Strage di Erba, Olindo e Rosa a Brescia per riaprire il processo

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Rosa Bazzi e Olindo Romano

BRESCIA – A quasi 11 anni dalla strage che sconvolse l’Italia, il processo contro Olindo Romano e Rosa Bazzi, già condannati in via definitiva quali autori dei quattro omicidi, potrebbe venire riaperto.

Quest’oggi infatti, di fronte al giudice della Corte d’Assise d’Appello di Brescia, si deciderà se disporre l’incidente probatorio su alcuni elementi della strage mai analizzati: un accendino, alcuni peli trovati sul luogo del delitto, l’appartamento in via Diaz, e degli indumenti indossati dalle vittime. Il tutto in funzione di una richiesta di revisione del processo avanzata dai legali dei due coniugi, Fabio Schembri e Nico D’Ascola, conviti dell’innocenza dei loro assistiti.

Sono passati quasi 11 anni da quel bagno di sangue. Era la sera dell’11 dicembre quando i Vigili del Fuoco vennero chiamati per un incendio in un’abitazione di via Diaz, a Erba. Al loro arrivo i soccorritori trovarono però una scena raccapricciante: quattro cadaveri, uno di un bimbo di due anni appena, con ferite da arma da taglio. Abbandonati tra la casa in fiamme e il corridoio.

A perdere la vita quella notte furono Raffaella Castagna, 30 anni, il figlioletto Youssef Marzouk, 2 anni, la mamma di Raffaella, Paola Galli, 57 anni e Valeria Cherubini, vicina di casa, 55 anni. C’era anche un quinto uomo a terra, ancora vivo. E’ Mario Frigerio, il superstite di quella terribile notte, risparmiato dalla ferocia degli assassini perchè creduto morto. Proprio lui indicherà agli inquirenti i nomi degli autori della strage: la coppia di vicini di casa, Olindo Romando e Rosa Bazzi.

Arrestati, i due confessarono le loro terribili azioni, salvo poi ritrattare tutto e, in udienza preliminare, proclamarsi innocenti. Così da allora, nonostante la condanna definitiva all’ergastolo (confermata dalla Cassazione nel 2011). 

Un’innocenza sostenuta dai legali di Olindo e Rosa, che ancora oggi ricordano come, di fatto, nessuna traccia dei due coniugi fosse stata ritrovata sul luogo del delitto. Oggi, se la Corte d’Appello di Brescia deciderà di disporre l’incidente probatorio, il caso potrebbe subire una svolta importante.

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