“Nello” Caddeo, l’artista sardo adottato dalla Valsassina

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Quando la passione, si trasforma in professione

“I miei parenti erano scalpellini di pietra e con loro ho imparato a fare le mie prime sculture”

PASTURO – Chi passa dalla provinciale a Pasturo, non può non accorgersi che quella “stalla”, negli anni, è stata sistemata e trasformata in un laboratorio artistico visitato da migliaia di persone. E’ qui che Leonello “Nello” Caddeo ha creato per tanti anni le sue opere: lavori in pietra, legno, dipinti. Artista sardo, originario di Ghilarza, è stato adottato tanti anni fa dalla Valsassina, dove ha fatto della sua passione un lavoro trasmettendo emozioni. Fino a sette anni fa, se ne potevano ammirare i lavori nel suo negozio-laboratorio. Oggi in pensione, si racconta in un’intervista.

Ciao Leonello, innanzitutto parlaci un po’ di te: cosa fai adesso e cosa facevi prima?
“Ora alla soglia degli 80 anni sono in pensione e faccio del mio meglio per rimanere in forma, vado in bicicletta e coltivo ancora alcuni dei miei hobby come la pittura, la lettura, la fotografia, insomma tante cose che mi danno soddisfazione”.

Questa tua passione che hai trasformato un un lavoro com’è nata?
“I miei parenti erano scalpellini di pietra e con loro ho imparato a fare le mie prime sculture. Dopo diversi lavori ho racimolato qualche soldo e nel 1974 ho aperto il mio primo laboratorio a Moggio. Lì ho iniziato a scolpire trasformando la passione che avevo sin da piccolo in lavoro. Nel 1981 con Diana, diventata successivamente mia moglie, ci siamo trasferiti a Pasturo in via Provinciale dove risediamo tutt’ora. Abbiamo acquistato una vecchia stalla che abbiamo trasformato in laboratorio di arte sacra e profana, in negozio di artigianato artistico e al piano superiore abbiamo le camere, dopo tanti anni lavorati con molta soddisfazione, è arrivato il momento di godersi la meritata pensione”.

Quali sono state le tue opere preferite?
“Una scultura che ricordo e a cui sono molto affezionato, è la statua di San Grato, un santo molto umile collocato in una chiesina in una frazione di Vendrogno. Un altro bel ricordo, è il trofeo che ho scolpito per una gara di serpenti a sonagli svoltasi in Texas, ma sono tantissimi i ricordi e non può essere altrimenti avendo creato migliaia di sculture nel corso della mia vita lavorativa”.

Una passione, dicevi, condivisa con tua moglie Diana
“Si, abbiano fatto coppia non solo nella vita ma anche nel lavoro. Io facevo le sculture e lei le decorava, una coppia affiatata che ha trasportato l’amore della vita nelle opere create”.

Nel tuo negozio, chiuso sette anni fa, c’erano solo clienti in cerca di opere d’arte da acquistare, ma anche appassionati e visitatori.
“Sì, sono molto contento che oltre ai clienti, sono arrivate spesso delle scolaresche, dopo aver visitato il laboratorio e ammirato le opere esposte, ognuno di loro aveva delle domande da fare e, prima di concludere la visita, gli facevo provare ad usare gli attrezzi del mestiere. Sono arrivati anche dei ragazzi che volevano imparare l’arte dello scultore, prima gli facevo fare un calco con quello che volevano produrre e poi gli affiancavo nella realizzazione dell’opera”.

Non solo scultore, dicono di te che sei anche un abile fotografo.
“In gioventù per arrotondare lo stipendio, andavo nello studio di un vecchio fotografo, sviluppavo i rullini allora in bianco e nero, c’era sempre molto lavoro. Con lui ho imparato le tecniche della camera oscura, un concetto che mi ripeteva spesso e che mi è rimasto impresso è stato ‘La fotografia rende liberi di comunicare, di esprimersi e di raccontare’, quando scatti delle fotografie usa la tecnica, le regole, ma non rinunciare mai a mettere qualcosa di te, nelle foto che fai”.

Qualche curiosità? Qualcosa che ti fa particolarmente piacere?
“Guarda, è proprio di questi giorni ed è una cosa che mi fa molto piacere, siamo ritornati in possesso con nostra grande sorpresa e gioia, di una scultura che raffigura il busto di una Madonna scolpita negli Anni ’90 per un sacerdote, il quale ha voluto che alla sua morte la scultura ritornasse a chi l’aveva fatta, è stata un’emozione troppo grande”.

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