Censite 64 specie, di cui 23 nidificanti territoriali
“Impossibile dire per ora se le attuali limitazioni di accesso alla riserva del lago di Sartirana sono efficaci”
MERATE – Impossibile fornire una risposta definitiva sull’efficacia delle restrizioni all’accesso alla riserva stabilite dal piano di gestione in vigore che vieta l’ingresso nella zona a nord tra il 1° marzo e il 31 luglio. E’ la risposta arrivata ieri sera, martedì, durante l’incontro di restituzione dei dati sul monitoraggio sull’avifauna commissionato all’Università degli studi di Milano – Bicocca (Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra) dal Parco regionale di Montevecchia e della Valle del Curone e dal Comune di Merate.
Risultati parziali, hanno ribadito più volte il presidente del Parco Giovanni Zardoni e l’assessora all’Ecologia Silvia Sesana che proprio per queste ragioni avevano optato in un primo momento per una riunione a porte chiuse, posticipando a un momento successivo, probabilmente tra un anno, la presentazione pubblica dei dati complessivi.

L’intenzione è infatti quella di ripetere lo studio di monitoraggio anche per quest’anno riuscendo così ad avere più dati e numeri per arrivare a una scelta, calibrata e puntuale, sull’accessibilità alla riserva.
Il nodo appare infatti questo: capire se le restrizioni in atto siano giuste e supportate scientificamente per la tutela dell’avifauna oppure non siano efficaci.
I primi dati, per quanto parziali, sembrano indicare che le specie siano comunque presenti anche nelle aree dove non c’è restrizione. Un paradosso su cui però né professionisti né gli amministratori si sono sbilanciati parlando appunto di uno studio ancora incompleto e da rafforzare. “Alla luce dei dati disponibili non è possibile dare una risposta definitiva alla domanda sulle attuali restrizioni di accesso. Il cambiamento delle comunità ornitiche è verosimilmente associabile alla trasformazione degli habitat del biotipo” hanno scritto i professori in una delle slides proiettate in sala.

Quello che è emerso con chiarezza è la sofferenza del lago di Sartirana, già illustrata dall’idrobiologo Alberto Negri a cui è toccato il compito di analizzare il livello di salute dello specchio lacustre valutando i benefici apportati dagli interventi di wash out e realizzazione dei pozzi effettuati negli anni passati (ne parleremo in un altro articolo). Per questo, al di là del tema degli accessi e della fruizione (su cui i professionisti hanno spostato la competenza al piano politico), l’urgenza sembra essere quella di mettere in atto interventi che vadano a ristabilire il lago di Sartirana come zona umida, ripristinando la vegetazione elofitica per le popolazioni di acrocefali, migliarino e mantenendo le zone di alneta e cariceto come schermatura e nidificazione per nidi a terra.

“L’ipertrofia registrata ha delle ripercussioni anche sull’avifauna – ha spiegato Luciano Bani, professore dell’Università degli studi Milano – Bicocca che ha realizzato il monitoraggio insieme a Valerio Orioli -. Basti pensare che il canneto, habitat ideale per un determinato tipo di uccelli, ha fatto segnare negli anni una regressione accelerata, condizionata anche da fattori antropici. Questo ha comportato uno stravolgimento delle comunità ornitiche presenti con la sostituzione delle specie da canneto con quelle forestali. Gli specialisti di palude li abbiamo persi e sono entrate delle nuove specie legate a questa fase di transizione. Dovremmo cercare di far ringiovanire di 50 anni questo lago attuando degli interventi di ripristino del canneto. Non è normale che all’affaccio del lago vi siano degli arbusti”.
Quanto all’accessibilità Bani ha voluto guardare le due facce delle stessa medaglia, ovvero la conservazione, da attuare quindi con la chiusura e il presidio, da mettere in atto con un’apertura controllata, basata su una maggiore educazione ambientale.

Un tema, quello dell’accesso, su cui si consumerà (come già in passato) la battaglia politica, anticipata dagli interventi di Elena Calogero del Comitato Civico Ambiente: “Questo monitoraggo è stato fatto per spingere a riaprire? Il lago di Sartirana è una piccola bomboniera: nel piano di gestione c’è già scritto che bisogna ripristinare il canneto”. Le ha fatto eco Franco Orsenigo dell’associazione Monte di Brianza: “In questi anni abbiamo visto cose strane. Sono convinto che si possa riaprire solo dove esista un substrato culturale di rispetto. Sappiamo che il Comune di Merate ha chiesto in Regione maggiore flessibilità sugli accessi: la domanda resta cosa voglliamo fare di questa riserva”.
A chiudere il giro degli interventi è stato il sindaco Mattia Salvioni: “Avere i numeri è la base da cui partire per ragionare e anche su questo tema il nostro approccio sarà per step. L’obiettivo è conservare l’area umida nel contesto in cui si trova attuando le indicazioni di gestione”.
Quanto allo studio in sé, i dettagli sono stati forniti da Orioli: “Il mappaggio territoriale è stato effettuato da aprile a luglio 2025, due volte al mese per otto sessioni complessive tra tre ore a partire da 30 minuti dopo l’alba lungo il sentiero perilacuale”. A eseguirlo due rilevatori insieme a volontari e Gev pr un totale d 1783 osservazioni e 455 interazioni.
“Abbiamo mappato 64 specie, di cui 8 migratrici, 18 occasionali, 23 nidificanti territoriali, 8 nidificanti gregarie o coloniali, 7 specie acquatiche e 28 specie nidificanti in riserva”. Di queste, 14 hanno una categoria di minaccia rispetto alla loro conservazione.

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