La lettera di una persona costretta su una sedia a rotelle che non può prendere il treno
“La mia indipendenza si infrange contro barriere fatte di cemento e di indifferenza burocratica”
LIERNA – Riceviamo e pubblichiamo una lettera che denuncia una situazione che merita di essere portata sotto i riflettori. Una storia semplice, di quotidianità negata, per la presenza di barriere architettoniche. Sembra assurdo nel 2026 essere ancora a questo punto.
“Scrivo questa lettera con un misto di rabbia e profonda amarezza. Sono una ragazza che ha sempre fatto dell’indipendenza il proprio stile di vita, finché una malattia non mi ha costretta su una sedia a rotelle. Ma se la malattia mi ha tolto l’uso delle gambe, è l’inefficienza delle nostre infrastrutture che mi sta togliendo la libertà.
Si parla tanto di inclusione, di parità di diritti e di barriere abbattute. Siamo nel 2026, eppure per me spostarmi da Lierna a Mandello una tratta di appena due fermate di treno è diventata un’impresa impossibile. Perché? Perché le stazioni non sono a norma.
È umiliante sentirsi dire che abbiamo tutti gli stessi diritti quando, all’atto pratico, io non posso salire su un treno come qualunque altro cittadino. La mia indipendenza, che ho difeso con i denti nonostante tutto, si infrange contro gradini insuperabili e banchine inadeguate.
Voglio che la gente sappia che non è vero che le barriere sono state abbattute. Le barriere sono ancora lì, alte e solide, fatte di cemento e di indifferenza burocratica. Non chiedo privilegi, chiedo solo di poter vivere la mia vita senza dover pianificare un’operazione militare per fare cinque chilometri. Senza dover dipendere sempre da qualcuno.
Essere disabili non significa smettere di voler essere parte del mondo. Ma finché le nostre stazioni rimarranno inaccessibili, lo Stato ci starà dicendo che siamo cittadini di serie B”.
Antonella Giletto

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