25 Aprile a Lecco, municipio gremito: “L’essere antifascista è base della democrazia”

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In tanti alle celebrazioni del 79° anniversario della Liberazione d’Italia dal Nazifascismo

Enrico Avagnina (Anpi): “Oggi purtroppo vediamo messa in discussione la Costituzione che ha dato vita alla Repubblica”

LECCO – Un cortile di Palazzo Bovara, sede del municipio di Lecco, gremito ha celebrato oggi il 25 Aprile, 79° anniversario della Liberazione d’Italia dal Nazifascismo. Tanta le gente che si è radunata anche davanti al Monumento ai Caduti della Lotta di Liberazione in largo Montenero dove è stato osservato un momento di raccoglimento con la deposizione delle corone d’alloro. Le celebrazioni erano cominciate con la Santa Messa al Santuario di Nostra Signora della Vittoria celebrata dal Vicario Episcopale Don Gianni Cesena e il successivo corteo per le vie del centro, accompagnato dalla banda Manzoni di Lecco.

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Il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni

Una cerimonia molto partecipata come non era stato negli ultimi anni, soprattutto nel momento dei discorsi ufficiali alla presenza delle autorità civili, religiose e militari. Il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni ha iniziato il suo discorso (QUI IL TESTO INTEGRALE) citando un estratto dal discorso censurato dello scrittore Antonio Scurati: “‘Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana’. Questo, lo avrete riconosciuto, è un estratto dal discorso che lo scrittore Antonio Scurati avrebbe dovuto leggere in un programma Rai – ha detto il sindaco -. Come ben sappiamo, questo testo è stato censurato. Accogliendo la proposta del Sindaco di Bergamo Giorgio Gori, così come di tante anime della nostra società, ho ritenuto importante aprire così questo mio discorso nel 79° Anniversario della Liberazione dal Nazifascismo”.

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Mauro Gattinoni

“Non si può tollerare, che in Italia, nel 2024, 100 anni dopo l’omicidio Matteotti, si venga discriminati per le proprie idee e limitati nella possibilità di esprimere liberamente la propria opinione – ha detto il sindaco Gattinoni tra gli applausi -. E guardate bene che l’essere antifascisti, a differenza di quanto oggi qualcuno sembrerebbe far trapelare, non è un’opinione come un’altra, che può più o meno piacere, con cui si può più o meno essere d’accordo. No. L’essere antifascista è base della democrazia: Antifascista è, addirittura, fondamento costituzionale della nostra Repubblica. Antifascista, è tutta intera la nostra Italia!”.

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“La storia ci insegna che, scendendo nell’abisso antidemocratico, si vanno a comprimere le libertà, personali, sociali e politiche. Si vanno a discriminare o vessare le minoranze, a partire da quelle in maggiore difficoltà. E certe discriminazioni, badate bene, sono tutt’altro che distanti. La storia ci insegna anche che la buona politica non è questa: ci insegna che democrazia, inclusione e solidarietà vanno sempre tenute insieme nel rafforzare la comunità – ha continuato Gattinoni -. Personalmente credo che l’8 e 9 giugno saremo di fronte a uno spartiacque epocale. Avremo un appuntamento con la storia, partecipare numerosi attraverso il voto vuol dire rafforzare la nostra democrazia, la nostra storia comune tra Stati europei che nacque dagli orrori della Seconda guerra mondiale, grazie ai valori antifascisti, che sono stati, sono e saranno sempre i nostri valori”.

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Il sindaco ha poi ricordato come Lecco sia Medaglia d’Argento al valor militare per l’attività partigiana, un riconoscimento che svetta sul nostro Gonfalone cittadino, che venne consegnato 50 anni fa dalle mani di Sandro Pertini, giornalista, partigiano, allora Presidente della Camera prima di ricoprire la carica più alta dello Stato: “E Lecco è orgogliosa della sua storia antifascista, e vuole tenerla viva e forte. Viva Lecco! Viva l’Italia! Viva il 25 Aprile!”.

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Il vice presidente della Provincia di Lecco Mattia Micheli

Tra gli interventi quello del Vice presidente vicario della Provincia di Lecco Mattia Micheli: “La cerimonia di quest’anno assume un significato ancora più importante e particolare alla luce delle crescenti tensioni interne e internazionali. Preme ribadire con forza che il 25 Aprile è la festa di tutti gli italiani perché ricorda una storica giornata di riscatto nazionale che ha posto fine alla tragica esperienza della Seconda Guerra Mondiale dopo anni di atroci sofferenze. Una giornata che ci ha lasciato in eredità un’Italia libera, indipendente e democratica – ha detto Micheli -. Un’eredità preziosa, ottenuta grazie al sacrificio di uomini e donne, partigiani, militari, popolazione civile e forze alleate che hanno combattuto per la nostra libertà e a cui deve andare la nostra profonda riconoscenza”.

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Mattia Micheli

Il vice presidente Micheli ha concluso con un appello all’unità: “Guerre, scontri e divisioni non portano a nulla di positivo. Occorre cercare la via della diplomazia e del dialogo per raggiungere l’obiettivo comune della pace. E’ arrivato il momento di farci attori principali di un dialogo di pace che deve andare oltre alle polemiche politiche interne. 79 anni fa la coesione del nostro Paese, insieme all’aiuto di altre nazioni, fu decisiva per la liberazione e fare in modo che non prevalessero le logiche del più forte contro il più debole. Come amministratori pubblici abbiamo il dovere di difendere e tutelare ad ogni costo la preziosa eredità ricevuta e promuovere questi valori”.

Il Prefetto di Lecco Sergio Pomponio

“Se torniamo a quei giorni capiamo che tra le tante cose che erano mancate era mancato il dialogo, era mancata la parola, era mancato il confronto – ha sottolineato il Prefetto Sergio Pomponio nel suo discorso -. Tante volte basta questo, ma invece noi non riusciamo a parlare la stessa lingua e pretendiamo che il nostro interlocutore comprenda i nostro ordini e non le nostre parole. Era forse questo che era mancato. Era mancato partecipare. Tutte le forze dell’arco costituzionale continuano dire che la democrazia è partecipazione, ma per fare parte bisogna parlare la stessa lingua, per fare parte bisogna piegarsi a comprendere le esigenze dell’altro. Chi ha combattuto non lo ha fatto solo per liberare materialmente il nostro paese ma lo ha fatto per tutto questo”.

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Il Prefetto di Lecco Sergio Pomponio

“La liberazione è una lotta di speranza, di futuro, di giovani. La Resistenza è un fenomeno di giovani, non è un fenomeno di anziani. Dobbiamo tornare a credere nel futuro, alla capacità che abbiamo di cambiare il mondo. I Partigiani questa speranza la coltivavano. Se noi non coltiviamo, il futuro, non coltiviamo la speranza e non coltiviamo l’altro, continueremo a fare ragionamenti retorici e continueremo a convincerci che abbiamo raggiunto il migliore dei mondi possibili. Crediamoci”.

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Il presidente provinciale Anpi Enrico Avagnina

A concludere la partecipata celebrazione è stato il presidente provinciale dell’Anpi di Lecco Enrico Avagnina, le cui parole sono state sottolineate da un lungo applauso: “Oggi è un giorno di festa e memoria importante per tutti, e noi cerchiamo di portare lo spirito del 25 Aprile in molte altre giornate. Non pretendiamo di avere il monopolio di questo racconto, come ha detto qualcuno, anzi saremmo lieti di essere affiancati da molti altri in questo impegno nel presente, in cui cerchiamo tra i lasciti della Resistenza, la bussola che ci indichi la strada in un mondo complesso e sempre più disgregato e in difficoltà. Questa bussola è la Costituzione Repubblicana, frutto della resistenza e del successivo confronto tra le diverse culture che l’hanno ispirata: quella cattolico-popolare, quella socialista e comunista, quella liberare e repubblicana”.

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Enrico Avagnina

“Oggi purtroppo vediamo messo in discussione l’impianto di questa nostra Legge fondamentale che ha dato vita alla Repubblica, una e indivisibile, fondata sul lavoro e sulla pari dignità sociale delle persone che la Repubblica stessa si impegna a garantire – ha continuato Avagnina -. Anpi si è data il compito di collaborare alla piena attuazione della Costituzione e pertanto in questa giornata non possiamo che denunciare e opporci cin fermezza ai tentativi in atto di stravolgere due principi cardine: l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’idea della democrazia come partecipazione e non come delega ad un uomo o ad una donna sola al comando. Per questo denunciamo con forza una proposta di modifica della Costituzione che prevede l’elezione diretta del Capo del Governo. La piena attuazione della Costituzione è il vero programma di rinascita dell’Italia. E’ così che oggi possiamo onorare la nostra Liberazione dal fascismo e offrire al mondo la parte migliore della nostra storia civile”.

La cerimonia si è conclusa sulle note del canto della Resistenza “Bella Ciao” eseguito dalla Banda Manzoni di Lecco ma intonato da tutto il pubblico presente.

 

 

 

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