Centro Sportivo Bione, progetto da 20 milioni divide società e opposizione per costi e priorità

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Centro sportivo Bione Lecco

In commissione consiliare confronto acceso tra amministrazione, opposizione e associazioni sportive sul piano da 20 milioni che salirà a 32 quando si dovrà mettere mano all’attuale piscina e al palazzetto

LECCO – Una proposta di riqualificazione del Centro Sportivo Bione, che non ha pienamente convinto le principali società sportive che utilizzano il centro, è stata presentata ieri sera in commissione consiliare, alla presenza delle stesse, intervenute per analizzarne criticità ed eventuali punti di forza.

L’assessore Emanuele Torri, ha riavvolto il nastro di quanto successo, arrivando poi a spiegare che “nei mesi scorsi una cordata di imprenditori ha presentato al Comune una proposta di partenariato pubblico-privato per la riqualificazione del centro sportivo del Bione. Il progetto prevede la formula del ‘leasing in costruendo’: una parte delle risorse sarebbe a carico del Comune, mentre la quota restante verrebbe anticipata dai privati, che rientrerebbero dell’investimento attraverso un canone annuale su una gestione ipotizzata di vent’anni”.

Un intervento del costo di 20 milioni di euro per quanto riguarda la prima fase che prevede la realizzazione di una nuova piscina coperta comprensiva di 3 vasche, un’area fitness, un’area di coworking e un’area di ristorazione. La nuova struttura come spiegato dall’assessore Torri sorgerà dove oggi c’è il campo 3 e dove ci sono i tendoni del tennis. “Quella zona verrebbe smantellata e lì sarebbe costruita la nuova piscina. L’attuale campo 3 verrebbe quindi eliminato ma ne verrà realizzato uno nuovo in sintetico e illuminato sulla stessa linea del campo 1, e quello che oggi è il campo 4 diventerebbe il nuovo campo 3, in erba naturale e a disposizione anche per il rugby. Quindi resterà l’area dall’ex campo 5 in poi quella dei pubblici spettacoli”.

Fuori da questa prima fase di intervento restano l’attuale piscina (che resterà in funzione fino all’apertura della nuova) e il palazzetto. “La cordata di imprenditori immaginano degli interventi anche su questi edifici ma in una seconda fase – ha puntualizzato l’assessore – quindi con un piano economico che è fuori rispetto a questi 20 milioni e che porterebbero i costi a circa 32 milioni di euro”.

Nell’intervento da 20 milioni, nella zona dove adesso ci sono la pista di pattinaggio, la Protezione Civile, eccetera, lì verrebbero realizzati tre campi da padel coperti. Un campo da tennis convertibile anche per il calcio a cinque coperto e rimarrebbero i tre campi da beach volley con possibilità di utilizzo anche nei mesi freddi grazie ad un’apposita copertura e al riscaldamento.

Corrado Valsecchi e Lorella Cesana 29 gennaio 2026

L’assessore ha poi aggiunto: “Ci sarebbe poi anche un playground polivalente, una struttura che consentirebbe appunto di utilizzare il centro sportivo non solamente agli atleti agonisti, ma anche ai più giovani che potrebbero utilizzare il centro sportivo anche come luogo aggregativo pre e post attività sportiva”.

Infine ma non da ultimo l’assessore Torri ha spiegato che nella prima fase progettuale da 20 milioni ci sono anche degli interventi di ristrutturazione di alcune parti che già esistono, per esempio la tribuna dell’Atletica e del Rugby che verrebbe completamente ristrutturata e quella della pista di atletica, oltre agli spogliatoi esistenti. “Quindi – ha aggiunto Torri – ci sarebbe un’integrazione degli spazi attuali anche con magazzini per le attrezzature sportive, richiesta emersa da un confronto preliminare con le associazioni sportive qualche mese fa”.

Il timore del consigliere Corrado Valsecchi (Orizzonte per Lecco), intervenuto subito dopo la presentazione dell’assessore Torri, è che l’operazione sia svantaggiosa in termini economico finanziari per il Comune stesso, parlando di un costo totale di “34 milioni di euro inva inclusa”.

“Il progetto sostenuto con la formula del ‘leasing in costruendo’ non presenta adeguate garanzie per il Comune – ha dichiarato Valsecchi – Secondo la ricostruzione fatta con la consigliera Lorella Cesana (Lecco Ideale) e la consulenza di esperti del settore – Inoltre con questa modalità il soggetto privato metterebbe direttamente solo 400 mila euro, oltre a un milione come accesso al mutuo, mentre l’intero rischio economico resterebbe in capo all’ente pubblico, infatti se durante l’iter dovesse succedere qualcosa al privato, sarebbe comunque il Comune a farsi carico dei costi”. Valsecchi ha sollevato inoltre dubbi sulla solidità economica dei soggetti coinvolti: “Bisogna capire chi c’è dietro queste società e serisultano economicamente solide per un intervento di tale portata”.

Il consigliere ha espresso poi preoccupazione per il destino degli impianti esistenti: “Mi spaventa che l’attuale piscina e il palazzetto diventino cattedrali nel deserto”. Ricordando inoltre che sulla piscina sono già stati sostenuti investimenti, in particolare per l’impianto energetico, chiedendo chiarezza sul loro futuro utilizzo.

Per quanto riguarda le società sportive, il primo a prendere parola è stato il presidente del Rugby Lecco Carlo Redaelli, il quale in riferimento alla lettera inviata recentemente al comune ha precisato che “non voleva essere una manifestazione di interesse” e che la società “non ha la forza economica per costruire un centro sportivo”. Si trattava piuttosto di mettere “nero su bianco osservazioni” già condivise in una riunione con altre società. Il club si considera “utente, non gestore o proprietario” dell’impianto.

Centro_Sportivo_Bione_Lecco_20240222

Quindi, in riferimento al progetto presentato da Torri ha puntualizzato: “Attualmente al Bione il Rugby Lecco dispone di tre campi e una struttura per la preparazione fisico-atletica, indispensabile e non sostituibile da una normale palestra di fitness. Nel nuovo progetto, invece, i campi diventerebbero due, di cui uno polivalente: una soluzione ‘fattibile’, ma che imporrebbe di trovare un sistema di convivenza. La riduzione degli spazi comporterebbe criticità legate alla conservazione del manto erboso e per svolgere le stesse attività su due campi servirebbe più manutenzione”.

Un punto centrale riguarda la club house, definita da Redaelli “un nido per noi”, spazio vitale per la comunità e spesso condiviso con altri sport. Nel progetto attuale “non c’è e la società chiede che venga reinserita”.

Infine ha puntualizzato che pur avendo “più volte” valutato in passato l’ipotesi di giocare altrove, questa “non è la nostra intenzione”. Il progetto, conclude Redaelli, soddisfa le esigenze “fino a un certo punto”: mancano strutture e spazi ritenuti essenziali, per questo il club chiede di “interloquire” per colmare le lacune.

Non ha fatto giri di parole il presidente  del Basket Lecco Enrico Tallarita che ha esordito: “Non so se ridere o piangere: il palazzetto in questo progetto viene dimenticato. Sono presidente da 17 anni e le migliorie le abbiamo realizzate noi come società; di recente abbiamo anche acquistato il tabellone dei punti. Abbiamo elaborato un progetto per una nuova squadra con l’obiettivo di arrivare ai campionati nazionali, ma per farlo servirebbero almeno 1.200 posti”.

Qiundi ha proseguito: “L’assessore Torri afferma che al momento non sono previsti interventi sul palazzetto: dobbiamo forse attendere dieci anni? Si parla di tre piscine coperte, ma allora si tratta della costruzione di un centro natatorio, non della riqualificazione del Bione. Se il progetto del Comune prevede la realizzazione di tre piscine e dimentica due società storiche come Pallavolo Picco e Basket Lecco, senza considerare gli obblighi legati alla partecipazione ai campionati nei palazzetti, la situazione appare paradossale. È inconcepibile che non si sia discusso del palazzetto, che dovrebbe rappresentare la priorità. Per la piscina sono già stati spesi 600.000 euro, mentre per il palazzetto non risultano investimenti, se non i contributi delle società che lo utilizzano. A questo punto saremo costretti a valutare di giocare altrove. Il nostro settore giovanile conta 250 ragazzi e puntiamo ad arrivare a 400, ma in queste condizioni non sappiamo se sarà possibile”.

Per Maddalena Medici della Canottieri Lecco sezione Tennis si tratta di un “Progetto obsoleto, soprattutto considerando che si rivolge a un pubblico ampio. L’erba sintetica non è più una soluzione diffusa, così come non lo sono più i campi polifunzionali destinati a tennis e calcetto. Anche l’impostazione relativa al tennis appare superata, ed è un peccato, visto che in questo periodo la disciplina è particolarmente attrattiva. Ritengo opportuno rivedere sia le superfici sia il numero dei campi previsti. Il Bione – ha concluso – potrebbe inoltre essere valorizzato come struttura di supporto per i canottieri”.

bione centro sportivo lecco

L’architetto Viganò della Pallavolo Picco Lecco ha lamentato la carenza di spazi e chiedendo di “migliorare la gestione e di coinvolgere le società sportive per garantire alla nostre squadre di svolgere dei campionati di eccellenza come già stanno facendo ma al Centro Sportivo Bione non altrove” evitando inoltre di “limitare l’utilizzo del palazzetto alle sole partite”.

Maurizio Longoni presidente dell’Atletica Lecco resta sulla medesima linea di Viganò: “Per quanto ci riguarda non possiamo organizzare gare da settembre a maggio perché il fine settimana il campo di rugby attorno al quale la pista corre è occupato per le loro partite”.

Quindi ha agggiunto: “Quando piove, l’area sotto la tribuna si allaga. Lo scorso anno ho sostenuto una spesa di 2.000 euro per sistemare le giunzioni. La pista ha subito danni dovuti all’usura e gli interventi effettuati per ripristinare le zone ammalorate sono stati di scarsa qualità. Mi auguro che in vista dei Master Games tutto sia sistemato, altrimenti la responsabilità ricadrà sull’Amministrazione comunale”. Infine ha ricordato che per allenare i ragazzi “siamo costretti a recarci due volte alla settimana a Bergamo, con un costo di 10 euro all’ora”.

Il progetto di riqualificazione del Centro Sportivo Bione si presenta come un intervento ambizioso sotto il profilo strutturale ed economico, ma ancora lontano da una condivisione piena con il tessuto sportivo cittadino. Se da un lato l’investimento prospettato punta a rinnovare in modo significativo l’impianto, ampliandone l’offerta e introducendo nuovi spazi polifunzionali, dall’altro restano aperti nodi rilevanti: la sostenibilità finanziaria dell’operazione, il destino delle strutture esistenti, la tutela degli spazi per le discipline storicamente radicate al Bione e il reale coinvolgimento delle società nella fase decisionale.

Il confronto emerso in commissione evidenzia la necessità di un approfondimento tecnico ed economico più dettagliato, capace di chiarire rischi, garanzie e priorità. La sfida per l’Amministrazione sarà trovare un punto di equilibrio tra innovazione e continuità, tra investimento privato e interesse pubblico, evitando che la riqualificazione si traduca in una ridefinizione degli spazi che penalizzi proprio le realtà che oggi animano il centro sportivo. Solo attraverso un percorso trasparente e partecipato il Bione potrà evolversi senza perdere la propria identità.