A gennaio succede sempre la stessa cosa.
Liste di buoni propositi.
Attività da iniziare.
Abitudini da migliorare.
Succede anche con il digitale.
Nuove app da scaricare e provare.
Nuovi profili social da attivare.
Nuovi strumenti che arrivano accompagnati dalla frase: “oggi funziona così”.
E quasi mai qualcuno scrive il proposito opposto.
Quello di smettere.
Quella sensazione di essere sempre un passo indietro
Patrizia, 42 anni, lavora tutto il giorno in ufficio e la sera cerca di stare al passo.
A gennaio ha riaperto Duolingo, perché “dieci minuti al giorno li posso trovare”.
Ha rimesso mano a LinkedIn, perché “ormai bisogna esserci”.
Ha scaricato Strava, perché tutti parlavano di obiettivi e costanza nell’allenamento individuale.
Per qualche settimana ha provato davvero.
Poi il lavoro fino a tardi.
La stanchezza.
La vita privata.
Duolingo è rimasto lì, con i promemoria insistenti della mascotte verde.
LinkedIn si è trasformato in un flusso continuo di notifiche, pagine seguite per sbaglio e contatti mai sentiti prima.
Strava aperto quasi solo la domenica, giusto il tempo di non sentirsi completamente “fuori gioco”.
Non era pigrizia.
E non era nemmeno mancanza di interesse.
Era un’altra sensazione.
La sensazione che gli altri avessero capito qualcosa prima.
Che stessero usando gli strumenti giusti, nel modo giusto.
Che lei fosse rimasta un passo indietro senza accorgersene.
Quella leggera inquietudine che accompagna molte scelte digitali oggi.
La FOMO, Fear of Missing Out, come la chiamano gli esperti.
La paura di perdersi qualcosa, anche quando non si sa bene cosa.
Non è un problema individuale,
Oggi in Italia quasi 9 persone su 10 usano Internet ogni giorno.
Ci passano in media quasi 6 ore.
Eppure meno della metà degli italiani ha competenze digitali di base.
Questo crea una frattura silenziosa.
Si è sempre connessi, ma spesso disorientati.
Sempre presenti, ma raramente a proprio agio.
Il digitale viene vissuto come una corsa continua.
Non come uno strumento.

Il proposito che nessuno scrive
Forse il proposito del 2026 dovrebbe essere questo:
Imparare a scegliere, senza sentirsi in difetto.
Accettare che ogni piattaforma non è per tutti.
Che non tutto ciò che esiste va necessariamente adottato.
Che scegliere significa anche escludere.
Usare meno.
Ma usare meglio.
Quando questo vale anche per le aziende
Questo meccanismo non riguarda solo le persone.
Riguarda anche le aziende.
Molte organizzazioni oggi sono ovunque.
Su tutti i canali.
Con gli stessi contenuti, adattati male.
Spesso senza un presidio reale.
Il risultato è prevedibile: tanto rumore. Poca efficacia. Risorse disperse.
Qui entra in gioco il lavoro di chi, come noi di Creeo Studio, osserva il digitale da una prospettiva professionale.
La verità è semplice, anche se scomoda.
Ogni canale richiede tempo, competenze, budget.
Richiede linguaggio, ritmo, format.
TikTok non è Instagram.
LinkedIn non è Facebook.
Una newsletter non è una mail.
Un podcast non è un monologo.
E via dicendo.
Essere su pochi canali non è un limite.
È una scelta strategica.
Il vero errore non è esserci poco.
È esserci male.
Con contenuti copia e incolla.
Senza adattamento.
Senza un obiettivo chiaro.
Meglio un canale presidiato bene che cinque lasciati a metà.

Una domanda per il tuo 2026
Prima di aggiungere qualcosa alla tua lista di propositi, personale o aziendale, prova a chiederti questo.
Qual è il canale che stai usando solo per paura di restare indietro?
Se la risposta non è immediata, è già un segnale.
Fare spazio non è rinunciare.
È creare le condizioni per fare meglio.
Per iniziare a rimettere ordine, senza tecnicismi e senza pressioni, puoi scaricare gratis la nostra guida strategica al digitale.
È pensata per aiutare a capire da dove partire davvero, e cosa invece puoi tranquillamente lasciare andare.
Scarica la guida strategica gratis per iniziare a capire il da farsi in questo 2026.
Buon lavoro!
Appuntamento al prossimo capitolo di Alleanza Digitale, a cura di Creeo Studio.

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