Elezioni provinciali, Hofmann: “Quattro anni intensi e c’è ancora tanto da fare”

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Alessandra Hofmann

Intervista ad Alessandra Hofmann, la presidente uscente che cerca la riconferma alle elezioni provinciali del 24 gennaio

“Ascolto e capacità di relazione sono  tratti distinti del mio mandato. Chiedo di confermarmi alla guida di Villa Locatelli per proseguire questo percorso”

LECCO – Sindaco di Monticello Brianza al secondo mandato dopo la conferma del 2024, Alessandra Hofmann è alla guida della Provincia di Lecco dal 2021, quando ha fatto capolino sul palcoscenico politico lecchese praticamente da new entry. Prima donna alla guida di Villa Locatelli, ha indossato la fascia di colore azzurro, con passione e impegno, macinando ogni giorno chilometri e chilometri, stringendo mani, incontrando volti, tessendo relazioni e progetti.

L’abbiamo incontrata per un’intervista a pochi giorni dal voto per l’elezione del presidente della Provincia in programma sabato 24 gennaio.

Quali sono i motivi che l’hanno convinta a ricandidarsi alla guida della Provincia?
Sono stati quattro anni appassionanti e intensi, durante i quali penso che la Provincia sia riuscita a essere protagonista. Quattro anni in cui abbiamo fatto molto e molto c’è ancora da fare. Rispetto al 2021, quando mi sono buttata, anche con un pizzico di incoscienza, in questa avventura, risultata poi bellissima, sono più consapevole e quindi ancora più determinata a proseguire il percorso iniziato. Conosco bene i dossier aperti e quello che c’è da fare e proprio per questo sono molto stimolata a proseguire questo cammino.

Com’è stato affiancare e integrare la carica di sindaco a quella di presidente della Provincia?
Difficile, non potrebbe essere diversamente. La riforma Delrio ha posto le Province in un limbo. Imponendo poi che il presidente debba essere un sindaco ha di fatto svilito entrambi i ruoli che sono, per forza di cose, diversi. Un sindaco ha un rapporto costante e diretto con la sua comunità a cui dà risposte dirette e con cui ha un confronto pressoché quotidiano. Un presidente della Provincia deve invece avere una visione più ampia e strategica, capace di fornire risposte sovracomunali.

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Alessandra Hofmann nel 2021 all’indomani dell’elezione a presidente della Provinci

Pensa che si dovrebbe tornare all’elezione diretta del Presidente e del Consiglio provinciale?
Assolutamente sì. E’ giusto e doveroso che siano i cittadini a decidere. Non solo. Dovrebbero essere assegnate alle Province più deleghe, competenze e risorse: noi in Lombardia siamo fortunati perché la Regione ha deciso di riassegnare alcune deleghe alle Province, altrimenti l’ente sarebbe stato ancora più svuotato di competenze. Penso infine che la nuova riforma dovrebbe prevedere che alla guida di un ente simile debba essere indicato qualcuno con un’esperienza alle spalle in un ente locale.

Lei non ha tessere di partito, ma la sua candidatura è sostenuta apertamente dal centrodestra: come si è posta e come si pone nei confronti dei Comuni di altro orientamento politico?
Non ho mai nascosto la mia estrazione di centrodestra, ma non per questo mi sono posta in contrapposizione a chi ha un orientamento differente dal mio. Anzi, sono convinta che la diversità di opinioni e di idee sia giusta, arricchente e stimolante. Come presidente ho operato lasciandomi guidare da quello che era giusto fare e dalle necessità dei territori senza guardare alle appartenenze politiche.

Ci fornisca qualche esempio concreto…
La tangenzialina di Castello Brianza, che siamo riusciti a farci finanziare da Regione Lombardia: un’opera attesa e richiesta da un Comune non certo amministrato dal centro destra. Oppure il progetto di riqualificazione e messa in sicurezza della Sp 54 tra Monticello e Cernusco Lombardone. Avrei potuto focalizzarmi solo sulle necessità del Comune dove sono sindaco: come Provincia abbiamo invece voluto far sedere tutti gli interlocutori allo stesso tavolo facendo sintesi tra le esigenze. Tanto che alla fine, tra tutti gli interventi necessari risultanti dalla progettazione, la priorità emersa è quella della rotonda fra Montevecchia e Lomaniga, riuscendo a mettere a terra i lavori per la primavera 2026.

C’è che però critica che sul ponte di Paderno la Provincia non abbia svolto al meglio il suo ruolo istituzionale…
L’approccio è stato lo stesso, bisogna però considerare che ci sono dei livelli di rapporti, tra istituzioni, che vanno rispettati e proprio per questo abbiamo svolto il ruolo di raccordo tra Comuni e gli enti sopra. Il confronto con Paderno, Robbiate e Verderio non è mai mancato. Bisogna partire da un dato di fondo, imprescindibile: che il ponte va sistemato e riqualificato. E per questo è necessario avere un approccio concreto e pragmatico: partire da quello che c’è, il San Michele, ovvero un ponte a due piani con unico binario per la ferrovia e unica corsia per le auto e riconoscere che c’è bisogno di un viadotto stradale e ferroviario percorribile, simultaneamente, in entrambe le direzioni. Sappiamo bene, e lo dimostra l’aver commissionato uno studio ad hoc sul traffico, che ci saranno ripercussioni sulla viabilità con nuovo San Michele moderno e funzionale alle esigenze della mobilità attuale e proprio per questo abbiamo stilato una lista della spesa con le opere pubbliche da realizzare a latere, andando a risolvere le criticità. Ma non possiamo dimenticarci che il tracciato ferroviario è quello che già c’è, con due stazioni operative e funzionanti. Serve un nuovo ponte a Paderno, così come ne serve uno più a sud nel Monzese. Come Provincia abbiamo anche sostenuto la necessità di prevedere una nuova infrastruttura anche a Brivio.

E’ stata la prima donna presidente di Villa Locatelli: ritiene che la “trazione” femminile si sia sentita? Se sì, in che modo?
Penso proprio di sì. Ritengo di essere riuscita a portare uno sguardo e un’attenzione alle cose tipicamente femminile, fatto di riguardo ai particolari, ma anche e soprattutto di determinazione e pragmatismo con la volontà, forte e risoluta, di trovare una soluzione e di far quadrare, come in famiglia, divergenze e caratteri diversi.

A proposito di famiglia, c’è chi, ridendo, dice che suo marito e suo figlio sarebbero pronti a votare Vergani per poterla avere un po’ di più a casa… Battute a parte, c’è tanto sacrificio personale e familiare in questa scelta?
Sicuramente sì, alla mia famiglia devo molto. Anche domenica mi sono svegliata presto e li ho salutati perché mi aspettava una giornata a Crandola Valsassina per la festa di Sant’Antonio. Il mio grande grazie va, innanzitutto a loro, perché non mi hanno fatto mai mancare il supporto e la vicinanza anche perché, sapendo qual è il mio carattere, sanno perfettamente che quando decido di fare una cosa sarebbe impossibile fermarmi.

Quali saranno le priorità del suo secondo mandato in caso di vittoria il 24 gennaio?
Tante. Una su tutte la Lecco – Bergamo, infrastruttura che è passata prima ad Anas e ora a Simico, la società Infrastrutture Milano Cortina 2026, ma che resta per noi un progetto fondamentale e irrinunciabile. Proprio per questo, con gli enti preposti all’infrastruttura, stiamo già pensando al terzo lotto perché non possiamo pensare di fermarci al tratto tra Vercurago e Calolzio. Dopodiché, i dossier aperti sono tanti, dalla variante di Primaluna ai ragionamenti sul Trasporto pubblico locale. Sono tante le partite aperte e non sempre è stato possibile dire di sì.

Lei arriva dalla Brianza e si è quindi confrontata in questi anni con un territorio molto articolato, con vocazioni, storie e ambienti diversi. Pensa di essere riuscita a rappresentarli tutti e che sia possibile farsi portavoce di istanze che potrebbero anche confliggere le une con le altre?
Penso di aver ascoltato tutti e di aver modulato questo mandato su ascolto, dialogo e capacità di costruire relazioni. Ovviamente, come accennavo prima, non è sempre stato possibile dire di sì. Abbiamo dovuto procedere in base alle priorità, dove era necessario, consapevoli che la torta non si può sempre dividere in parti uguali. Anche perché il territorio non è omogeneo e dove abbiamo determinati tipi di criticità non ne abbiamo altri come quelle legate alla frane.

Sul tavolo c’è la questione aperta di Colico, con un referendum per il passaggio nella provincia di Sondrio. Come vede la vicenda?
I cittadini sono sovrani e quindi è doveroso dare loro la possibilità di scegliere. Ritengo Colico un Comune parte integrante della nostra Provincia su cui abbiamo investito parecchio sia sotto il profilo delle scuole, con l’istituto superiore Marco Polo che con le infrastrutture con gli interventi diretti sulla Sp 72 e, insieme ad Anas, con lo svincolo di Piona inaugurato proprio lunedì scorso, 19 gennaio.

Villa Monastero Varenna
Villa Monastero a Varenna

Oltre agli interventi viabilistici, di manutenzione delle strade e sulle scuole, la Provincia si è distinta per un’attenzione particolare a Villa Monastero…
E’ vero. Ci ha mosso la convinzione che la cultura non sia mai un costo, ma un investimento per il territorio e la società. Sono convinta che la bellezza genera altra bellezza contribuendo al decoro di un territorio. I numeri parlano chiaro: il sistema museale è passato da 33 a 58 realtà associate. Villa Monastero, su cui abbiamo investito dal 2021 a oggi 6 milioni di euro, a fronte del milione investito fino a quel momento dal 2009, anno dell’acquisto da parte della Provincia, è passata da 97mila visitatori a 397mila nel 2025. Cifre che si trasformano anche in risorse economiche da 700 mila a 4,2 milioni di euro che possono così entrare nelle casse di Villa Locatelli, ente che non avrebbe discrezionalità di scelta sulle entrate dirette.

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Chiedo a tutti gli amministratore di fare una valutazione nel merito. La Provincia di Lecco è stata capace in questi quattro anni di tornare a essere protagonista. Ha dato delle risposte vere e concrete al territorio. Credo di poter portare con me un bagaglio di conoscenze, una serie di relazioni istituzionali non indifferenti: un patrimonio importante per la Provincia che deve continuare a lavorare, da subito, perché c’è ancora tanto da fare sul territorio.

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