Scampato il pericolo, una “tranquilla” scampagnata a Cavagna col sindaco

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L’iniziativa dell’associazione Bovara ha unito storia, cultura, paesaggio, coinvolgendo cittadini e istituzioni

Francesco D’Alessio: “Abbiamo voluto invitare tutti perché Cavagna è una cosa di tutti”

LECCO – Una domenica all’insegna della cultura e della partecipazione civica quella trascorsa oggi sui prati di Cavagna, luogo suggestivo nella fascia pedemontana lecchese da settimane al centro del dibattito urbanistico e ambientale. Organizzata dall’Associazione Giuseppe Bovara, la “scampagnata” è stata concepita come un’uscita esclusivamente culturale dedicata alla letteratura e all’eredità manzoniana, nel rispetto del paesaggio e dei partecipanti.

All’iniziativa, che ha visto la presenza di numerosi partecipanti, sono intervenuti Francesco D’Alessio e Pietro Dettamanti per l’associazione Bovara e Paolo Colombo, architetto urbanista impegnato nel caso dei prati di Cavagna. Anche il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni ha preso parte alla passeggiata.

Francesco D’Alessio ha sottolineato come l’intento fosse quello di coinvolgere “tutti, perché è una cosa di tutti”, esprimendo soddisfazione per il recente esito politico sul futuro dell’area, frutto di una forte mobilitazione civica. Ha quindi dato il via ufficiale alla scampagnata, preceduta da un ringraziamento al primo cittadino per aver contribuito a una soluzione condivisa.

Il sindaco Gattinoni, nel suo intervento, ha ribadito il valore dell’iniziativa e richiamato i passaggi istituzionali legati alla tutela dell’area, ricordando che “quando le visioni sono comuni, lo strumento tecnico è necessario”. Ha ricordato l’avvio di almeno sei sessioni dedicate in consiglio comunale per approfondire tutti gli aspetti legati alla variante al Piano di Governo del Territorio (PGT) e alla protezione dei prati di Cavagna, accogliendo le istanze di cittadini e associazioni. “Essendo originario di Malnago – ha detto il sindaco – comprendo profondamente questa questione. La salvaguardia della media montagna è un valore che va oltre le nostre generazioni e oltre gli interessi economici. Ci sono significati storici che riagganciano Manzoni e le architetture spontanee, che rappresentano il nostro DNA. Queste sono le condizioni di partenza che abbiamo sempre avuto”, ha affermato, ringraziando nuovamente per il lavoro svolto, la tenacia e tutti coloro che hanno partecipato alla raccolta firme che ha accompagnato la vicenda.

Alla prima tappa della scampagnata è intervenuto Paolo Colombo, architetto e urbanista, che ha portato il suo contributo sia come professionista sia come cittadino attento al territorio. Colombo ha invitato a guardare i prati di Cavagna con occhi nuovi: “Faccio notare che non possiamo chiamarli “prati”, è riduttivo. Si tratta di un paesaggio rurale che caratterizzava l’intera fascia pedemontana, da San Giovanni a Montalbano. Questo tipo di paesaggio è stato generato dall’uomo, quindi c’è un lavoro dietro e per questo è giusto valorizzarlo e rispettarlo. È un paesaggio artificiale e umano. La natura ne è elemento costitutivo, ma è l’uomo che l’ha modellato”. Colombo ha aggiunto: “Non sono ‘prati pronti’: senza la cura delle persone, questi luoghi diventerebbero boschi. Il valore oggi sta nel capire come incentivare chi continua a mantenere questi paesaggi e apprezzare la bellezza di cui possiamo tutti godere attraversandoli”. Il suo intervento ha offerto così una prospettiva tecnica e al tempo stesso emozionale, sottolineando l’unicità e l’importanza storica del territorio lecchese.

Paolo Colombo

Alla seconda tappa della scampagnata è intervenuto Pietro Dettamanti, presidente dell’Associazione Giuseppe Bovara, per offrire un approfondimento di carattere storico. Il suo discorso ha ripercorso le origini antiche del territorio, con riferimenti già al XVII secolo e oltre. “L’abitato di Cavagna è già testimoniato negli atti notarili della fine del Trecento, in cui compare la famiglia Valsecchi, proprietaria di una casa nobile”, ha spiegato Dettamanti. Per illustrare le fonti storiche, ha mostrato una copia della carta della pieve di Lecco del 1608, in cui sono indicate le varie frazioni di Lecco e i nuclei abitati, anche rurali, tra cui compare chiaramente Cavagna. L’intervento ha offerto così un quadro storico dettagliato, sottolineando come Cavagna non sia solo un paesaggio naturale da tutelare, ma anche un luogo con radici storiche profonde, parte integrante della memoria e dell’identità locale.

Pietro Dettamanti

Successivamente, Francesco D’Alessio ha guidato i partecipanti in un chiarimento sui luoghi manzoniani presenti nel territorio lecchese, offrendo una spiegazione chiara delle diverse categorie:

  • i luoghi espressamente citati nel romanzo, quelli più naturalistici;
  • i luoghi presunti, che nel tempo la comunità ha identificato come manzoniani;
  • i luoghi intesi come luoghi visti e vissuti da Manzoni, che rappresentano il nocciolo della questione culturale.

A seguire, Gianfranco Scotti ha letto la pagina più significativa di Addio ai Monti”, creando un momento di intensa emozione tra i presenti.

Gianfranco Scotti

La tappa conclusiva della scampagnata ha portato i partecipanti nella parte antica del nucleo rurale di Cavagna, dove Maria Antonietta Puggioni ha eseguito un brano al violoncello, creando un momento di forte intensità emotiva davanti a una casa storica, originariamente appartenuta ai Valsecchi. La dimora, sistemata nel 1775, era di proprietà di Pietro Valsecchi, mercante che, secondo alcuni atti storici, intratteneva affari con Pietro Manzoni, padre di Alessandro Manzoni, a testimonianza del legame che univa le famiglie e le vicende del territorio.

Maria Antonietta Puggioni

Durante la tappa, Francesco D’Alessio ha invitato i partecipanti a tornare in zona con il bel tempo, sottolineando il valore di queste esperienze culturali e naturalistiche. L’architetto Paolo Colombo ha fornito indicazioni pratiche sui sentieri che partono dal luogo: “Si tratta di mulattiere, più che di semplici sentieri. Da qui parte la mulattiera che sale verso Binda e Bressanella. Da qualche anno, con il CAI, stiamo lavorando per recuperare la mulattiera più bella rimasta in questa fascia, la vecchia “strada mandria” che da Cereda portava a Ballabio e quindi in Valsassina, un lavoro ciclopico di sterramento perché era ormai diventata un canale di scarico”. Colombo ha aggiunto: “Dietro c’è un’altra mulattiera che sarà oggetto di una giornata con i volontari e probabilmente con tutti i cittadini che vorranno unirsi, comunicata tramite i canali social del CAI. Non basta parlare o leggere: ogni tanto bisogna far andare le mani. È un invito a uscire, camminare senza meta e riconoscere che ci sono posti che vale la pena conoscere e valorizzare. Questa era una di quelle cose da preservare integralmente”.

La scampagnata si è chiusa con un ultimo momento musicale di Maria Antonietta Puggioni, suggellando così un percorso che ha unito storia, letteratura, paesaggio e partecipazione civica, lasciando ai partecipanti il senso profondo del legame tra uomo e territorio.