Teleriscaldamento e biomasse: associazioni e consiglieri chiedono chiarezza

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Come sarà alimentato il teleriscaldamento dopo il 2032?

Legambiente, Consiglieri Informati e Coordinamento Rifiuti Zero

LECCO / VALMADRERA – Tre società interessate e tempi in scadenza per la consegna dei progetti riguardanti il bando di Silea per la costruzione di una rete di teleriscaldamento. Ancora nulla si conosce dei progetti e dalle associazioni e dalla rete dei consiglieri informati, si chiede chiarezza sul futuro dell’inceneritore.

“Sebbene Silea non abbia fornito finora informazioni e rassicurazioni – spiegano da Legambiente – i paletti posti con le delibere dei tre Comuni (Lecco, Valmadrera e Malgrate) interessati dall’utilizzo del sottosuolo per la rete di teleriscaldamento sono chiari e vincolanti: impossibilità di alimentare la rete a rifiuti dal 2032 e a fonti fossili, anche in piccola parte. Come abbiamo sempre sostenuto, l’idea di una rete di teleriscaldamento può essere accettabile solo se basata su fonti rinnovabili realmente sostenibili e basata su impiantistica all’avanguardia”

“E’ proprio rispetto alle presunte caratteristiche ambientalmente virtuose delle possibili fonti termiche alternative (sinora mai del tutto individuate) all’attuale incenerimento ( sostituibile secondo le dichiarazioni entro il 2032) che ruota la coerenza di tutto il progetto – insistono in una nota il Comitato Acqua Pubblica e Beni Comuni e la Rete di Consiglieri Informati – E’ proprio in ragione dei presunti miglioramenti emissivi che questa milionaria operazione è stata, a detta di molti, congegnata per far ‘digerire’ a cittadini ed amministratori ancora per svariati anni l’attività di combustione dei rifiuti presso il forno inceneritore di Valmadrera”.

I rischi di un possibile impianto a biomasse.

“Un primo problema è rappresentato dalla loro filiera di produzione – spiegano da Legambiente – Al di là delle definizioni normative, le biomasse possono essere considerate sostenibili se: (1) provengono da una filiera di prossimità che non implica lunghi viaggi, (2) non si tratta di culture dedicate, che competono con altri usi e rappresentano una forzatura del naturale ciclo di assorbimento/liberazione di CO2, (3) si tratta di scarti che non troverebbero una miglior sistemazione, (4) il ritmo di sfruttamento non è superiore al tasso di ricrescita. Il parziale aumento di biomasse boscose a livello locale, nazionale ed europeo non può mai essere una giustificazione per ardere boschi a fini energetici. Inoltre, va considerato come il legname vergine abbia diversi usi possibili, e la combustione rappresenta, tra tutte, quella meno nobile”

“Il secondo problema legato alle biomasse è la possibile impostazione di una rete di teleriscaldamento classica, ad alta temperatura, e quindi difficilmente interfacciabile con fonti rinnovabili più moderne e sostenibili come le pompe di calore e il solare termico, che possono scambiare calore a temperature minori. Pensare una rete di teleriscaldamento progettata solo su biomasse implicherebbe quindi legarsi di nuovo a processi di combustione, centralizzati e non modulari, difficilmente integrabili con fonti di energia più sostenibili”.

Una seconda analisi epidemiologica

“I Sindaci dei comuni di Suello, Dolzago, Oggiono, Bosisio, Cesana, Colle Brianza e Rogeno, lodevolmente, hanno inviato una richiesta congiunta ad ATS Brianza affinché venga eseguita una seconda valutazione degli effetti dell’inceneritore di Valmadrera sulla salute dei cittadini, utilizzando la mappa delle ricadute dei fumi dell’inceneritore commissionata dal Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero alla società ‘ST – Servizi Territorio Srl’” ricordano dal Coordinamento.

“Tale seconda valutazione avrebbe un costo limitato o nullo, essendo già disponibili i dati relativi alle patologie (sono gli stessi dati utilizzati per l’analisi epidemiologica fatta eseguire da Silea Spa), mentre la mappa delle ricadute verrebbe fornita dal Coordinamento, che a suo tempo la pagò autofinanziandosi”

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