L’amico Andrea Vitali: “E’ difficile immaginare il mio mondo senza Giancarlo”

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Andrea Vitali
Giancarlo Vitali (Foto: S. Sandonini)

 

BELLANO – “Giancarlo non è ancora un ricordo, non so se lo diventerà mai. Parlare di ricordo è qualcosa di limitante se riguarda il rapporto affettivo, familiare, con certe persone che hanno avuto un significato importante nella propria formazione. La figura del Maestro è di questo genere. E’ difficile immaginare questo mio mondo senza di lui. Surrealmente, sono convinto che Giancarlo non diventerà un ricordo in senso stretto, farò fatica ad utilizzare l’imperfetto, continuerò a parlarne al presente, come se non se ne fosse mai andato”.

Andrea racconta di Giancarlo, il loro cognome è lo stesso, così come analoga è la fama conosciuta da entrambi in ambiti completamente diversi seppur legati allo stesso modo all’arte, quella della scrittura e quella del dipingere. Giancarlo Vitali ha incarnato la figura del laghee nelle sue opere pittoriche, Andrea nei suoi romanzi. E’ un’amicizia lunga quasi quarant’anni, nata sulle rive della loro Bellano.

Lo scrittore Andrea Vitali

“Ero il suo medico di famiglia –spiega Andrea Vitali – prima di diventarlo, lo conoscevo certamente per la sua attività di pittore. La nostra è stata una lenta marcia di avvicinamento, di una confidenza che cresceva nel tempo. Ho sempre apprezzato il suo lavoro e il substrato intellettuale che ne era espressione. Quello è il tramite che ci ha permesso, al di la dell’incontrarsi per la visita di controllo, della misurazione della pressione sanguigna o della febbre, di entrare reciprocamente nei dubbi intellettuali di ognuno”.

C’è un momento che preserverà sempre con affetto? “Ce ne sono tantissimi. Il più incisivo risale ad una settimana prima della Pasqua, eravamo nel suo studio e ci siamo fermati lungamente a chiacchierare del significato della festa ma in particolare di Ponzio Pilato e della sua figura equivoca, della sua domanda a Gesù: ‘Da dove vieni?’ ovvero da che mondo arrivi, per il modo in cui stava affrontando quel momento di sofferenza. Era una situazione come tante altre, in cui io e Giancarlo eravamo soli a parlare”.

Ha definito Giancarlo Vitali come un familiare, come una di quelle persona che sono decisive nella propria crescita personale. Cosa le ha insegnato il Maestro?

Da lui ho avuto una lezione di umanità e generosità unita ad altri precetti, come la serietà, la passione nel lavoro, la perseveranza senza alcuna spocchia. Il suo modo di lavorare era umile e allo stesso tempo assolutamente nobile. Ha sempre tenuto i piedi saldamente per terra, esente dalla vanità, una piccola quota l’avrà avuta anche lui, come tutti, ma sapeva tenerla per sé”.

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