Servizi Sociali, Lecco apre al privato: “sì” alla società mista

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Il voto in aula, passa la proposta dell'assessore Mariani
L’assessore Riccardo Mariani

 

LECCO – Il futuro del welfare è a metà (quasi) tra il pubblico e il privato: lunedì sera, il Consiglio Comunale di Lecco ha espresso parere favorevole riguardo ad una nuova modalità di gestione dei servizi sociali che punta alla nascita di una società mista, “un’impresa sociale” che raggruppi, da un lato, i Comuni aderenti, e dall’altra un partner privato del terzo settore.

Una società dove l’ente pubblico controllerebbe il 49% delle quote e il privato il 51%. Sarebbe la prima sperimentazione in Italia e l’invito è diretto alle amministrazioni comunali dell’ambito di Lecco.

“La riforma regionale e le normative nazionali ci spingono a cercare una soluzione rispetto all’attuale co-progettazione, una forma evolutiva dei servizi sociali e della politica di gestione associata dei servizi che coinvolga i protagonisti del terzo settore” ha spiegato l’assessore Riccardo Mariani, presentando la proposta in aula.

Anna Sanseverino

Un’ipotesi che in queste settimane ha aperto il dibattito politico, “è condivisa da una buona maggioranza dei comuni d’ambito – ha sottolineato il sindaco Virginio Brivio – e figlia di una storia importante per Lecco” che ha fatto del sociale uno dei suoi punti di forza, mentre fuori dai palazzi Cgil, Cisl e Uil hanno espresso posizioni critiche, soprattutto riguardo alla maggioranza in capo al privato e alla scelta di un unico socio anziché più soggetti per “rilanciare una maggiore pluralità dell’offerta sul territorio”.

“Volete privatizzare i servizi sociali – è la dichiarazione, forte, di Alberto Anghileri, consigliere di Con la Sinistra Cambia Lecco – con questa scelta Lecco dice di non essere in grado da sola di gestire i servizi sociali”.

“Dobbiamo decidere che volto dare ai nostri servizi sociali – ha risposto dal PD, Anna Sanseverino – Con la co-progettazione, forse per la prima volta, pubblico e privato si sono messi insieme per soddisfare le esigenze utenti, il settore pubblico puro non avrebbe potuto farlo. Una società mista significa dare continuità alla co-progettazione. Il privato sociale porta esperienza e solidità”.

Uno studio di fattibilità sostiene l’ipotesi, “ne dimostra l’attuabilità – ha proseguito Sanseverino – adotteremmo un sistema efficiente e servizi di qualità elevata. Un’impresa senza scopo di lucro, con modalità stabili e trasparenti, sarà un’esperienza vincente”.

Stefano Parolari

“Non c’è impresa che non sia a scopo di lucro – ha bacchettato dai banchi dell’opposizione Stefano Parolari, Lega Nord – E’ una scelta che porta opacità e allontana il controllo dai consigli comunali, dai cittadini. Meno controllo e meno responsabilità, quando invece l’ente pubblico dovrebbe vigilare sul costo del servizio”.

Contrari anche i 5 Stelle: “Non abbiamo elementi sufficienti per valutarne gli impatti economici – ha detto Massimo Riva –  I consiglieri sono responsabili di questa decisione, stiamo dando una delega in bianco alla Giunta senza fissare parametri e requisiti, il potere di controllo e di incidere nei processi. Tutto questo non è ancora stato chiarito”. Pure Dario Spreafico, di Vivere Lecco, ha chiesto ulteriori approfondimenti, astenendosi dal voto.

Il voto in aula, passa la proposta dell’assessore Mariani

 

Per l’ex sindaco Lorenzo Bodega, invece, “il rammarico è che Lecco non si sia assunta l’iniziativa politica di guardare all’intera provincia per un’unica forma gestionale, in un territorio oggi diviso in tre” con Rete Salute nel casatese-meratese e la Comunità Montana per l’ambito di Bellano. Lecco guarda invece ad un partnerariato che vedrebbe in prima fila il Consorzio Consolida, attuale leader della fornitura di servizi nel lecchese.

“La formula per giungere alla società mista avrà altri passaggi in Consiglio comunale, gli atti costitutivi dovranno essere deliberati dai Comuni – ha rassicurato l’assessore Mariani – stiamo lavorando per delineare linee guida di indirizzo. Oggi non esiste ancora un piano economico finanziario, manca un numero certo di Comuni aderenti e quali servizi conferire. Lo studio di fattibilità ci offre dei dati storici per configurare sostanziale tenuta degli schemi. Oggi scegliamo il modello gestionale”.

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