Mancata edificazione Pertus: Carenno e regione dovranno sborsare 1 milione di euro

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Forcella Alta, la frazione di Carenno oggetto dell'intervento edilizio del 1969
Forcella Alta, la frazione di Carenno oggetto dell'intervento edilizio del 1969

Nei giorni scorsi la Corte di Cassazione ha confermato la condanna in Appello del 2018

L’annosa questione che va avanti da decenni (forse) verso una conclusione. Una mazzata per i conti del piccolo comune

CARENNO – Nei giorni scorsi anche la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Milano nel contenzioso, che va avanti ormai da anni, tra Comune di Carenno e Regione Lombardia da una parte e la società Immobiliare del Pertus Srl dall’altra.

Per ricostruire la particolare vicenda bisogna tornare indietro di parecchi anni, quando l’immobiliare aveva avanzato la richiesta di un maxi risarcimento da 20 milioni di euro poiché non gli era stato consentito di realizzare una convenzione edilizia stipulata nel lontano 1969 e che prevedeva l’edificazione di case e strutture per ospitare qualcosa come 5.000 persone (oggi il paese conta circa 1.400 abitanti) nella zona tra Forcella Alta e Pertus nel comune di Carenno.

Un progetto faraonico che prevedeva l’edificazione in cambio di una serie di opere di urbanizzazione: in progetto oltre a campi da tennis, campi da calcio e una piscina, anche la realizzazione di una strada di collegamento tra il paese della Valle San Martino e la località Pertus.

Nel 1985 (ormai 40 anni fa), però, il comune di Carenno adotta un nuovo “piano regolatore” in cui vengono stralciate parte delle costruzioni previste dalla convenzione del 1969. Con le modifiche del 1985 si riducevano anche le volumetrie e si escludevano alcune zone sottoposte a vincolo idrogeologico. All’epoca fu infatti la stessa Regione Lombardia a ritenere l’area non compatibile con quanto stipulato nella convenzione. Non avendo potuto costruire quanto stipulato in convenzione, l’immobiliare ha quindi avanzato la richiesta di risarcimento.

In primo grado sono state respinte le richieste e la società è ricorsa in Appello. Dall’estate 2016 sono stati avviati tutti gli approfondimenti del caso che hanno portato nel 2018 alla nuova sentenza che condannava il comune in solido con la regione. Una vera e propria batosta per i conti del piccolo comune: la condanna prevedeva il risarcimento di circa 700mila euro più le spese legali (circa 64mila euro). I due enti sono quindi ricorsi in Cassazione e, in attesa della sentenza, hanno richiesto una sospensiva in merito al pagamento della somma. Richiesta accettata solo a metà con l’immobiliare che ha chiesto da subito 350mila euro e le spese legali, somma divisa al 50% con la Regione.

Il sindaco di Carenno Luca Pigazzini
Il sindaco di Carenno Luca Pigazzini

La vicenda, una vera e propria spada di Damocle sulla testa delle amministrazioni carennesi che si sono alternate negli ultimi decenni, si era momentaneamente conclusa con Regione Lombardia che aveva anticipato l’intera cifra e il comune chiamato a rimborsare per la propria parte con rate annuali. Nei giorni scorsi, proprio nell’ultimo scampolo del secondo mandato del sindaco Luca Pigazzini, è arrivata la sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna “rifacendo i conti”.

A meno di novità processuali il Comune di Carenno e Regione Lombardia dovranno risarcire qualcosa come 510.000 euro, somma che sale a circa 1 milione di euro se si tiene conto degli interessi (calcolati a partire dal 1998). Una cifra impressionante a cui bisogna togliere i 350.000 euro già versati all’immobiliare a seguito della sentenza del 2018 (cifre, tra l’altro, che non tengono conto delle spese processuali). Il consiglio comunale è già stato informato della questione. Il sindaco Pigazzini, proprio in questi giorni, si sta interfacciando con Regione Lombardia per capire compre procedere. Se tutte le tessere andranno al loro posto, il sindaco che verrà eletto dopo il 9 giugno dovrà fare i conti con un impegno finanziario non indifferente a cui il comune sarà chiamato a far fronte per i prossimi 5/10 anni.

L’unica consolazione è che la vicenda, dopo decenni di contenzioso, troverebbe finalmente la parola fine, insieme al fatto che quarant’anni fa non è stato realizzato un intervento edilizio del tutto discutibile che avrebbe stravolto il volto del Pertus con una colata di cemento.

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