele ci fa riflettere sull’esperienza dell’amicizia. Ha vissuto la fede dentro la vita sociale, il servizio per gli altri e per la sua città. Il suo amore per Lecco si è fatto concreto dentro le occasioni difficili. La sua famiglia è sempre stata unita”. Parole che hanno restituito l’immagine di un uomo capace di tenere insieme dimensione spirituale e responsabilità pubblica, sempre con uno sguardo rivolto alla comunità.
Il nipote Pietro ha invece condiviso la lettera che il nonno gli aveva scritto in occasione del suo battesimo: “Carissimo Pietro, i tuoi genitori mi hanno chiesto di accompagnarti come padrino del tuo battesimo. Dopo la venuta al mondo questo sarà il giorno più importante della tua vita. Ti assicuro che il Signore sarà sempre con te”.
Nato a Maggianico il 14 dicembre 1943, primo di quattro fratelli, Gabriele Perossi è cresciuto tra oratorio e Azione Cattolica. Negli anni Sessanta è stato tra gli animatori del “Raggio Lavoratori”, esperienza poi confluita in Comunione e Liberazione, diventando uno dei protagonisti della presenza del movimento in città, sul piano religioso e sociale.
Diplomato ragioniere all’istituto Parini, ha lavorato prima all’Aldè Filo e poi alle Trafilerie di Malavedo, maturando competenze amministrative che avrebbe poi messo al servizio di numerose realtà del territorio.
Il suo nome resta legato anche alla politica cittadina: iscritto alla Democrazia Cristiana, fu eletto per la prima volta in Consiglio comunale nel 1975. Tornò a Palazzo Bovara nel 1997 durante il mandato del sindaco Lorenzo Bodega e successivamente con il sindaco Antonella Faggi, ricoprendo l’incarico di assessore al Bilancio. Negli anni è stato anche segretario cittadino della Dc e poi di Forza Italia, continuando a seguire con passione la vita pubblica lecchese anche dopo l’uscita dagli incarichi ufficiali.
Accanto all’impegno civile, la famiglia – con la moglie Giovanna e i quattro figli – è sempre stata il suo punto fermo. Dieci nipoti come nonno e altri dieci come zio, una presenza costante e generosa, come hanno ricordato i figli nei giorni scorsi: un padre che ha insegnato il valore dell’impegno e del sacrificio, cresciuto lui stesso in tempo di guerra, figlio di un operaio della Moto Guzzi.
E poi la montagna, orizzonte simbolico della sua vita: la Croce del Magnodeno nel cuore, le oltre trenta Marcialonghe e la leggendaria Vasaloppet in Svezia. Una passione coltivata fino agli anni segnati dalla malattia, sempre con lo sguardo rivolto alle sue montagne.
Con la celebrazione di oggi, Lecco ha salutato non solo un ex amministratore e un protagonista della vita ecclesiale e associativa, ma un uomo che ha attraversato stagioni importanti della storia cittadina con carattere deciso, schiettezza e senso di appartenenza. Una presenza che mancherà, ma che lascia una traccia profonda nella memoria collettiva della comunità lecchese.